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Quell’estate al circo

Un estratto da Cleopatra va in prigione (minimum fax), il nuovo libro di Claudia Durastanti, giovedì 6 ottobre a Milano, alla libreria Verso.

Il circo ha dovuto parcheggiare sull’asfalto perché nel parco non c’era spazio, il comune ha preferito dare i permessi a una comunità indiana che sta festeggiando una ricorrenza strana.

Ogni pomeriggio mi affaccio sul balcone e vedo dei bambini che si riempiono la bocca di zucchero prima di correre da una parte all’altra con delle bandierine di plastica; le madri mangiano in piedi e si aggiustano i vestiti viola e dorati – dalle loro facce più che una festa sembra un lutto.

La sera devo chiudere la finestra nonostante il caldo perché non so come altro difendermi dal rumore, ma le nenie si infilano anche sotto il vetro; ormai penso di conoscere qualche canzone a memoria anche se non frequento nessun indiano a cui chiedere se sto sbagliando le parole.

Aurelio mi ha chiesto se voglio andare a vedere i serpenti e gli ho detto di sì perché vicino al circo ci sono le giostre e voglio salutare il mio amico che le monta.

Aurelio non lo conosce, stiamo insieme da una settimana e non parliamo molto del passato.

Mentre mi faccio la doccia prima di uscire, mia madre entra in bagno e inizia a farmi il riassunto di una telenovela; le chiedo se può spegnere la sigaretta perché il bagno è l’unica stanza in cui riesco a evitare quell’odore.

«La nostra vita sarebbe stata così facile se avessi iniziato a fumare pure tu», dice spezzando la punta della Marlboro per buttarla nella tazza e conservare il resto.

«E chi le pagava?», chiedo dietro la tenda che lavo con la candeggina per eliminare le croste di calcare.

durastanti_cleopatravainprigioneLa sento abbassare la tavoletta per sedersi mentre lascio in posa un balsamo al cocco che secondo la parrucchiera resusciterà i miei capelli in modi che non posso neanche immaginare, e infatti dopo un mese non li immagino ancora.

Invece di rispondermi dice che nella vita ogni donna ha diritto a due grandi amori, le telenovele argentine hanno ragione. Un tempo le guardavamo insieme quando uscivo da scuola, ma da quando ho mollato ragioneria sedermi a tavola a quell’ora mi deprime, così cerco di avere sempre qualcos’altro da fare.

Un lavoro, per esempio, e Aurelio dice di avere una soluzione anche per questo.

«Esci col tuo ragazzo stasera?», domanda mentre pulisco le sopracciglia.

Quando non rispondo mi pizzica un braccio e io scalpito guardandola attraverso lo specchio; mia madre non ha paura di ridere anche se al posto dei denti ha dei crepacci di ossido e carbone.

Poso la pinzetta per controllare se almeno questa volta le ho fatte uguali; una volta me le sono depilate quasi del tutto per sbaglio e mio padre ha iniziato a chiamarmi l’aliena.

Chiedo a mamma se se lo ricorda e lei ride al pensiero di quanto ero brutta.

«Per fortuna ti sono ricresciute», dice tirandomi i capelli dietro le orecchie, poi fa la faccia seria che le viene davanti ai telegiornali e mi dice di stare attenta perché è meglio spendere quindici euro di pillola che cinquanta di omogeneizzati.

Metto i jeans per coprirmi le gambe mutilate dalle zanzare; ogni estate mi impegno a non grattarmi e inveceriesco solo a fare di peggio. Quando ero ragazzina non potevo farmi venire le croste per evitare di mostrarle nelle foto del saggio di danza, e così mi mordevo le unghie fino a farle sparire dato che grattarsi con i polpastrelli è impossibile.

Adesso non ho bisogno di avere gambe perfette se non per fare l’amore, e io e Aurelio non siamo ancora a quel punto.

Quando esco dal portone Aurelio fa scoppiare una bolla di insetti con le dita lamentandosi per il caldo. «Certo che se comincia così, quest’estate sarà terribile».

 

L’autrice insieme a Vincenzo Latronico presenterà Cleopatra va in prigione a Milano, giovedì 6 ottobre alle 19 alla libreria Verso.

(c) Claudia Durastanti, 2016 – (c) minimum fax, 2016. In accordo con MalaTesta lit.Ag. Milano. Tutti i diritti riservati.
Fotografia  Appleton/Express/Getty Images.
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