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Come cambia il calcio visto con i Vine

Vengono girati con una fotocamera che riprende lo schermo di una televisione, con colori troppo saturi e una definizione bassissima. Eppure il nostro modo di fruire il calcio sta cambiando grazie ai Vine, che rappresentano l'immediatezza della condivisione, il tempo reale degli highlights. Soprattutto al Mondiale.

Il filmato inizia con il pallone che ha già terminato la parabola discendente ed è praticamente già attaccato al petto di James Rodríguez nel controllo propedeutico alla girata e al tiro al volo di sinistro che finisce sotto la traversa di Fernando Muslera. Dura tutto cinque secondi. Il sesto e ultimo secondo è un primo piano di James che corre verso il fondo del campo per esultare con i compagni di squadra, e poi più nulla, anzi, poi di nuovo: il pallone che ha già terminato la parabola discendente ed è praticamente già attaccato al petto di James Rodríguez, e così via. Il gol più bello, diciamo balisticamente, del Mondiale brasiliano è fruibile da un computer fisso o portatile, da un tablet o da uno smartphone in qualsiasi momento perché è un Vine. Tutti i gol del Mondiale brasiliano sono diventati Vine. Oltre a loro, oltre ai gol, anche altri momenti: David Luiz che dopo la partita persa dal Brasile 7-1 contro la Germania piange con gli occhi lucidi e cerca di balbettare delle scuse che però rimangono inintelligibili, perché i 6 secondi di limite tagliano le parole appena pronunciate; o lo stesso James Rodríguez che, tornato in Colombia, balla sul palco allestito per la Selección colombiana insieme a Pablo Armero un ritmo latino con due ragazze; l’arbitro canadese Joe Fletcher nel tunnel degli spogliatoi con le squadre cilena e spagnola prima di entrare in campo, protagonista del più classico “handshake fail” con il delegato Fifa Tony Baffour.

Il Mondiale 2014 è stato il Mondiale la cui fruizione è stata spezzettata, tagliata e incollata in loop in migliaia di Vine, il medium nato nel 2013 come un contenitore apparentemente vuoto di significanti o di utilizzi o di interpretazioni, e che ha prima segnato una piccola rivoluzione nella comicità amatoriale, e ora sta cambiando il modo in cui guardiamo il calcio. Gli highlights delle partite (del Mondiale in modo globale e massiccio, ma la tendenza è in corso già da mesi seppure in maniera ridotta) vengono condivisi su Twitter (proprietario di Vine) pochi secondi dopo essere stati effettivamente realizzati dal vivo. Come vengono estrapolate queste immagini? Qui c’è uno degli aspetti più sorprendenti del fenomeno dei “football Vines”: i filmati sono realizzati riprendendo lo schermo di una televisione o di un computer con uno smartphone: un medium che registra un medium che trasmette un evento. L’immediatezza della trasmissione e della condivisione è lo scopo primario, e per raggiungerlo viene sacrificata consapevolmente la qualità dell’immagine. Nei Vine che riprendono pezzi di partita i colori sono innaturalmente saturi perché quella saturazione è il risultato delle riprese fatte a uno schermo, a volte le linee della proiezione rendono ancora meno omogenee le immagini, i contorni sono sfocati per la vicinanza dell’obiettivo dello smartphone alla Tv, e a volte, a rendere il tutto ancora più innaturale, compaiono anche elementi di plastica che costituiscono “l’hardware”, cioè l’oggetto televisione. Nonostante la loro bruttezza, questi video vengono condivisi su Twitter e guardati (le visualizzazioni su Vine si chiamano “Loops”, perché i video sono circolari) da migliaia di persone, finiscono sulle più grandi testate sportive online del mondo, finché qualcuno non li cancella o non ne richiede la rimozione per violazione del copyright.

La forza dei Vine applicati al calcio è semplice: sono veri e propri highlights in tasca, in un video leggero, fruibile da Twitter e non solo dall’applicazione dedicata, che si riproduce senza dover schiacciare un tasto “Play”. E poi certo, durano soltanto 6 secondi, ma 6 secondi sono, attimo più o attimo meno, la durata standard dell’azione finale di un goal. Capita che non sia così, come con alcune azioni intrecciate di passaggi o tiqui taca, o con lunghe corse e dribbling solitari (Gareth Bale contro il Barcellona, Arjen Robben contro la Spagna), e allora i video sono “montati”, tagliati. E la forma Vine è perfetta anche per il racconto calcistico giornalistico: inseriti nel testo diventano i riferimenti ideali in un articolo in cui si citano passaggi, linee del fuorigioco, rovesciate, espulsioni, falli, gol. Sono veloci e immediati e automatici.

Aspettare mezz’ora o un’ora dopo la fine di una partita per vedere le azioni salienti è un’attività arcaica: per i Mondiali Sky ha introdotto gli highlights in diretta, cioè aggiornati in diretta a mano a mano che le azioni si susseguono. Un programma come 90° Minuto, al confronto, è preistoria. Ma, dal punto di vista della fruizione calcistica, Vine ha anche dei rischi: ridurre l’esperienza di gioco a pochi secondi di azione, o anche solo la costruzione di un goal agli attimi finali, è limitante e può portare al fraintendimento della partita, degli equilibri di forza. Se da un lato un’analisi tattica sempre più diffusa e supportata da strumenti di elaborazione grafica statistica può portare la conoscenza anatomica del calcio verso il grande pubblico generalista, quello che, per dirla con un esempio, odia i retropassaggi e concepisce solo un calcio verticale verso l’attacco, un abuso dello strumento Vine rischia di contrastare l’avanzamento dell’analisi per concentrare l’attenzione soltanto sui momenti spettacolari che però, e chi ama il calcio onestamente lo sa, sono circa il cinque per cento di una partita.

Non è un dettaglio trascurabile il fatto che il fenomeno dei “football Vines” sia un fenomeno che nasce e cresce “dal basso”, cioè dai fruitori delle partite, dai tifosi, e non dalle società. Molti club sembrano invece ancora goffi con lo strumento: un video di 6 secondi non è una fotografia, e non può essere usato alla stessa maniera di Instagram. Invece molti club realizzano silenziose clip di veduta dello stadio vuoto dal suo interno, o dell’entrata in campo delle squadre, o di parti di allenamento senza un focus specifico né un punto divertente. Ci sono eccezioni come quella del Queens Park Rangers che il 31 gennaio 2013 annunciò l’acquisto del difensore Samba con un Vine in cui si vede Samba in posa per le foto, Samba con la sciarpa del club, Samba con la maglia bianca e blu del club in una tribuna di Loftus Road che dice «I look good». In Italia, non sorprendentemente, la gestione dei canali Vine non è granché eccetto per gli ultimi video della Roma girati durante la tournée in Florida del 2014: il presidente Pallotta che si fa parare tre rigori su tre da Florenzi è una scelta divertente, così come la sfida, sempre ai rigori, tra Florenzi e Garcia. Il Tottenham, nell’ultima stagione di Premier League, rischiò i buoni rapporti con il Liverpool pubblicando un Vine – fatto con tagli e montaggi di altri spezzoni video – per sfottere la famosa “scivolata” di Steven Gerrard nel pareggio incredibile contro il Crystal Palace che costò al Liverpool la vittoria finale.

Un’altra caratteristica dei Vine calcistici è che non vengono realizzati per chi non vede la partita, cioè non per far conoscere le azioni salienti a chi se le potrebbe essere perse. La loro funzione è piuttosto quella di bookmark, segnalibri, sottolineature della partita per non perdere determinati momenti che possono essere gol ma non solo.

Questo è il momento in cui Xabi Alonso, squalificato durante la finale di Champions League tra Real Madrid e Atlético, salta giù dalle tribune per andare a dividere Diego Simeone e Varane, che si stavano per picchiare o quasi.

Michael Dawson che dice che Aaron Lennon è il più “dotato” tra i suoi compagni di squadra.

El Piojo Herrera dopo la partita con l’Olanda che spinge Robin Van Persie dopo che RVP l’aveva a sua volta spinto, e sembra dirgli «c’ero prima io».

Vertonghen, che è belga e gioca nel Tottenham, che con un brutto tiro riesce a colpire probabilmente l’unico spettatore dei Mondiali che indossava una maglia dell’Arsenal.

Sanogo che, in barriera durante una partita dell’Arsenal contro il Fenerbahce, si protegge gli occhi con un braccio, e Mertesacker che gli toglie il braccio come a dirgli «che diavolo fai».

Mourinho che dice «Can you speak with me five seconds? No, I don’t speak with you five seconds» e ha la zeppola e fa ridere.

Gary Medel durante Tottenham – Cardiff scherza Aaron Lennon facendolo cadere per terra due volte con due dribbling.

Adel Taarabt che fa una serie di dribbling pazzeschi.

E via dicendo. Al momento le funzioni di Vine se applicato al calcio sono due: la prima è quella che concerne i goal, la divulgazione istantanea via Twitter, via video sgranato, via immagine pirata, del goal appena segnato (goal di contrabbando, goal diffusi illegalmente, goal per tutti: La Liga l’ha capito prima di altri e ha stretto un accordo con Twitter per pubblicare lei stessa i video momenti salienti delle partite sul social network, mentre la Fifa sta cancellandone a centinaia giornalmente); la seconda è quella dell’archiviazione: gli highlights ufficiali delle Tv e di Youtube sono generalisti e si concentrano, per mancanza di spazio e di tempo, per necessità, sugli elementi che di una partita passano alla storia e ne condizionano lo svolgimento. Con Vine si sta creando un archivio di piccole cartoline da ogni partita, come Polaroid in movimento di un’estate al mare, foto in apparenza trascurabili perché non mostrano la laurea, il matrimonio, la prima auto, ma un tuffo dagli scogli, una cena con amici, un dribbling in una partita di calcio, di pomeriggio, magari nel giardino di casa, magari ai Mondiali.

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