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Cosa ci siamo persi nel 2013

Nuovo anno, film vecchi: le pellicole migliori dei dodici mesi scorsi che potreste non aver visto nei cinema italiani. È l'ultima classifica che facciamo questo mese, ve lo giuriamo.

Ormai non ci speravamo più, ma siamo arrivati a gennaio del 2014. Ci siamo lasciati felicemente alle spalle un orrido 2013 e tutto ciò che ne consegue, non ultime le ormai odiate ma diffusissime classifiche di fine anno. Quella che qualche anno fa era partita come un’innocua e simpatica abitudine, oggi è diventata quasi una maledizione che da metà dicembre in avanti, puntualmente, intasa intere paginate dei nostri social network, mettendo in ordine tutto e di più. Ovviamente anche noi abbiamo fatto la nostra parte e se ben vi ricordate abbiamo pubblicato una lunga serie di classifiche tra cui, immancabile, quella dei migliori film dell’anno. Ma non è ancora finita: proprio in quell’occasione facevo notare che mai come per quest’anno la situazione distributiva italiana è stata confusa e dispersiva. Se confrontate i titoli dei diversi redattori (non solo di Studio, anche se in realtà non dovreste leggere altro) vi accorgerete di alcuni dati importanti. Molti film da noi in Italia non sono mai arrivati in sala, altri sono arrivati con un anno di ritardo (vedi i casi di Holy Motors Beasts of the Southern Wild che compaiono nelle classifiche del 2012 e anche in quelle del 2013), altri ancora invece sono passati di sfuggita solo a qualche festival ma poi se ne sono perse le tracce. Ora, è inutile fare i puri e gli innocenti: è chiaro che chi segue il cinema, chi segue le uscite internazionali, sa che spesso per vedere un titolo è necessario ricorrere al download illegale, senza il quale non saremmo stati in grado per esempio di mettere in classifica film come The Act of Killing Frances Ha.

Ma nonostante grossa parte del nostro tempo lo si passi cercando di vedere più film possibili, nonostante il rischio di essere costantemente arrestati dalla cyber polziia, nonostante qualche volta abbiamo avuto la fortuna di partecipare a qualche festival, ci sono molti film di questi 2013 che non siamo stati in grado di vedere. Per cui ecco a voi la prima classifica del 2014: “i 10 migliori film che non abbiamo potuto vedere nel 2013”

 

1) Inside Llewyn Davis, Joel & Ethan Coen, USA, 2013

 

 

L’ultimo film dei fratelli Coen, biopic musical ispirato alla vita del musicista folk statunitense Dave Van Ronk, attivo dagli anni Sessanta in avanti, è stato presentato al Festival di Cannes, dove ha vinto il Gran Prix speciale della Giuria. Dopo questa breve apparizione il film ha girato una serie di festival come quello di Amburgo, New York, Amsterdam e San Paolo. Negli Stati Uniti ha avuto un’uscita limitata a un piccolo numero di sale solo lo scorso 6 dicembre. In Italia lo potremo vedere solo dopo il 20 di febbraio.
 
 

2) 12 Years a Slave, Steve McQueen, USA 2013

 

 
Mentre nelle nostre sale è uscito il ricattatorio e televisivo The Butler di Lee Daniels, rimane ancora inedito da noi un altro film importante sulla questione afroamericana statunitense. Parliamo del nuovo film di Steve McQueen, ex video artista passato alla regia di film di fiction con Hunger (distribuito in Italia con ben quattro anni di ritardo rispetto alla sua realizzazione) e diShame. Presentato ad agosto al Festival di Telluride in Canada, l’acclamatissimo 12 anni schiavo si prepara ad arrivare nelle nostre sale il 20 di febbraio, tristemente anticipato da una sterile polemica.
 
 

3) Snowpiercer, Bong Joon-ho, Corea del Sud, 2013

 

 
Bong Joon-ho è uno dei nomi di punta del cinema coreano. Regista di capolavori totali come Memories of a Murder, The HostBarking Dogs Never Bites Mother, come l’amico e collega Park Chan-wook, il regista esordisce con un film in lingua inglese e con un cast internazionale che mette insieme nomi come quello di Tilda Swinton o Chris Evans a stelle del cinema coreano come Song Kang-ho o Go Ah-sung. Costato più di 38 milioni di dollari, cosa che lo rende la produzione coreana più ricca di sempre, e ispirato al fumetto francese Le Transperceneige di Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand, Snowpiercer è passato al Festival di Roma dove è stato visto da qualche fortunato ma poi è drammaticamente scomparso. Per ora pare che la casa di distribuzione tedesca Koch Media sia interessata a farlo uscire anche da noi, ma non c’è ancora una data.
 
 

4) Her, Spike Jonze, USA, 2013

 

 
Scritto e diretto da Spike Jonze, Her sembra segnare una nuova svolta nella carriera del bizzarro artista che sembrava un po’ essersi bloccato dopo il mezzo fallimento del suo Nel Paese delle Creature Selvagge. Anche questo film è passato al Festival di Roma ma, anche se trainato da un cast pazzesco che vede tra gli altri come protagonisti Joaquin Phoenix, Amy Adams e Scarlett Johansson, non potremo vederlo fino a marzi inoltrato.
 
 

5) L’Ètrange Couleur Des Larmes De Ton Corps, Hélène Cattet e Bruno Forzani, FR, 2013

 

 
Hélène Cattet e Bruno Forzani sono una coppia di registi francesi straordinari. Dopo una serie di cortometraggi hanno esordito con il lungo Amer, sensazionale omaggio al nostro Giallo italiano, da Dario Argento a Mario Bava, passando per Lucio Fulci. Il loro è un cinema oscuro, complesso e misterioso ma al tempo stesso estremamente viscerale e potente. Il titolo del loro nuovo lavoro tradotto suona più o meno come Lo Strano Colore della Lacrime del Tuo Corpo e, stando a sentire i fortunati che l’hanno visto al Trieste Science + Fiction Festival, prosegue il loro omaggio al nostro cinema. Difficilmente avremo modo di vederlo se non rischiando l’arresto da parte della cyber police.
 
 

6) The Wind Rises, Hayao Miyazaki, JP, 2013

 

 
Il film che segna l’addio al cinema da parte del grande Hayao Miyazaki è stato presentato in concorso al 70° Festival di Venezia, dopo l’uscita nelle sale giapponesi del 20 di luglio. Negli Stati Uniti si potrà vedere a partire da febbraio mentre, anche se esiste già il titolo italiano (Si Alza Il Vento), non è ancora stata comunicata un’uscita nei nostri cinema. Molto probabilmente uscirà prima o poi ma la distribuzione italiana sembra avere un problema a collocare il cinema d’animazione non strettamente pensato per un pubblico di fanciulli, come ha già dimostrato con tutti gli altri film di Miyazaki.
 
 

7) Nebraska, Alexander Payne, USA, 2013

 

 

Dopo il successo di Paradiso Amaro, vincitore di un Oscar nel 2012 per la miglior sceneggiatura non originale, Alexander Payne sembra aver scelto di tornare ad essere il regista indipendente degli esordi. Il suo ultimo film, Nebraska, girato in bianco e nero e con un budget ridotto di soli 13 milioni di dollari, è stato presentato a Cannes e si è poi visto in moltissimi altri Festival in giro per il mondo. Nel cast uno straordinariamente vecchio Bruce Dern, premiato per la sua interpretazione proprio a Cannes, e un comico da noi sfortunatamente non particolarmente famoso come Will Forte. Da noi arriverà probabilmente a fine gennaio.
 
 

8,9,10 a pari merito) Blue Jasmine, Woody Allen, USA, 2013; La Vie d’Adèle, Abdellatif Kechiche, FR, 2013; Venere in Pelliccia, Roman Polanski, FR, 2013.

 
Sì, lo so. Tutti e tre i film in questione sono arrivati nelle nostre sale. Forse sono ancora lì ad attendermi ma io non ho nessuna voglia di andare a vederli. Il motivo è sempre il solito. Perché non ho voglia di rovinarmi il film vendendolo nella versione doppiata. Pensare di vedere i cinque minuti di Louis C. K. nel film di Allen con la voce di Roberto Stocchi mi fa passare la voglia di uscire di casa. Pensare di sentire la Seigner e Mathieu Amalric recitare l’opera di David Ides in italiano mi attira come bere per sbaglio un bicchiere di latte scaduto da un mese. Ancora: l’idea di andare in sala a vedere un film di Kechiche in italiano, un regista che dei dialoghi, della sovrapposizione delle parole, della confusione linguistica ha fatto un vanto nei suoi film precedenti, mi sembra sbagliato. Probabilmente sbaglio. Probabilmente mi sarei dovuto armare di una lente d’ingrandimento e setacciare la programmazione di quell’unico cinema della città in cui al lunedì sera di luna calante proiettano i film in lingua originale, ma non l’ho fatto. Un po’ perché sono pigro, certo. Un po’ perché a questo punto mi conviene aspettare l’uscita in DVD e vedermeli serenamente a casa come voglio io.

 

Immagine: una scena di Inside Llewyn Davis.

 

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