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Axl Rose è tornato nel gruppo

La reunion dei Guns N’ Roses vista attraverso la vita, gli eccessi e gli insuccessi del suo leader, che forse ha fatto pace con Slash.

Axl Rose alla voce, Slash alla chitarra e Duff McKagan al basso saliranno di nuovo sullo stesso palco. La notizia della reunion del nucleo originario dei Guns N’ Roses è stata accolta senza troppo clamore, forse perché troppo a lungo mormorata e poi troppe volte smentita. Axl aveva giurato guerra eterna agli ex compagni di gruppo ma dopo tanti anni ha deciso di fare marcia indietro. È un capitolo inedito nella storia di Axl Rose, tormentata icona pop che sbiadisce e si consuma davanti ai nostri occhi. Forse l’ultima rockstar planetaria di un certo tipo, da sempre violento e ironico, megalomane e spaccone. Sensibile, o forse solo ingenuo, di sicuro dispotico, paranoico e ossessivo. E quindi imprevedibile.

È il 1982, e nella notte in cui decide di abbandonare la sua piccola città natale di Lafayette, Indiana, per salire su un pullman diretto a Los Angeles, il ventenne Axl Rose lascia su un muro il suo ultimo saluto a familiari e compagni di scuola: «Kiss my ass Lafayette. I’m out of here», scrive con una bomboletta spray. Da lì in poi tutta la vita di Axl sarebbe stata un susseguirsi di addii violenti e di sempre nuovi «Kiss my ass» urlati in faccia a fidanzate ed ex mogli, a manager, musicisti, fan e amici. A Lafayette ricordano Axl come un teenager riottoso e problematico. Abbandonato dal padre all’età di due anni e molestato dal patrigno, Axl ricorda invece gli anni a Lafayette come un periodo turbolento di estremo disagio soffocato nell’ipocrisia della piccola provincia americana e nei silenzi di una famiglia molto religiosa. Quando arriva a Los Angeles per cercare di mettere su una band, Axl è già il ragazzo insofferente e rancoroso che farà la felicità delle pagine di gossip delle riviste musicali degli anni Novanta (quello descritto nell’inarrivabile pezzo scritto da John Sullivan per GQ nel 2006, “The Final Comeback of Axl Rose”: «Tutti a Lafayette hanno la loro storia su Axl», scrive tra le altre cose Sullivan).

Lo strappo più noto e profondo della carriera di Axl sarà quello con Slash, all’anagrafe Saul Hudson. Slash è l’ultimo ad unirsi alla formazione originale dei Guns, ma diventa immediatamente il secondo frontman, l’altra stella del gruppo, l’altro uomo da copertina. Undici anni insieme e poi quasi il doppio passati distantissimi, tra odi, silenzi e messaggi di disprezzo. Soltanto qualche tempo fa Axl regalava ancora all’ex compagno frecciatine velenose e insulti terribili e infantili: «È chiaro è che uno di noi due morirà prima di una reunion». «Ci sono zero possibilità che io possa fare qualcosa con Slash […] Slash è un cancro che è meglio rimuovere».

US singer Axel Rose performs with his ba

Non sappiamo cosa sia successo nel frattempo, chi abbia fatto la prima mossa o più semplicemente quanto alta sia la pila di soldi che qualcuno deve aver messo sul tavolo per convincere i due a tornare a suonare insieme. Non sappiamo neanche chi ci sarà nella band oltre a loro e a Duff McKagan. Per ora abbiamo solo quattro date: due a Las Vegas e due al festival di Coachella. Tra fine anni Ottanta e inizio anni Novanta i Guns sono passati nel giro di poco tempo da suonare in piccoli scalcinati locali a riempire gli stadi di tutto il mondo.

Nei loro primi anni i Guns sono decadenti, maschilisti, esagerati e beceri. La miscela di hard rock, metal e punk del loro esordio del 1987, Appetite for destruction, continua ancora oggi a far vendere migliaia di copie ogni anno (per ora siamo arrivati a quota 30 milioni). Izzy Stradlin, perno della band, amico di infanzia di Axl, ci mette un po’ di Stones in chiave heavy, Duff qualche influenza punk, Slash aggiunge riff e assoli tra Muddy Waters e Aerosmith, la batteria di Steven Addler scimmiotta KISS e Mötley Crüe. Axl al microfono è una belva, l’anima della band, con la sua voce felina, i repentini sali e scendi e gli urletti inconfondibili. «Canto in circa cinque o sei voci diverse», dice una volta «ma sono tutte parte di me, non c’è nulla di artificiale. Sono tipo un secondo baritono, o qualcosa del genere».

I Guns crollano sotto la loro fama, schiacciati dalle manie di Axl. Arrivato il successo, non si fida più di nessuno

Dopo un Ep, nel 1991 arrivano altri due dischi, messi in commercio contemporaneamente: Use Your Illusion I e II. Il tour mondiale che ne segue e una serie di singoli azzeccati (quasi tutte ballad) li consacrano come stelle del pop, anche fuori dagli Stati Uniti. Quando sbarcano in Europa il Guardian li definisce «il più grande fenomeno rock del momento» e il Sun «senza dubbio il miglior complesso del mondo». Quando esce la versione di “Live and Let Die” suonata dai Guns, Paul McCartney racconta di come i suoi figli vengano presi in giro a scuola quando cercano di convincere gli amici che quella canzone lì l’ha scritta e suonata il padre anni prima: vostro padre chi, chiedono.

La grandeur dà alla testa ad Axl Rose. Il palco dei Guns si allarga sempre di più per far spazio a tastiere, coriste e fuochi d’artificio. I Guns diventano troppo grandi in troppo poco tempo, «punk che vanno in giro con la Porsche», come scrive Melody Maker. Ma non vengono spazzati via da una nuova ondata di musicisti più giovani e selvaggi, come era accaduto ai “dinosauri rock” dell’era pre-punk. I Guns crollano sotto il peso della loro stessa fama, schiacciati dalle manie di controllo del loro cantante. Arrivato il successo, Axl non si fida più di nessuno. Diventano famose le sue invettive contro i giornalisti, la sua rivalità con Kurt Cobain e i concerti che lascia a metà. Come a St. Louis, dove nel mezzo di “Rocket Queen” si lancia addosso un fan colpevole di star scattando una foto senza permesso. «Well, thanks to the lame-ass security, I’m going home!», dice tornando sul palco solo per sbattere il microfono a terra. La rissa che ne consegue fa registrare decine di feriti.

Insicuro e spaventato da quel successo che aveva tanto desiderato, Axl cerca rifugio – e quella che lui stesso chiama pace mentale – nei posti più disparati. Nella medicina omeopatica, di cui è da sempre un grande sostenitore. Nell’analisi e nell’ipnosi (la sua psicoterapista, Suzzy London, appare in minigonna nera nel video di “Don’t Cry”). E poi nella New Age da ricchi babbioni di Hollywood, finendo nelle mani di Sharon Maynard, santona malignamente soprannominata Yoda, che appare tra i ringraziamenti nel libretto di Use Your Illusion. Sharon Maynard che analizza a lungo le foto di collaboratori e amici di Axl per individuarne eventuali influssi negativi, e sempre lei consiglia alla band dove suonare, in quali città e in quali palazzetti, a seconda della forza energetica e magnetica dell’universo.

Quando le manie di Axl si faranno troppo ingombranti, un po’ alla volta, uno a uno, inizieranno ad andarsene tutti. Chi silenziosamente, senza troppo rancore, come Izzy Stradlin. Chi sbattendo la porta, come Slash. Axl rimane da solo, ma si tiene il nome della band. Nel 2001, dopo otto anni di assenza, i Guns fanno un attesissimo ritorno sul palco. Prima una data a Las Vegas, poi l’apparizione al Rock in Rio, uno dei più grandi festival rock del mondo. La band è completamente nuova. Axl Rose si è già guadagnato da tempo il nomignolo di Howard Huges del rock. Ha speso i suoi ultimi anni in cause legali, denunce e solo occasionali apparizioni in pubblico. Si è ritirato nella gabbia dorata della sua proprietà milionaria a Latigo Canyon Road, Malibu, California, accudito da un ristretto team di persone fidate. Beta Lebeis, la sua domestica, gli fa da autista, da consigliere, manager e, secondo gli amici più stretti, da figura materna.

L’isolamento di Axl non ha fatto che aumentare il suo mito negli anni, e secondo le voci di corridoio sta lavorando a nuove canzoni. Chi le ha sentite ne dice un gran bene. Le aspettative per il ritorno dei Guns sono piuttosto alte, ma l’Axl Rose che riappare al microfono non è più il serpente danzante dei primi anni Novanta. La grazia del suo stile glam ed effemminato sembra essersi persa per sempre, schiacciata sotto un notevole aumento di peso. Appesantito e sudato, delle «cinque o sei voci« che diceva di poter sfoggiare gliene rimangono forse giusto un paio, e si rifugia spesso in un terribile falsetto. I nuovi componenti della band non sembrano per niente affiatati. Ulteriore stranezza, il gruppo è accompagnato sul palco proprio da Beta, la domestica di Axl, che traduce in portoghese per il pubblico i ringraziamenti di Axl tra una canzone e l’altra.

Guns N'Roses Tour -  Sydney

Sembra il capitolo finale di una rockstar mondiale che non ha saputo gestire la sua discesa. Un altro Elvis grasso che da lì a qualche mese potrebbe essere trovato sul pavimento del bagno con la faccia immersa nel vomito. I nuovi Guns a Rio suonano però qualche canzone inedita, e così proprio Rio diventa l’anteprima del loro grande atteso ritorno discografico. Annunciato per la prima volta già nel 1997, Chinese Democracy vedrà la luce solamente sette anni dopo Rio, nel 2008, nonostante la maggior parte delle canzoni fosse pronta già da tempo. Perché Axl ci abbia messo così tanto a decidersi a pubblicare l’album è un segreto che probabilmente continuerà a condividere solamente con i fantasmi che lo opprimono. Quello che sappiamo, però, è che oggi, con una stima di 13 milioni di dollari di spese, Chinese Democracy è l’album rock più caro che sia mai stato prodotto.

Durante le registrazioni in studio (o meglio negli studi: sono quattordici quelli citati nel libretto del cd) passano in tanti, amici e collaboratori, spesso senza lasciare il segno. Tra i nuovi componenti della band e gli ospiti vari ci sono Dizzy Reed, tastierista che è rimasto accanto ad Axl dai tempi di Use Your Illusion, Tommy Stinson (ex Replacement), Josh Freese e Robin Finck (entrambi ex Nine Inch Nails), Paul Tobias, Chris Pitman, Bryan Mantia (ex Primus), il virtuoso Buckethead, Frank Ferrer, Richard Fortus, Ron “Bumblefoot” Thal (e  sia Wikipedia che io ne dimentichiamo sicuramente qualcuno). Registrano qualcosa anche Brian May (ex Queen) e Dave Navarro (ex Janes Addiction). Tra i tanti produttori che si alternano per tempi spesso brevissimi ci sono anche Moby e Youth (ex Killing joke).

Il risultato finale è un incubo ossessivo di sovraincisioni e pulizia del suono che toglie gran parte della spontaneità delle canzoni. Quando finalmente esce, Chinese Democracy non fa il botto sperato. Per alcuni critici è un lavoro buono, per altri appena sufficiente, per altri ancora è pessimo. Tutti sono d’accordo nel dire che non è comunque al livello delle aspettative stellari che giocoforza si erano create negli anni. «È il Titanic degli album rock: nel senso della nave, non del film«, scrive il New York Times.  E non poteva essere altrimenti: esiste forse un modo dignitoso di programmare il proprio declino quando si è megalomani e perfezionisti? Cos’altro si può fare se non fallire?

Dopo l’uscita di Chinese Democracy, negli ultimi anni Axl è tornato in tour con una certa frequenza accompagnato dalla sua band personale in continuo cambio di formazione. Alcune date sono state disastrose, quasi sempre Axl è arrivato in ritardo, un paio di volte i concerti sono saltati. Ogni tanto si è anche lasciato andare all’annuncio dell’imminente uscita di nuove canzoni (e di un temibile album di remix di Chinese Democracy), ma nessuno lo ha preso troppo sul serio. È tornato a Rio nel 2011 e si è scordato le parole di “November Rain”, ma invece di mandare tutto all’aria ha continuato a fare altre date. È ancora grosso, ma non più flaccido. La voce va e viene, ma in molti hanno apprezzato la sua ritrovata grinta.

«Kill Your Idols», recitava una famosa maglietta che Axl indossava sul palco durante il tour di Use Your Illusion. E a 54 anni forse Axl Rose è riuscito a uccidere almeno un po’ l’idolo che aveva costruito attorno a se stesso. Il flop inevitabile di Chinese Democracy sembra averlo alleggerito. Forse ha capito che gli anni Novanta sono finiti, che le riviste musicali che odiava così tanto non esistono neanche più. Che non è necessario prendersi così sul serio. E che a questo punto tanto vale tornare a suonare con Slash.

Uscito dalla sua bolla, da qualche tempo Axl ha aperto anche un account Twitter, dove esercita una sua ironia stravagante e a tratti incomprensibile. Pubblica poco, e su argomenti casuali: foto di gattini, un accorato appello al presidente indonesiano per chiedere la grazia di otto detenuti, una serie di messaggi sconsolati dopo il deludente incontro di boxe Floyd Mayweather Jr. vs. Manny Pacquiao, e alcuni ringraziamenti ai vigili del fuoco di Malibu per avere spento un incendio sotto casa. Nel penultimo tweet (il 1° gennaio) smorza gli entusiasmi: non c’è nulla di ufficiale nelle voci di reunion. Nell’ultimo tweet (solo quattro giorni dopo, il 5 gennaio) tra cuoricini e faccine sorridenti conferma il ritorno dei Guns N’ Roses dal vivo.

Nelle immagini: Axl Rose in concerto a Townsville, Australia, 2010 (Ian Hitchcock/Getty Images); Axl al Rock in Rio nel 2011 (Vanderlei Almeida/Afp/Getty Images); concerto alla Allphones Arena di Sydney, 2013 (Mark Metcalfe/Getty Images)
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