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Bassolino remix

Sulla ricandidatura dell'ex sindaco a Napoli, tra rivalutazione e questioni generazionali ed edipiche.

"Giffoni Experience": Giffoni Film Festival 2010 Press ConferenceCos’è oggi Bassolino per chi, come me, ha vissuto la Napoli di metà anni Novanta, ma anche quella di De Magistris? Me lo sono chiesto in questi giorni, da quando la possibilità che l’ex-sindaco presentasse la sua candidatura per le prossime amministrative ha iniziato a diventare reale. La risposta non è semplicissima al punto che faccio fatica a darmene una.

Bassolino è stato: un leader carismatico, un salvatore, un eroe mitologico, ma anche: un traditore, uno “spregiudicato” uomo di potere, il responsabile di una decadenza inarrestabile. O meglio non si può dire con certezza se sia stato tutte queste cose. Si può dire però che i napoletani hanno pensato questo e il suo contrario, hanno fatto oscillare i giudizi da un polo all’altro, si sono esaltati finendo delusi, hanno dato a lui tutti i meriti del cosiddetto rinascimento per poi dare a lui tutte le colpe della crisi profonda in cui la città è caduta dopo il 2000 e da cui non sembra più essersi rialzata.

E tuttavia questa nuova candidatura, poiché Bassolino ha il fiuto del – uso un’espressione trita ma che rende l’idea – “politico di razza” arriva in un momento in cui non appare più surreale di come sarebbe sembrata due o tre anni fa. È una mossa che ha senso nel momento in cui la rivisitazione sugli anni del suo operato – una rivisitazione che nasce dalla desolazione per quello che è successo dopo – finisce sulla punta della lingua di molti napoletani che fino a un minuto fa si erano sentiti da lui stesso traditi. Bassolino può ricandidarsi come Veltroni, D’Alema, Bersani non potrebbero più fare. E si ricandida perché intorno a lui c’è il vuoto, una pianura disabitata di candidati con qualche possibilità di vittoria.

Nonostante questa pianura disabitata, è la montagna il motivo ricorrente dell’iconografia contemporanea di questo vecchio comunista della provincia napoletana. In un tweet di settembre, un Bassolino in perfetta tenuta da scalatore appare sulla vetta del Sass de Putia, sulle Dolomiti. L’immagine di sfondo sul suo profilo Twitter, invece, è il cono innevato del Vesuvio con un taglio che più che rimandare al brand Napoli, fa pensare a una qualunque sfida alpinistica. Insomma Bassolino vuole dirci che sta per affrontare una faticosissima ascesa, anche se in realtà la sua strada, almeno dentro il Pd, sembra praticamente spianata. L’impraticabile mossa della Serracchiani della norma ad personam per impedirne la ricandidatura è solo una scossa di assestamento.

"Giffoni Experience": Giffoni Film Festival 2010 Press ConferenceÈ quello che dicono un po’ tutti: Bassolino si candiderà e vincerà le primarie. Lo dice per esempio l’ex vicesindaco della vecchia guardia Riccardo Marone con cui ho fatto una chiacchierata, che sostiene anche che il partito a Roma reagisce male perché viene pressato dai potenti locali del Pd di area democristiana che vedono Bassolino come il fumo negli occhi e che lui si candiderà pure, nel caso improbabile  in cui dovessero escluderlo, con una sua personale lista civica. Altre cose rilevanti dette da Marone durante la chiacchierata:

- «Bassolino ha anche pagato per colpe non sue e questo perché è rimasto al potere troppo tempo, io stesso gli sconsigliai di ricandidarsi alla Regione nel 2005»

- «Bassolino ha fatto diventare Napoli centrale, la Napoli degli anni Novanta è stata una grande Napoli, mentre De Magistris l’ha isolata incaponendosi in una guerra con quello che lui definisce il sistema».

- «Bassolino cerca una rivincita personale, anche se non lo dirà mai, è ancora scottato dal fatto che Veltroni non lo fece salire sul palco del suo comizio a piazza del Plebiscito».

- «La tristezza è che non ci sono giovani e questo è anche colpa di Bassolino che non ha saputo creare intorno a sé una nuova classe dirigente».

Il punto vero della questione è esattamente l’ultimo. Come dice un mio amico cinquantenne dentro le cose della politica napoletana (un amico che mi chiede ogni volta di rimanere anonimo): «La candidatura di Bassolino rappresenta la sconfitta di una generazione».

In questo caso la generazione è da intendere in senso ampio e va da chi oggi ha quarant’anni a chi ne ha cinquanta. Per il mio amico anonimo la classe dirigente cresciuta sotto l’ala di Bassolino è magari arrivata in Parlamento, ma sono tutti rimasti nel suo cono d’ombra. Altri hanno tentato di riunirsi intorno all’avventura di De Magistris, per poi rendersi conto che l’ex magistrato aveva una personalità solipsistica.

Il punto è ancora più generale e riguarda anche me personalmente, i miei amici, quelli con cui sono cresciuto e mi sono formato. Quanti quarantenni vivono oggi a Napoli e cosa fanno? A parte qualche figlio di professionisti, non ne conosco praticamente più nessuno. Tutti a lavorare in altri posti d’Italia, tutti lontani, tutti stanchi della città in cui sono nati, tutti spesso contenti di lavori che a Napoli non avrebbero potuto fare. Come si dice retoricamente: stiamo parlando delle energie migliori, quelle creative. La colpa è della vecchia classe dirigente e, in senso più largo di una generazione, che ha pensato molto più a sé che ai suoi figli e che ha vissuto per il presente più che per il futuro? Oppure è di chi questo potere non ha voluto o saputo prenderselo? Il mito fondativo del renzismo, in fondo, si basa su uno strappo. La celeberrima “rottamazione”, che è stata chiamata in causa proprio in questi giorni di polemiche napoletane, non può essere un fine senza soggetto. È come dire edipico senza sapere che deriva da Edipo.

Forse a Napoli, prima di qualsiasi altra cosa, prima delle norme ad personam e dei tentativi di restaurare un passato glorioso, bisognerebbe porsi queste domande.

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