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Channing Tatum

Come meritarsi il titolo di "uomo più sexy secondo People": fare girare molti soldi senza mettersi nei guai. Radiografia di un belloccio e del suo Collo.

In una scena abbreviata al montaggio di 21 Jump Street , una ragazza guarda ammirata Channing Tatum e lo descrive così: «lui è davvero sexy, nel senso, sexy all’antica… non come gli hipster di oggi, con il loro sono una femmina, sono un maschio, non lo so… quel mascellone è l’equivalente maschile delle tette grandi». Ottima descrizione del personaggio. Un’altra sarebbe stata «lui è come la colonna sonora di Dirty Dancing», oppure «è come quando andavi a noleggiare una videocassetta in lingua originale da Blockbuster». Cose infantili. Però – piacevoli.

Poi Channing Tatum è stato proclamato l’uomo più sexy dell’anno per la rivista People. E sono cominciati i guai.

A memoria personale, questo è il primo anno in cui le decisioni di People sono oggetto di una contestazione. Di solito vengono considerate futili e stupide, ma ce le si scrolla di dosso in cinque minuti, magari con una battutina sulla scarsa rilevanza del settimanale. («People esce ancora? E chi lo compra?».) Stavolta, anziché seguire il copione o innovarlo con un «su, dai, l’erotismo è una questione troppo soggettiva per pretendere di farci una lista», è partita l’insurrezione digitale. Per qualcuno, la decisione di People porta avanti un’idea di sensualità – leggi: di virilità – imbarazzante e retrograda, in base a quello che Tatum mostra (è bianco, ha i capelli corti, ha un grosso collo) e ai valori attribuiti al personaggio in sé (è nato in Alabama, è venduto come «un gran lavoratore» e «un ragazzo semplice», ha sposato la sua unica fidanzata ufficiale da quando è diventato famoso; non ne sono certa, ma credo che sarebbe come sposare la compagna di banco del liceo). Una tempesta perfetta. Opinionisti uomini hanno pianto perché nessuno apprezza abbastanza Ryan Gosling, non come potrebbero amarlo loro, almeno (e vai di epic bromance con massaggi e tramonti); opinioniste donne hanno detto «a me Channing Tatum fa schifo… e tutto quel collo fa paura». Sono state compilate liste alternative, per reazione, piene di uomini “troppo sottovalutati”; uomini che si spendono a favore di cause liberali, uomini che si scrivono le battute da soli, uomini scuri di pelle. Insomma, non importa quale sia la reale affiliazione politica dell’attore (non dichiarata, tra l’altro): passa l’idea per cui Collo è il partito Repubblicano allo stato puro, e People, in anno di grandi elezioni, è l’incubo di una società multi-razziale armoniosa. L’unico ostacolo nella ricerca della felicità.

(Sentite, io lo chiamo “Collo” dal 2007, usare il suo nome e cognome adesso sarebbe pretendere di controllare se prende l’ombrello quando piove.)

Un pochino di contesto forse aiuta. La famigerata Lista di Grandi Bellaccioni Secondo People è nata nel 1985, e le sue regole sono sempre rimaste quelle. Forse perché poche cose sono più intimamente anni Ottanta del sedersi intorno a un tavolo e decidere chi è abbastanza fico da meritarsi una medaglia invisibile. Ma se controlliamo i vincitori passati, ci troviamo quasi sempre attori molto famosi; se andiamo a vedere il contenuto dei numeri, dove a parte il re della festa vengono sistemati un centinaio di altri “maschi dell’anno”, la tendenza è valorizzare i power player di ogni singolo turno – l’atleta che ha appena vinto il campionato, il musicista che ha appena avuto un singolo fortunato, eccetera. (Quest’anno è tornato Ben Affleck, per dire. Ma c’è posto anche per Adam Levine – scusate: dovevo dire “il cantante dei Maroon 5″ – che fa il giudice in un reality di successo, per il protagonista di Hunger Games, e per… Aziz Ansari. Ci si può sorprendere.) Cambiavano le facce, la logica mai. Nemmeno il giornale cambiava: mentre guadagnavano terreno i rivali pronti a bastonare questo o quello per i loro presunti peccati (adulterio, figli segreti, rispondere male alla segretaria), People brillava per il numero di interviste concordate, per i servizi fotografici organizzati o comprati con l’ok dei protagonisti. Se un giornale così prepara una lista di Uomini Sexy, quella lista vale solo come un premio-industria a chi, nell’anno in questione, fa girare più soldi senza mettersi nei guai.

Di liste, poi, ne esistono tante altre. E vengono compilate in altri modi, come il sondaggio popolare. Prendiamo – giusto per prenderne una, nessuno ha tempo di vederle tutte – la hot 100 del portale AfterElton, che ogni anno viene ricavata dai voti dei visitatori. La scorriamo e rispetto all’elenco di People ci troviamo… Chi? Molti più gay dichiarati, è vero. Ma a parte loro? Qualche persona di etnia non ariana in più, non tante; qualche celebrità che non ha avuto un 2012 in primissimo piano, ma capitalizza su una popolarità costante; più cittadini britannici; e, a stare larghi, un asiatico e mezzo. (Sì, il primo classificato ha la mamma filippina; sì, con questa ammissione di conoscenza ci siamo giocati Pagina 3.) Però, se guardiamo la loro hot 100 del 2011, la lista è quasi uguale; cambia solo il posizionamento degli uomini, per cui il senso ultimo sta nel dire «guarda un po’ Matt Bomer quest’anno a che punto sta». In un contesto alternativo, dove la gente è libera di esprimersi senza freni, non vale tanto lo scopriamo nuove idee di bellezza, opinioni impopolari, quanto il rivediamo le stesse facce in ordine sparso. Collo è presente anche qui, infatti, al numero 32. Bravo, Collo.

E torniamo a Collo.

La chiave dell’amore in apparenza universale che permetterà a Collo di pensare al 2012 come al “suo anno” è stata l’unico tratto biografico blandamente scandaloso che sia mai arrivato all’attenzione del grande pubblico. Lui, da ragazzo, faceva lo spogliarellista. Ormai lo sanno tutti. E perché lo sanno tutti? Perché lui ha prodotto e interpretato un film di spogliarellisti, Magic Mike. (La trama, in breve: Showgirls con tutti maschi, tempi tragici un filo diversi, e Matthew McConaughey al posto di Gina Gershon.) Costato 7 milioni di dollari, ne ha incassati 166. È andato bene non perché sia un trattato sulle insicurezze del maschio, ma perché Collo, quelle cose, le aveva fatte davvero. E tutti hanno detto, ci siamo persi l’originale, abbiamo una seconda occasione, andiamo a vedere Collo che si spoglia davanti a un pubblico di donne in delirio. E lui poteva dire che il film «è pura finzione» e che «lo sceneggiatore ha scritto una storia apposta…»: una scena importante è la versione più spinta del suo unico spogliarello giovanile di cui esiste la prova su video. Più di così.

La notizia originale uscì nell’estate 2009, con il video a sostegno; Collo la confermò subito, aggiungendo, «ho sempre saputo che un giorno sarebbe tornato fuori tutto, avrei voluto essere io a dirlo, ma gli addetti stampa mi ripetevano no, no, sarebbe un danno terribile alla tua immagine». (Perché, se lui era venduto come “sexy, sexy quarto di bue” fin dal primo minuto di carriera?) Precisò poi che lui, di rimpianti, non ne aveva: in quel periodo non ortodosso era già maggiorenne, non gli era accaduto nulla di troppo sgradevole, e aveva lasciato il lavoro senza drammi, per mettersi a fare il modello. (Quindi è la versione maschile e in carne ed ossa della Cortigiana Felice? Sì?)

Del finto scandalo, la cosa che ricordo meglio era un’intervista alla moglie Jenna Dewan, in cui le chiedevano «signora, ha visto il video?», e lei diceva «oh, sì, sono molto fiera di mio marito, avete visto che muscoli? E che addominali? Stasera dormirò abbracciata a lui, questa è la mia vita adesso.» E alla fine Collo potrebbe aver voltato il modesto clamore a proprio vantaggio, per arrivare a realizzare il film della sua vita e diventare l’uomo più sexy dell’anno per la rivista People. Prima, però, lui ha passato tre anni rispondendo a domande sul suo strambo passato, sempre ripetendo che si era divertito tantissimo; pochi mesi fa ha presentato il Saturday Night Live, con un monologo d’apertura dove si strappava i vestiti. A questo punto, facendo i conti, sono anni che lui ogni giorno lo affronta mezzo nudo e completamente ridicolo. Non si merita un premio: si merita una corona.

E ora possiamo tornare al Collo come ce lo raccontava il profilo uscito su Details – un uomo felice di aver sposato la propria versione donna, uno che ama fare i barbecue in giardino e occuparsi dei suoi cani. Uno che, con il denaro, ha costruito una versione più costosa della vita che avrebbe fatto se non fosse diventato famoso: cani, moglie, casa, barbecue, birra, partita. Aggiungo, speculando a caso: aprire la porta al postino indossando solo i pantaloni della tuta, dare un colpo sul fianco del telecomando quando s’inceppa, chiedersi se in fondo non siamo tutti al mondo per amare. Mi sembra bellissimo. Vado a dormire.

 

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