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Beppe del giasso

Mira (VE) è sempre stata "rossa". Oggi il suo sindaco ha 26 anni ed è grillino. Reportage da un comune anomalo

Non appena era stato ufficializzato il risultato del ballottaggio a Mira, comune di circa 40mila abitanti in provincia di Venezia, il blog del Movimento Cinque Stelle della città veniva aggiornato con un post intitolato “Il primo giorno”: «Non pretendiamo certo di poter offrire la Verità, ma Domenica e Lunedì molte persone hanno scelto la pillola rossa. Ora la tana del Bianconiglio la dobbiamo esplorare tutti fino in fondo, e noi proviamo ad aprire la strada a tutti». Era il 22 maggio, e il candidato del M5S Alvise Maniero (26enne laureando in Relazioni Internazionali) aveva battuto quello del Partito Democratico, il sindacalista Michele Carpinetti (47 anni), raccogliendo il 52,48% dei voti. Nessuno, men che meno i vincitori, si aspettava un risultato del genere: al primo turno, infatti, il PD si era attestato al 43,02% dei voti, mentre il M5S al 17,37%. «Le rivoluzioni – aveva detto Grillo in un comizio elettorale dello scorso 24 aprile – iniziano sempre nei piccoli posti, con gente improbabile».

Moltissimi anni prima, quando Mira era ridotta a un cumulo di macerie, binari divelti, ponti sgretolati dalle bombe e povertà diffusa, per le strade arate dai carri armati spesso si sentiva l’invocazione “Vegnarà Bepi del giasso [Stalin, ndaa cambiare ‘e robe”, (“arriverà Bepi del ghiaccio a cambiare le cose), versione veneta del famoso “addavenì baffone”. «Le giunte Pci/Psi hanno governato da sempre a Mira», racconta Claudio Paier, ex metalmeccanico originario di Belluno e tesserato Pd. La sinistra, in effetti, è stata ininterrottamente al potere per sessant’anni – se si eccettua una bizzarra coalizione Dc-Verdi-Lega Nord nel 1992-1993, in piena Tangentopoli. Molteplici le ragioni di questa persistenza: la forte concentrazione operaia dovuta alla presenza della Mira Lanza (acquistata nel 1989 dalla multinazionale Reckitt Benckiser), le case a buon prezzo durante il boom economico-industriale, la comodità di raggiungere le fabbriche della vicina Porto Marghera, e una tradizione politica che si trasmetteva di padre in figlio, sopravvissuta ai più disparati momenti storici. Ma qualcosa, nelle varie transizioni, si è incrinato: «La struttura della città è cambiata, e credo che il Pd non abbia tenuto conto del cambiamento. Ci sono ancora i parrucconi che prendevano 600 preferenze, e adesso non le prendono più. C’è ancora qualche stalinista, e queste sono cose che si pagano. Il risultato lo dimostra», afferma Paier. A ciò vanno aggiunte anche le divisioni interne del centrosinistra, che hanno inevitabilmente pesato. Carpinetti si era presentato alle elezioni sostenuto da Idv, Sel, una lista Udc formata da 24 persone (con solo 4 iscritti al partito) e una girandola di liste civiche.

Mira è un comune esteso e particolarmente frastagliato, senza un vero e proprio centro storico. L’unica piazza della città è stata costruita pochi anni fa, tramite scelte architettoniche piuttosto discutibili. La “tana del Bianconiglio”, cioè il Municipio, è nella frazione di Mira Taglio, si affaccia sul fiume Brenta e si trova a poche centinaia di metri dalla Mira Lanza, che con la sua torre sovrasta il campanile della chiesa. L’appuntamento con i nuovi amministratori è verso le due di pomeriggio di una torrida giornata estiva. Nell’attesa, mi infilo in un bar. Un avventore (presumibilmente di lungo corso) sta spiegando al barista che «prima di tirare il collo alle galline devo stare senza mangiare per quattro o cinque giorni». Quando il cliente finisce il prosecco ed esce, chiedo al gestore del locale cosa ne pensa del nuovo sindaco. Scuote leggermente la testa: «Se si vestisse meglio, magari…». Dalla fine di giugno, infatti, Maniero adempie il suo dovere istituzionale in sandali, bermuda e maglietta o camicia – e in questa tenuta, per dire, ha ricevuto il prefetto di Venezia e il direttore generale della Asl 13. La risposta del neo-sindaco alle “polemiche” sul suo vestiario è stata piuttosto netta: «è fondamentale, infatti pensavamo proprio di improntare una buona parte di programma sui bermuda del sindaco. Se qualcuno vuole vedermi in mutande, si attacchi ai miei bermuda».

Nella tana del Bianconiglio

Dopo aver attraversato la piazzetta deserta di fronte al Municipio, che negli ultimi mesi si è trasformata in una specie di bivacco per giornalisti/cameramen di tutta Italia, al primo piano dello stabile incontro Elisa Benato, attivista del M5S e maestra di scuola elementare, che ora ricopre anche l’incarico di consigliere d’amministrazione (in quota M5S) della Se.Ri.Mi., società partecipata che gestisce il servizio mensa nelle scuole di Mira, Mirano e altre strutture pubbliche. In passato votava Rifondazione Comunista, poi «per curiosità, per sentire attiva la mia cittadinanza», ha cominciato a frequentare i Meetup della Riviera del Brenta. «Non ne potevamo più del loro approccio», dice riferendosi ai precedenti padroni della città. «Nessuno prima d’ora mi aveva spiegato un bilancio, come gestire i fondi, la reperibilità dei fondi. Ora, invece, è scattato il meccanismo per cui i cittadini di Mira si sentono orgogliosi». Poco dopo sbuca dalla rampa delle scale Michele Pieran, consigliere comunale 18enne (19 anni a ottobre) e “portavoce” del Sindaco, fresco di maturità. Ha iniziato ad avvicinarsi al MoVimento Cinque Stelle dopo aver dato una mano per il referendum su nucleare e acqua pubblica dell’anno scorso. «All’inizio, quando leggevo il blog di Grillo, lo prendevo un po’ con distaccamento perché sentivo in giro parlare male di questa persona. Leggendo altre fonti, però, mi sono accorto in realtà che Grillo aveva idee buone e condivisibili, e così mi sono avvicinato al M5S, pensando quale potesse essere il vero modo di gestione della politica, la vera partecipazione, la vera importanza della vita politica». Scusandosi per il ritardo, mi offre la sua visione di come dovrebbe essere gestita la politica a livello comunale: «Se il cittadino ha un problema dovrebbe poter entrare tranquillamente in comune, e il comune dovrebbe adoperarsi per il cittadino, cercare di trovare una soluzione. Alla fine l’eletto è una persona al servizio del cittadino, viene eletto per fare il bene del cittadino».

 

 

In una recente intervista ad una rete locale, Alvise Maniero ha dichiarato: «Siamo passati da stimolatori esterni a stimolatori interni ed esecutori. Mobilitiamo gli uffici, oggettivamente rompiamo le scatole». Tra le prime azioni in veste di Sindaco, infatti, Maniero ha cominciato a girare gli uffici pubblici (l’anagrafe, il comando dei vigili urbani, il magazzino comunale, ecc.) in “incognito”, ossia senza preavviso. Il quotidiano regionale IlGazzettino lo ha definito «un po’ cavaliere mascherato e un po’ vendicatore, fino a diventare leggenda metropolitana». Maniero ha confermato le incursioni, spiegando di essersi mosso «seguendo le indicazioni dei cittadini e le mie esperienze personali. Volevo capire in prima persona se c’era qualcosa che non andava e come si stava lavorando». Il passaggio da “stimolatori esterni” a “stimolatori interni” non è stato per nulla indolore. «È frustrante la lentezza esasperante della Pubblica Amministrazione, la difficoltà di portare avanti delle idee nuove», si è lamentato il Sindaco. «C’è una calcificazione di 60 anni, ci vorrebbe un Viakal molto aggressivo».

Per Roberta Agnoletto – 38 anni, doppia laurea in economia e giurisprudenza, un dottorato di ricerca allo Iuav, assessore (anzi, “assessora”) all’Ambiente, allo Sport e all’Università dopo essersi messa a disposizione del M5S a cavallo del ballottaggio – l’impatto con la macchina burocratico-amministrativa è stato “mortale”: «Abbiamo trovato un vero e proprio muro, fatto da una prima diffidenza, probabilmente perché nemmeno l’amministrazione ci conosceva. Con l’amministrazione di alto livello abbiamo avuto uno scontro proprio feroce, poiché abbiamo toccato delle posizioni che erano consolidate da sessant’anni, e abbiamo deciso nella nostra logica di ridurre anche i costi, quindi di ridurre i dirigenti. Dopo due mesi e mezzo penso che stiamo cominciando ad ingranare bene». La prima incombenza affrontata dai nuovi amministratori è stata quella di approvare il bilancio (pena il commissariamento), lasciato in sospeso dalla precedente giunta. «Il bilancio è stato approvato», racconta Orietta Vanin, 53 anni, insegnante di scuola superiore e “assessora” all’Istruzione e alle Pari Opportunità, tra i fondatori del M5S a livello regionale – «ma è un bilancio che non è il nostro in realtà, perché era già stato speso per 6/12 dalla giunta precedente, andando ad impegnare con contratti di rinnovo e altro che noi non possiamo far altro che portare a termine». Sentono pertanto di avere le mani legate. «Le scelte economiche sono già state fatte all’inizio dell’anno. Ci ricaviamo comunque la voglia e la possibilità di gestire il tutto nell’equilibrio più possibile. Certo che dovremmo fare dei grandi sacrifici. Tutti».

Cose da fare

Pur essendo abitato da poco meno di 40mila abitanti, il territorio mirese è un’area strategica in cui si intrecciano grossi progetti urbanistico-infrastrutturali, quali il prolungamento della Romea Commerciale, la camionabile, l’Idrovia, il Polo Logistico di Dogaletto e Veneto City. La posizione del M5S su questi temi, come intuibile, è di totale opposizione. Argomenta Roberta Agnoletto: «L’idea e il messaggio che abbiamo dato fino ad adesso è quello di opporci, letteralmente, alla costruzione di tutte queste grandi aree e strutture, che hanno in parte percorsi già avviati. Stiamo facendo di tutto per bloccarli, fino ad adesso siamo abbastanza riusciti a interromperne o cercare di orientarne alcuni». A livello ambientale, la situazione non è da meno. Le discariche pericolose presenti nell’area comunale sono ben undici, tra cui una nella frazione di Borbiago dove negli anni ’70 vennero sepolti abusivamente 7000 fusti di materiale tossico. Poco tempo fa, a causa di forti nubifragi, dai depositi di cenere di pirite di Dogaletto (le cosiddette “terre rosse”) è tracimato nei campi moltissimo materiale inquinante. Della questione se n’è occupato il quotidiano locale la Nuova Venezia poco più di un mese fa: «Nel corso degli anni sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà che non ha avviato la bonifica del sito. Un accordo dello scorso anno definiva competenze e tempi per la messa in sicurezza, la successiva bonifica e l’asporto del materiale (700 mila metri cubi) che, dopo un trattamento, potrà anche essere riutilizzato nell’industria. Nulla però è stato fatto».

 

 

Altrettanto drammatica è la situazione occupazionale. Solo negli ultimi mesi, nella Riviera del Brenta 1.500 persone hanno perso il lavoro o sono finiti in cassa integrazione. La crisi economica sta aggravando il declino industriale della Regione e decimando aziende su aziende. La Nuova Pansac, azienda specializzata nella «lavorazione della plastica per ottenere prodotti sanitari, igienici, medici o di impacchettamento di materiale industriale e alimentare», aspetta di essere venduta a settembre con un bando internazionale. Nello stabilimento di Mira, dove sono rimaste attive meno di 10 linee di produzione sulle 43 originarie, attualmente lavorano una quarantina di operai (su 570 precedentemente impiegati), a rotazione: tutti gli altri sono in cassa integrazione, e difficilmente saranno riassorbiti da un’eventuale vendita. Alla Reckitt Benckiser (ex Mira Lanza), la direzione aziendale voleva chiudere la tradizionale produzione di polveri e ridurre l’organico, ma alla fine si è accordata con i sindacati per evitare il licenziamento di 81 operai, mettendone 75 in cassa integrazione a rotazione fino al prossimo dicembre. La Navalmeccanica, attiva nel settore della cantieristica navale da oltre 30 anni, fino al 2011 aveva 53 operai. Ora sono 35, e tutti a casa, senza stipendio da mesi. «C’è gente che avanza anche 18 mila euro», denunciano i sindacati. «Complessivamente con tredicesime e Tfr l’arretrato sfiora i 190 mila euro. Delle promesse dell’azienda di acquisti da parte di soggetti esterni non ci fidiamo più». E queste sono solo le vertenze più eclatanti.

Prima di lasciare la carica di consigliere comunale per ritornare al lavoro di sindacalista, l’ex sindaco Michele Carpinetti aveva criticato sul punto il M5S: «Non si sa ancora cosa proponga questa amministrazione sui problemi occupazionali della Pansac e della Benckiser o Navalmeccanica, cosa si pensa di fare sulla paventata chiusura dell’ospedale di Dolo». Durante la campagna elettorale, Grillo aveva detto: «Eravate famosi per le candele, l’agricoltura meravigliosa negli anni ’50, e ora il Petrolmichimico, e poi è venuto Calimero. […] Avete le ville più belle del mondo, quale Loira? Qui potrebbe diventare veramente una roba straordinaria». L’idea – ancora in fase di studio, precisano gli amministratori – sarebbe quella di provare a uscire dalla crisi dell’industria tradizionale puntando su turismo e “industria creativa”. Roberta Agnoletto, richiamandosi il parallelismo di Grillo su ville venete/Loira, spiega il progetto: «In un momento in cui l’economia reale va tendenzialmente male, ci sono degli studi europei e internazionali che dimostrano invece come invece il settore della cultura abbia veramente grande potenzialità di redditività». Michele Pieran aggiunge: «Noi stiamo cercando di trovare un nuovo tipo di economia per cercare di risolvere questo calo dell’industria, e quindi provare a puntare sul turismo per incentivare il commercio, dato che la Riviera è famosa anche per le scarpe e l’industria tessile».

Noi, il movimento

Ma cosa rappresenta il Movimento 5 Stelle per dei militanti che sono saliti al governo di una città? Subito dopo le elezioni, Alvise Maniero aveva detto: «Noi rappresentiamo una primavera rinascimentale per la democrazia». Per Orietta Vanin, «il MoVimento porta in sé il bisogno di elaborare un modello politico che non si rifaccia più ai modelli passati. Il MoVimento ha dato spazio alle donne, ha dato spazio soprattutto ai giovani, e l’Italia da sempre ci testimonia che non è un paese dove la politica la fanno i giovani. Questo fa la differenza, in maniera profonda. Perché la capacità di progettare il futuro di me che ho 50 anni è diversa dalla sua”, dice l’”assessora” indicando Michele Pieran. «I giovani hanno una capacità immaginativa che va oltre la mia esperienza. Io posso portare la testimonianza dell’esperienza di un vissuto che ha determinate radici, e insieme possiamo costruire un presente che sia migliore. Il futuro del Movimento sono le persone come Michele, come Roberta e tante altre persone che hanno voglia, spazio, energie di costruire un presente in una dimensione però proiettata in avanti. Credo che Mira abbia fatto un grandissimo atto di fiducia, nel dare l’incarico ad Alvise. Fare una scelta politica così importante è stato veramente un passo “azzardato”, ma rivolto al futuro».

 

 

E i rapporti con Grillo? Maniero ha risposto due volte alla domanda. La prima ai microfoni di Radio 24: «Beppe Grillo è stato fantastico come cortesia ed energia ma non c’entra assolutamente nulla con le decisioni che prendiamo qui. Le decisioni non le prende lui, ma noi nella maniera più ampia possibile”. La seconda al Gazzettino: «No, ci siamo sentiti alcune volte. Beppe ci dà una mano, ci ha messo in contatto con studi legali e di professionisti che ci hanno fatto da consulenti nella fase calda su temi inerenti il diritto del lavoro, il diritto amministrativo ecc. Ci ha raccomandato di farci sentire, ci ha ricordato che a Mira come a Parma abbiamo gli occhi di tutti addosso». Pieran è dello stesso avviso: «Grillo fa un po’ la funzione di polo attrattore. Però ovviamente, come già sta avvenendo, Grillo stesso dice: “Me ne tiro fuori. Ho creato questo movimento, ho fatto in modo che venisse conosciuto, adesso pian piano dovete andare avanti voi a gestirlo”».

È ancora troppo presto per fare un bilancio amministrativo dell’operato della nuova giunta. Tuttavia, in questi pochi mesi gli eletti del M5S si sono accorti che la “tana del Bianconiglio” in realtà è un labirinto pieno di trappole e insidie. Lo stesso Maniero, commentando i primi 100 giorni da sindaco, si è dato un modesto “sei” in pagella: «L’impegno c’è tutto e stiamo facendo tante cose, però sono impaziente di realizzare tutto quello che ci siamo preposti e che vedo che è possibile».

Insomma, Mira – come Parma, Sarego e Comacchio – laboratorio per l’intero Movimento Cinque Stelle? «Più che un laboratorio – scherza l’”assessora” Roberta Agnoletto – ci sentiamo delle cavie».

 

Fotografie di Alessandro Rampazzo.

 

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