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Capitani coraggiosi

Un po' di cose sulla Indian Super League di Robert Pirès, Marco Materazzi, Fredrik Ljungberg e soprattutto Alessandro Del Piero: chi c'è dietro, come funzionerà, perché doveva partire già due anni fa ma non se ne fece nulla.

Il primo campionato costruito con l’intento di esportare il calcio in nuovi mercati fu la Nasl, acronimo di North American Soccer League: l’avveniristico progetto di esportare il calcio, anzi il soccer, negli Usa, patria di tutti quegli sport in cui i risultati devono essere per forza a doppia cifra, pena la totale mancanza di appeal da parte del pubblico, che partì nel 1968 e durò fino al 1984. Da Pelé a Beckenbauer, da Gordon Banks a George Best, passando per Long John Chinaglia, Pino Wilson e Carlos Alberto, la moda dei calciatori, soprattutto nella seconda metà dei Settanta, era andare a spendere le ultime scintille di più o meno luminose carriere tra altrettanto luminose strade e fruscianti mazzette di dollari. L’idea naufragò, dopo che la miglior media spettatori registrata negli stadi furono i 14.000 del 1977 e i network statunitensi smisero di contendersi i diritti Tv di uno show che era riuscito nell’intento di far spegnere la televisione alle famiglie riunite attorno al tavolo per il pranzo domenicale.

Da lì, passando per i vari emiri e sceicchi che a suon di petroldollari si sono regalati star dai nomi altisonanti come Batistuta o Cannavaro, si è arrivati alla seconda grande esportazione calcistica: la Cina. E se a Pechino e dintorni lo sport di Marcello Lippi e Alino Diamanti è ormai una realtà seguitissima negli stadi e sul digitale, la nuova frontiera è una meta ancora più ambiziosa.

A fine luglio, tra una chicca di mercato e un gelato che non si scioglieva viste le rigide temperature estive, le agenzie battevano una notizia, passata quasi inosservata al cospetto del tanto atteso meteo: «La Fiorentina sbarca in India». Il progetto di Della Valle è ambizioso e lungimirante: la squadra viola ha siglato una partnership con il Pune FC, squadra di calcio indiano, per l’internalizzazione del brand e la scoperta di talenti da portare in futuro in Italia. Ed ecco che a indossare la maglia del Pune, non a caso a strisce verticali arancione e viola, sono stati chiamati Bruno Cirillo, Daniele Magliocchetti, Emanuele Belardi, guidati dal mister Franco Colomba. Nello staff ci sono anche il vice Giovanni Mei, il preparatore atletico Juri Bartoli e l’allenatore dei portieri Piero Spinosa.

Dietro al progetto ci sono la IMG-Reliance e Star India, le compagnie indiane che hanno in mano Bollywood e il suo cinema.

«Quando ti chiama Daniele Pradè non si può dire di no», risponde Bruno Cirillo quando gli chiedo come mai ha accettato quest’avventura a dir poco stravagante. Il Pune è una delle otto franchigie che quest’anno prenderà parte alla prima edizione dell’Indian Super League (ISL), campionato nato con l’intento di portare il calcio nella terra del cricket, di tirar fuori diamanti grezzi da una miniera dal potenziale incalcolabile, vista la popolazione di quasi un miliardo e duecento milioni di persone. Ma soprattutto di vendere un prodotto a uno dei mercati più grandi del mondo: e non è un caso che dietro a un progetto di tale portata ci sia la IMG-Reliance e Star India, le compagnie indiane che hanno in mano Bollywood e il suo cinema. Come nel caso della Nasl anni Settanta o dei primi campionati della Super League Cinese, le luci da mettere fuori dalla vetrina per renderla più accattivante possibile e attirare uno scettico pubblico di clienti sono i grandi nomi, le star. Come in un film. Prima di elencare il casting del grande kolossal (o cinepanettone, vedremo) è interessante capire il meccanismo con cui vengono costruite le franchigie.

Le squadre hanno, per regolamento, rose uniformi: ognuna deve avere un cosiddetto marquee player, una star di grido (non a caso marquee è un termine che si usa nei cartelloni cinematografici); accanto a lui ci devono essere in squadra altri 7 giocatori stranieri. I calciatori indiani, invece, devono essere 14, 4 dei quali provenienti dalla città in cui gioca la squadra. Non è tutto: per aumentare la spettacolarità dell’evento, è stato deciso che solo 2 dei 7 giocatori stranieri vengano ingaggiati direttamente dalle singole squadre, mentre i rimanenti vengono tesserati con il meccanismo dei draft, simile a quello usato per il campionato Nba.

Il primo marquee player in ordine cronologico a firmare per la ISL è stato lo spagnolo Luis García, vincitore di una Champions League con la maglia del Liverpool. Garcia difenderà i colori dell’Atletico Kolkata, squadra che rappresenta la città di Calcutta: insieme a lui i connazionali Borja Fernandez, un passato al Real Madrid, e, in panchina, Antonio López Habas. Ragionando in termini matematici si può dire che il Pune sta alla Fiorentina come l’Atletico Kolkata sta all’Atletico Madrid: ognuna delle franchigie, per regolamento ISL, deve avere una partnership con una grande del calcio europeo, con un legame che è lo stesso visto per i viola. Robert Pirès, Fredrik Ljungberg, Joan Capdevila, Mikael Silvestre sono altri nomi altisonanti che hanno accettato di partecipare al grande show del calcio indiano. Un’altra firma di prestigio che si è aggiunta allo starring, sicuramente nelle prime righe dei titoli, è quella di David Trezeguet che farà compagnia alla colonia degli italiani a Pune.

In un Paese in cui il calcio non è mai decollato, l’unico modo per poter sperare di togliere spettatori al cricket, o almeno di distrarli, è quello di portare a casa loro le grandi star che hanno visto in Tv nelle partite di Premier League, della Liga o della Serie A. Non importa se hanno quarant’anni come Pirès. O almeno è quello che sperano gli organizzatori del campionato.

Pratik Shinde è un nome che a noi europei dice poco se non nulla, ma in India è l’unico calciatore davvero conosciuto al grande pubblico: è diventato famoso perché, nato e cresciuto negli slums di Siddharth Colony a Chembur, nella periferia di Mumbai, è diventato il primo indiano a firmare un contratto da professionista in una squadra di calcio straniera. A 15 anni, infatti, è partito per gli Usa dove è stato tesserato dai Galvestone Pirate SC, per poi passare agli Houston Hurricane. Anche lui a 19 anni fa parte del circo ISL e me lo racconta così: «Ho deciso di tornare in India perché ho visto quanto sta crescendo qui il calcio. L’ISL è un grande palcoscenico per tanti giovani calciatori come me, ma sarà anche un’esperienza in cui imparare tanto dai grandi giocatori che vi prenderanno parte. Credo che l’ISL sia la cosa migliore che sia mai successa nel calcio indiano: i calciatori saranno allenati bene da tecnici di livello, si creerà una grande base di tifosi e sono convinto che in pochi anni il calcio diventerà lo sport numero uno del Paese».

Zico allenerà il Fc Goa del francese campione del mondo Robert Pirès; Marco Materazzi darà il via alla sua carriera di allenatore, unendola ancora a quella di calciatore, con i Chennai Titans.

Intanto l’inizio del campionato del futuro sport numero uno dell’India è slittato a causa delle incombenze dell’attuale numero uno: la IMG-Reliance ha deciso che il torneo inizierà tre settimane più tardi di quanto inizialmente programmato, per evitare sovrapposizioni televisive con partite di cricket. Già due anni fa il campionato indiano era sul punto di partire e all’epoca si parlava di star come Cannavaro o Thuram, ma poi tutto saltò per problemi economici. Stavolta non dovrebbero esserci intoppi, visto il colosso che c’è alle spalle del progetto. La data di inizio del campionato è ora fissata per il 12 ottobre: Jung si sbellicherebbe dalle risate se sapesse che il giorno dello sbarco del calcio in India coincide con quello di Colombo in America. Con Cristoforo che voleva sbarcare in India. “Sincronicità”, le chiamava lo svizzero, ma questa è un’altra storia.

Ci sarà una regular season con le squadre che si affronteranno con lo stesso meccanismo della nostra Serie A, con gironi di andata e ritorno: le prime 4 classificate si qualificheranno per le semifinali, anch’esse con andata e ritorno. Le squadre vincenti si affronteranno nella finale unica che si disputerà il 20 dicembre. Un campionato di tre mesi, un’intensa toccata e fuga in salsa Bollywood alla quale ha deciso di prendere parte, con un clamoroso annuncio il 28 agosto anche un grande artista come Alessandro Del Piero: l’India può rappresentare l’occasione per Alex di proseguire la sua carriera calcistica e di riprendere il viaggio intorno al mondo partito lo scorso anno dall’Australia. Del Piero indosserà la maglia dei Delhi Dynamos, franchigia gemellata con gli olandesi del Feyenoord e guidata dal tecnico belga Harm van Veldhoven.

La notizia dell’ingaggio di Del Piero ha scatenato un effetto domino: l’elenco delle star internazionali che prenderanno parte alla prima edizione della ISL si è ampliato a dismisura. Zico allenerà il Fc Goa (primo club indiano di qualsiasi sport ad avere un proprio canale Tv satellitare) del francese campione del mondo Robert Pirès; Marco Materazzi darà il via alla sua carriera di allenatore, unendola ancora a quella di calciatore, con i Chennai Titans: in squadra anche Adrian Mutu. A Mumbai giocherà Nicolas Anelka, dopo il fallimento dell’accordo con l’Atletico Mineiro, insieme al già menzionato Ljungberg: allenatore del club è la leggenda dell’Everton Peter Reid. Genio e sregolatezza sono le due caratteristiche principali della carriera di David James che, a 44 anni suonati, difenderà la porta dei Kerala Blasters, ricoprendo il doppio incarico di allenatore e giocatore.

La ISL inizierà il 12 ottobre con la sfida fra Atletico Kolkata e Mumbay City Fc, ma la prima trasmissione che terrà incollata mezza India davanti al televisore sarà quella che, il giorno successivo, vedrà di fronte i Dehly Dynamos di Del Piero e il Pune City Fc di David Trezeguet e degli italiani.

Capitano del Pune è stato nominato un altro calciatore italiano, Bruno Cirillo, un passato remoto fatto di Reggina, Inter, Lecce, Siena, un passato prossimo in giro per l’Europa con Levante, Paok Salonicco, Larnaca, Metz e soprattutto AEK Atene. Dopo aver sposato una ragazza greca ed essersi stabilito da quelle parti, Bruno mi racconta la sua scelta indiana, dal suo numero di cellulare ovviamente greco: «Non sono ancora stato in India, sono in attesa della convocazione per il ritiro che inizierà a fine mese; sarà un’esperienza bella, ne sono sicuro, in cui mi andrò a confrontare con un calcio nuovo, ma anche con grandi campioni. Noi andremo lì per fare bene: la scuola italiana è vista in modo molto positivo nel mondo e noi vogliamo essere all’altezza delle aspettative di tutti. Ci sentiamo dei pionieri, siamo stati chiamati per porre le basi per un grande futuro, per costruire un campionato come la Major League Soccer americana». E l’India sembra essere sulla buona strada per replicare il modello americano. I giocatori a fine carriera ci sono, i soldi anche: le 8 squadre partecipanti hanno speso durante i draft per i calciatori ben 24 crore di Rupie Indiane, dove il crore sta a indicare un valore di 10 milioni. Al cambio, insomma, sono circa 30 milioni di euro. Chi paga? Sempre il grande duplice colosso formato da IMG-Reliance e Star India. Con la partecipazione straordinaria della Hero MotoCorp, la grande fabbrica di motociclette che darà il nome al campionato.

 

Nell’immagine, un reggimento dell’East India Company, di Chennai

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