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Le coppie e la politica

Si finisce per avere idee simili stando in coppia o ci si sceglie per le idee simili? E quando ci si lascia? Un'indagine voyeuristica tra privato e pubblico.

Ho vissuto almeno metà della mia vita in coppia, quasi il 100% dell’età adulta, assorbendo a tal punto lo status di fidanzato/compagno che faccio fatica persino a immaginare la condizione di singolo, anche se questo non vuol dire che io non abbia sempre avuto un mio personale e, così mi piace pensare, forte punto di vista. Fuori dalla coppia – alla fine di ogni storia sufficientemente lunga – c’è spesso la sensazione, al tempo stesso liberatoria e spaventosa, di aver fatto e pensato cose che non corrispondevano esattamente a se stessi; alle volte ci si sente come se ci si fosse auto-traditi. Una sensazione che si può provare a un grado maggiore o minore, ma che credo si affronti necessariamente perché stare in coppia significa sempre cedere terreno, scendere a compromessi (dinamica da vedere non per forza come negativa). I gusti finiscono per assomigliarsi – la musica, i film, i libri (mentre il cibo forse rimane l’unico campo poco soggetto alle reciproche influenze) – soprattutto finisce per diventare molto simile la visione che si ha del mondo, quelle che si potrebbero definire in senso molto allargato le “idee politiche”. Oppure – e questo mi piacerebbe capire – ci si mette insieme perché la visione del mondo è già molto simile. È un discorso scivoloso, ci sono naturalmente eccezioni, ma la mia esperienza di osservatore oltre che di elemento di una coppia è questa: differenze minime nello specifico, orientamenti pressoché uguali anche se non ci si confronta. Tempo fa, alla “fine del matrimonio”, mi è capitato di scoprire che io e lei avremmo votato diversamente per la prima volta – era un referendum a cui non davo nessuna importanza – cos’era successo dunque? Era il segno tangibile che ci eravamo veramente lasciati?

Quante coppie, per esempio, il 4 dicembre faranno voto disgiunto? (Secondo me pochissime.) C’è qualcuno che guida l’altro? Le idee politiche hanno condizionato positivamente l’inizio di una relazione? Il discorso diventa tanto più interessante in quest’epoca in cui ci diciamo che le ideologie non esistono, che nessuno si getterebbe nel fuoco per una convinzione, che non crediamo più a niente (il ’68 era un’altra cosa, eccetera, eccetera). Ma forse, come dice qualcuno più avanti in questo pezzo, la vera differenza non è tra idee o ideologie, ma tra atteggiamenti diversi, tra distacco e partecipazione, tra chi osserva (spesso sorridendo sotto i baffi) e chi ci crede. In un momento in cui questo discorso ha iniziato a diventare assurdamente serio per me, ho mandato delle mail a 6 coppie, dai 30 ai 40 anni, con delle domande, sempre le stesse domande, chiedendo a entrambi di non consultarsi. È venuto fuori un quadro che forse conferma quello che pensavo, o forse no, ma credo interessante da leggere.

A pair of Caribbean flamingos extend the

1.     Quando vi siete conosciuti avevate idee politiche simili? Votavate lo stesso partito? Ti ricordi di avere parlato di politica? Ti ricordi se questo ti ha in qualche modo condizionato?

Fabio: Se penso alle mie relazioni lunghe, la politica non è mai stata uno degli argomenti di discussione dei primi tempi. Tutto lasciava supporre che avessimo idee simili ma non ho mai sentito il bisogno di appurarlo prima di innamorarmi. Del resto, mi dico, se mi fossi trovato di fronte una persona con idee politiche molto diverse dalle mie me ne sarei accorto. Insomma, non mi è mai capitato di scoprire troppo tardi che la persona di cui mi ero innamorato credeva nella superiorità della razza ariana o nel lavaggio della mente messo in atto dalla tv.

Elena, compagna di Fabio: Parlo poco di politica, sono poco informata e faccio figuracce, quindi sono certa (perché anche se è passato poco non ho memoria di questo particolare) di non aver mai toccato volontariamente l’argomento. Ma non sono insensibile al tema e ricordo che il partito era lo stesso e che soprattutto le idee su molti temi sociali erano simili (che spesso prescindono dal partito). Questo quindi sì, mi ha condizionata, l’approccio generale dico, non il partito.

 

Alba: Quando ci siamo conosciuti non abbiamo parlato subito di politica. Certo, gli ambienti che frequentavamo in qualche modo ci collocavano in un orientamento politico di centro-sinistra, perciò non è stato un elemento dirimente primario. Le sfumature – più o meno importanti – sono emerse più tardi (troppo tardi?), quando era già in atto un coinvolgimento.

Fabrizio compagno di Alba: All’inizio non abbiamo mai parlato di politica. Quando abbiamo cominciato a farlo era ormai troppo tardi. Il fatto è che per me poteva benissimo non averle, delle idee politiche. O che quello del voto fosse l’unico momento in cui tali idee si inveravano. Questo dice qualcosa di me, certo, l’idea che le persone possano non avere idee politiche, o non esplicitarle. Forse lo pensavo perché lei è una donna? Lei direbbe di sì, ma io non credo: un po’ perché comunque tendo a interessarmi poco anche dell’idee politiche politiche degli amici maschi, un po’ perché ho sempre pensato che la politica fosse qualcosa di molto diverso da guardare un talk-show e commentarlo su Facebook.

 

Arianna: Io votavo radicali, lui forse sinistra arcobaleno? Faccio confusione tra i periodi.

Arnaldo, marito di Arianna: Avevamo frequentato lo stesso corso. Durante una cena avevamo fatto un gioco e io avevo provato a indovinare quale partito avessero votato tutti quelli che avevano frequentato quel corso. Di lei avevo detto: «Non so indovinarlo. Avrà votato quello che gli ha detto suo padre». Se l’è legata al dito per anni. È la stata la prima discussione “di politica” che abbiamo avuto. Ci teneva a dire che, anzi, aveva votato in opposizione ai genitori. E nella stessa maniera (aveva ragione) in cui avevo votato io.

 

Davide: Sì, avevamo idee politiche simili. Abbiamo parlato però poco di politica, soprattutto italiana, e avendo subito appurato che le posizioni erano piuttosto simili non siamo tornati molto sull’argomento, almeno all’inizio, come elemento di curiosità, per conoscersi.

Martina, compagna di Davide: Quando ci siamo conosciuti abbiamo parlato di politica, credo, sin dalla prima mezz’ora. Non ricordo di cosa esattamente, ma quando flirto con qualcuno la prima cosa che mi piace fare è provocarlo sul piano politico. Mi piace spostare tutto su un campo da gioco in cui mi diverto molto, basta sollevare un argomento spigoloso per provocare una reazione (anche l’assenza di una reazione conta come una risposta), far uscire le contraddizioni allo scoperto e vedere come se ne viene a capo, ti dice già molto della persona che hai davanti. In più mi diverto da matti. Certe volte mi arrabbio rovinosamente, ma ne vale sempre la pena. Quella sera non abbiamo parlato di partiti, ma mi ricordo di aver capito fra i fumi dell’alcol che le nostre posizioni erano simili, e sì, mi ha condizionato nel senso che è scattato un interesse personale.

 

Giulia: Sì, quando ci siamo conosciuti avevamo idee politiche simili. Gli ho chiesto di che partito fosse perché in quel momento stava facendo campagna elettorale per un partito e volevo sapere se mi dovevo preoccupare.

Francesco, marito di Giulia: All’inizio non abbiamo parlato di politica. Il rischio c’è sempre. E la cosa forse mi avrebbe influenzato negativamente. Invece avevamo idee politiche simili.

 

Francesca: Si parlava di politica, più o meno le idee erano simili, e continuano a esserlo. Spesso le nostre scelte rispecchiano alcune convinzioni politiche. A volte ci siamo condizionati, forse io ho più condizionato lui.

Francesco, marito di Francesca: Lei non sa cosa voto, non l’ho mai detto a nessuno. Abbiamo storie diverse, estetiche simili. Considero stupide alcune idee politiche della nostra parte, e considero lei contemporaneamente più profonda di me e più conformista. Cosa vuol dire? Nulla. Ho sempre sentito estranea ogni opinione politica di ogni persona con cui ho parlato, tranne Keynes e Schmitt. Il mio peccato originale è aver fatto scienze politiche: non sopporto l’ideologia, non sopporto chi per ideologia non vede minimamente di cosa è fatta la lotta tra interessi della vita politica. Ma non potrei sposare una nazista.

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2.     Vi capita mai di discutere o litigare per questioni politiche? E come definireste politicamente l’altro?

Arnaldo: No. Secondo me la polarità, in una coppia, non è tra sinistra e destra o tra partiti, ma tra impegno e distacco. (Per evitare fraintendimenti: si può essere distaccati pur conoscendo il nome dei sottosegretari). Conosco vendoliane accanite che sono diventate accanite renziane per colpa di lui. E conosco comunisti che sono diventati radicali per colpa di lei. Mi pare molto più difficile che chi prende con distacco la politica diventi improvvisamente un militante. A prescindere dal partito o dal genere sono soprattutto i militanti che cambiano idea per questioni di coppia.

Arianna: Raramente. Lui nel tempo è diventato più “di destra” (in quanto a politiche economiche). Anche io lo sono diventata, ma meno di lui. Siamo liberali di sinistra. Io meno “infervorata” di lui. Seguo molto meno: dal punto di vista del coinvolgimento, non mi sono fatta trascinare.

 

Martina: Almeno una volta ogni due giorni, nelle settimane migliori. In teoria iniziamo sempre con un confronto tiepido, ma purtroppo condividiamo il vizio di scaldarci subito quando si parla di politica. Litighiamo sempre su sfumature, le nostre posizioni sono molto simili ma non uguali e forse è proprio per questo che litighiamo. Come lo definisco io: un reazionario travestito da socialista. Come si definisce lui: un socialista liberale. Come mi definisco io: di sinistra (la bandierina nell’asse delle sinistre varia a seconda del periodo e, con rammarico, dall’esterno verso l’interno).

Davide: È una cosa legata più alla politica estera, e comunque non molto spesso. Qui, più che di idee politiche, parlerei di casi singoli, interventi militari, mancati interventi militari, ricostruzione, diplomazia. Non saprei definire le posizioni reciproche: generalizzando, direi che lei tende a diffidare (secondo me eccessivamente) dei media cosiddetti ufficiali, e a dirmi che io, al contrario, mi ci affido troppo. Credo di avere idee più “nette” in certi campi (alcuni episodi di interventismo), credo di avere meno tolleranza verso il relativismo culturale, più attitudine alla realpolitik, tristemente forse. Lei è estremamente affascinata dalla diversità – e lo sono anch’io – ma secondo me questa fascinazione rischia, in pochi e determinati casi, di essere assolutoria.

 

Alba: Ci capita di discutere di politica ma non di litigare, perché le nostre visioni politiche sono piuttosto prossime. Ci interessa la politica, ma forse da prospettive diverse. O forse è il vissuto a differenziarci di più. La mia formazione politica è passata attraverso le manifestazioni (fine anni Novanta e inizio Duemila a Bologna), il sindacato, le assemblee. La sua è una posizione più liberale, la mia più socialista.

Fabrizio: Non abbiamo mai litigato per motivi politici, o almeno io non me ne sono mai accorto. Le uniche discussioni a tema politico le abbiamo avute insieme contro altri: per cui sì, penso di poter dire che abbiamo la stessa idea politica.

 

Elena: Ci capita di parlare di questioni politiche, ultimamente spesso, ma il litigio o la discussione non fanno parte di questi scambi, proprio perché nessuno dei due è radicalmente legato a un partito. Abbiamo la stessa visione del mondo, se per politica intendiamo questo, che è abbastanza trasversale, surfiamo da sinistra a destra e ritorno.

Fabio: Non ci capita mai di litigare su questioni politiche, ma ne parliamo. Anche se l’idea di partenza può essere diversa, di solito finiamo per essere della stessa opinione. Mi definirei un indipendente, uno che pensa con la sua testa. Definirei allo stesso modo anche la mia compagna. Insomma, nessuno dei due si identifica pienamente in una specifica forza politica. In passato avrei tranquillamente appoggiato battaglie politiche nelle quali non credevo solo perché era ovvio che fossero battaglie politiche giuste, oggi non lo faccio più.

 

Francesco: No, non litighiamo. Apprezzo la storia di mia moglie e ho sempre da imparare. Non sono un fanatico. Lei è di sinistra. Io pure, ma sono anche cattolico e sociopatico.

Francesca:  Ci confrontiamo, non parlerei di litigi o discussioni. È difficile definirlo e definirmi, posso dire di essere una femminista convinta, un tempo militante. Fino a qualche anno votavo Partito comunista. Il Pd è stato un passaggio, tempo dopo rifiutato. Alle ultime elezioni ho deciso di non votare.

 

Francesco: Non ci capita mai di litigare per questioni politiche, anzi ci capita di scambiarci stupidaggini e meme su avversari ridicoli comuni. Oggi litigo solo per temi politici legati all’etica, mai per cose strettamente politiche. I famosi temi etici. Direi che abbiamo idee molto simili. Definirei tutti e due di sinistra, sinistra non radicale.

Giulia: Solo quando difende il partito di Adinolfi. Siamo tutti e due persone di centro-sinistra.

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3.     Pensi che da un punto di vista politico tendenzialmente siano più le donne a seguire gli uomini o è il contrario?

Martina: Assolutamente più le donne, per ragioni storiche e sociologiche. Basti pensare che il marito prima votava per sé e per la moglie, che le donne fino a pochi decenni fa non avevano diritto di voto. Ovviamente siamo molto distanti da quel periodo, ma non possiamo cancellare di colpo decenni di Democrazia cristiana o pensare che la discriminazione di genere non abbia influenze sulla società italiana di oggi. Potrei dirti che il mio punto di vista non subisce nessuna pressione invisibile, ma come faccio a esserne certa?

Alba: Non ho elementi per poter rispondere a questa domanda. È possibile davvero delineare una tendenza?

Francesca:  Non si può definire una regola.

Elena: Non ci ho mai fatto attenzione e non ho mai assecondato in passato le persone con cui stavo. Se non penso al mio gruppo di amici (che in quanto trentenni milanesi mediamente colti non rappresenta affatto lo scenario della nazione) ho la sensazione che la donna, come in molti altri aspetti, sia ancora incline a seguire. Ma sono speculazioni senza fondamento.

Arianna: Non so, forse le donne seguono.

 

Francesco, marito di Francesca: È una domanda assurda.

Arnaldo, marito di Arianna: Penso ci siano più militanti uomini e dunque può sembrare così. Ma dipende dal numero non dal fatto che gli uomini siano più attrattivi o convincenti.

Fabrizio, compagno di Alba: Non riesco a immaginare che un uomo rinunci al quieto vivere e contraddica una donna per una questione futile come la politica. Se non unicamente per farla incazzare. Devo anche ammettere che da quando ci frequentiamo è aumentata anche la mia sensibilità alle “politiche di genere”, per cui alla fine direi che sono più gli uomini a seguire le donne.

Davide, compagno di Martina: Non so, non credo che potremmo convincerci a cambiare idea. In altre relazioni precedenti non è mai successo. Vedo amici, sia uomini che donne, cambiare idea indipendentemente dal sesso.

Fabio, compagno di Elena: Penso che siano le donne a seguire di più gli uomini. La politica resta tutt’ora un interesse più maschile che femminile: è più facile trovare un uomo con opinioni politiche forti che una donna.

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4.     Cosa pensi potrebbe succedere se vi lasciaste? Potreste trovarvi più facilmente ad avere delle idee in contrasto?

Fabrizio: Non credo che una relazione sentimentale – o la sua fine – influisca sulle convinzioni politiche di un individuo. A meno, ovviamente, che uno non si lasci male e allora il lasciato non perderà occasione di stuzzicare il lasciante come uno stato canaglia che sposta le truppe al confine. Ma – e questa è un’altra grande differenza tra politica e amore – a colui che lascia, di solito già in ben altro affaccendato, non gliene potrebbe fregar di meno.

Alba: Credo che le idee in contrasto precederebbero il lasciarsi, e ovviamente su più fronti. Il campo politico potrebbe essere uno dei tanti campi su cui accapigliarsi convogliando gli attriti. Ma una volta lasciatisi, cui prodest?

 

Arianna: Penso proprio di sì. Si libererebbero, per reazione, tutte le cose su cui siamo meno d’accordo, portandomi probabilmente a un riposizionamento.

Arnaldo: Non so. Forse sì ma giusto perché mia moglie prende la cosa con particolare disinteresse.

 

Francesco: Potrei rispondere solo raccontando in dettaglio relazioni passate con persone incapaci di vedere con chiarezza il collegamento tra disistima intellettuale e ferite affettive. Mia moglie è una persona molto tollerante, specie con me.

Francesca: No, continueremmo ad avere le idee che abbiamo. Non è la coppia a definire il pensiero politico dei singoli, o meglio, secondo me non ci si condiziona molto.

 

Davide: Non lo so. Forse nei primi mesi le differenze di opinione si accentuerebbero, ma questa cosa tornerebbe nella norma con il tempo. Poi bisogna sempre vedere perché ci si lascia. Se alle prossime politiche mi dicesse che vota M5s con motivazioni simili a quelle di Tommaso Montanari su banche e finanza sarei in grave crisi, potremmo lasciarci davvero e male.

Martina: Potrebbe essere, ma solo come effetto collaterale del fatto che a modo nostro ci spieghiamo a vicenda le cose. C’è davvero un confronto in cui smorziamo gli spigoli e rielaboriamo gli input con le visioni dell’altro. Ed è più facile che laddove di primo acchito avremmo ricoperto posizioni diverse, ci troviamo ad essere più vicini. Se questi momenti di elaborazione venissero a mancare, le probabilità di avere idee diverse sarebbero maggiori.

 

Elena: Penso che se ci lasciassimo male, qualunque tema costituirebbe una buona scusa per liberare la frustrazione e il risentimento, quindi forse sì, radicalizzerei anche il mio pensiero politico, tanto per litigare. Se ci lasciassimo bene, continuerei come ho sempre fatto e forse quello sarebbe uno dei temi su cui più potremmo trovare un’intesa, perché in fondo si parla del futuro di nostro figlio.

Fabio: La mia esperienza del passato mi porta a dire di sì, potremmo pensarla in modo diverso. Può capitare di trovare persino ridicole le posizioni dell’altro. Tutto quel sistema di influenze reciproche che nasce dal vivere insieme ha un grande peso. Inoltre, i cambiamenti dell’uno sarebbero sconosciuti all’altro. Per cui sì, niente di più facile.

 

Immagini Yoshikazu Tsuno (AFP/Getty Images)
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