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Calciopoli vista da un interista

Con il parere del solo interista redazionale, chiudiamo questo giro di opinioni su uno dei temi caldi di questi giorni: le nuove svolte del caso Calciopoli.

Calciopoli, l’infinita. Vista da un interista, dunque. Diciamolo subito: è imbarazzante. Lo scudetto di carta, tanto per cominciare, è estremamente imbarazzante, e non da oggi. Così imbarazzante che per quanto mi riguarda e già all’epoca mi riguardava, sarebbe stato da rispedire al mittente il giorno stesso in cui ci fu fatto piovere dal cielo (per queste ragioni appoggio in pieno l’appello lanciato da Cerazade qualche giorno fa). Ragioni per arrossire giungono poi – e persino più copiose – dalla lunga “teoria” di smoking bianchi, onestà sbandierate, rivincite morali rivendicate e sfoderate nel corso degli ultimi cinque anni da tesserati e dirigenti dell’Internazionale F.C.; apparentemente del tutto sordi a un fatto di psicologia basilare: se non hai la coscienza completamente pulita (completamente! senza né se, né ma, né distinguo) cerca almeno di non farti notare troppo.

Questa ingenuità (chiamiamola così, in realtà è peggio) non mi sorprende, dato che non nascondo di non aver mai amato la “mia” dirigenza né le sue scelte comunicative. Ricordo perfettamente quella pessima frase – “siamo i campioni morali” – pronunciata al termine di Juventus – Inter 1997/98; alla fine di una partita in cui c’era stata una sola squadra in campo e quella squadra non vestiva le nostre maglie (chi la vide sa e ricorda); al termine di un campionato inseguito con una formazione siffatta: Ronaldo+10. Quella frase, nella sua insensatezza, mi è tornata in mente perché fa il paio con certe uscite da Libro Cuore rimbalzate sui giornali nelle ultime ore.

Chi le ha pronunciate dovrebbe (dovrebbe) sapere che non si difendono seriamente l’onorabilità di una società e delle sue posizioni con argomenti presi dal Libro Cuore e del tutto privi di qualunque presa analitica sulla realtà. Ma, ripeto, ho smesso di meravigliarmi da tempo.

C’è però un momento per l’imbarazzo e uno per l’orgoglio. E da interista, da semplice tifoso di calcio, rivendico il ricordo di alcuni fatti e di alcune circostanze che, esattamente come quell’insulso “scudetto morale”, restano indelebili nella mia memoria, inspiegabili in sé e inspiegate poi – il che è peggio – alla luce di un processo ridicolo e farsesco. Sarebbe – questo sì – davvero di “cattivo gusto” richiamarle tutte qui (lo ha fatto per me il direttore di Studio Federico Sarica, nell’articolo pubblicato mercoledì su questo stesso sito). Le conosciamo, le conoscete, le conoscono i “cari juventini”. Tra queste, sì… c’è anche quel rigore su Ronaldo, in una partita che avremmo perso comunque, meritavamo di perdere comunque; ma dopo 13 anni ancora non so perché non sia stato fischiato. È quasi ingiurioso citarlo per simili scioccheze, ma ora mi viene in mente quell’articolo di Pasolini apparso nel novembre 1974 su Il Corriere: quello che iniziava con il famoso “Io so”. E in effetti sapeva. E poi anche noi abbiamo saputo. E in realtà comunque ancora non sappiamo.

Ecco, tredici anni fa (e poi anche dopo, anche quando lo scudetto con la Juve se lo giocava l’odiatissimo Milan) mentre osservavo con rabbia una serie di arbitri che si giravano dall’altra parte davanti a un gol dell’Empoli entrato di un metro, a un fallo di mani esorbitante su un colpo di testa di Cannavaro (all’epoca del Parma) in piena area; io quindicenne credevo proprio di sapere. Sì, proprio quella cosa lì. E poi abbiamo saputo, o creduto di sapere. E in realtà comunque ancora non sappiamo.

Ci sono voluti anni perché si sollevasse la cortina fumogena di (ri)sentimento popolare che colpì la Juventus quell’estate e ora che possiamo guardare con più chiarezza ai fatti, ci rendiamo conto che si è trovato ben poco di specificamente ascrivibile a un sistema “criminale” specifico e molto, troppo, a una slealtà generalizzata. Non sapremo più se per perizia degli eventuali “ladri” o per incapacità delle “guardie”; di sicuro però – guardando ai fatti, i soli che contano – al sospetto di una vecchia e prolungata ingiustizia se ne è aggiunta una giovane e ormai certificata. E sì insomma, vista da un interista per quanto sia una confessione difficile da estorcere all’orgoglio di un tifoso (lo avrete capito anche dai giri di parole di questa seconda metà di articolo) Calciopoli appare così: imbarazzante e ormai indifendibile. Qualche parola di scusa – da parte di tutti noi – forse a questo punto servirebbe.

 

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