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Apatow, il catechista/3

Si conclude la rubrica nella rubrica di Francesco Pacifico su Judd Apatow, re della risata moralista USA

Superbad

Scala 40: 7/10

Esaminando Superbad per stabilire il suo voto nella Scala 40 ho capito che potrei andare avanti all’infinito sviscerando tutte le produzioni Apatow e che per questo motivo devo invece concludere qui.

La Scala 40 stabilisce la quantità di moralismo presente in una Apatow Production. Nelle puntate precedenti mi sono trovato a esaminare e sbobinare due film quasi per intero. Il primo era 40 anni vergine, il secondo Bridesmaids, le amiche della sposa. Entrambe le analisi mi hanno richiesto il triplo della lunghezza prevista per un pezzo della mia rubrica. In entrambi i film, il tema dell’amore e della ricerca del partner è trattato in maniera moralista. Ho guardato parecchie Apatow Productions, le ho sempre considerate parte del cinema commerciale intelligente, qualcosa di certo lontano ma nella sostanza affine alle commedie di Billy Wilder: meccanismi, piccole verità intime, figuracce, bravi attori, belle battute, un po’ di inconscio. Ma da tanto desideravo analizzarle per capire cos’è quel saporaccio di catechismo che rimane sempre in bocca. E dopo l’analisi del terzo film, Superbad, penso di poter andare avanti e prepararmi a una vita in cui la chimera della commedia americana commerciale divertente non mi fa più spendere tempo e soldi. (Rileggendo comincio a sospettare che presto non guarderò più commedie americane in generale: anche il gelido nerissimo ed europeo Wilder in fondo ha girato due commedie americane come Irma la Dolce e L’Appartamento che ruotano intorno al recupero morale di una ragazza cattiva tramite l’incontro con un Jack Lemmon represso sì ma a fin di bene. Si mette male.)

SUPERBAD

Dopo le lunghe premesse delle due puntate precedenti, credo di poter arrivare chirurgicamente al punto in cui anche Superbad aziona la tagliola morale apatowiana.

Superbad è una grande commedia che ruota tutta intorno al rimediare alcol da portare a una festa per poter rimediare ragazze. I tre protagonisti sono tre sfigati inadatti al compito: Michael Cera, Ciccio, e McLovin. Non servono link per visualizzarli. Sono tre archetipi. Michael Cera, Ciccio, e McLovin che ha un altro nome ma si è fatto fare la patente falsa per comprare l’alcol e ha scelto come nome, così, da solo, McLovin. Se questa è la trama, il vero argomento del film è l’amicizia maschile: M. Cera e Ciccio si separeranno per il college, e questa cosa produce molto dolore in loro. Un dolore che rasenta l’omosessualità. Tanto più che Ciccio è geloso di McLovin, che andrà al college con M. Cera. È un film bellissimo, ma tutte le volte che l’ho visto mi sono chiesto perché, nonostante l’incredibile scrittura (la sceneggiatura è fra gli altri di Seth Rogen, che interpreta anche un poliziotto matto), sia impossibile considerare questo film, che Apatow si limita a produrre, un capolavoro della comicità americana al pari dei film di John Landis e dunque inevitabilmente di Animal House.

Ci sarebbero tutti gli elementi. Riesce difficile pensare a un film più divertente di Superbad. Il rapporto tra McLovin e i due poliziotti irresponsabili è eccezionale. La sola invenzione del nome McLovin sulla patente del ragazzino mingherlino supera in fantasia intere sceneggiature di Woody Allen. L’idea dei poliziotti che fingono di non capire che McLovin è un nome inventato ha una portata comica e esistenziale e nostalgica insuperabile. Eppure, ho sempre pensato, manca qualcosa. E invece – ho capito riguardandolo una quarta volta – non è che manchi qualcosa: c’è, al contrario, qualcosa di troppo. Qualcosa che smentisce il senso di pazzia e libertà e es scatenato che il film veicola efficacemente per quasi tutto il tempo. E quel qualcosa è così decisivo, ai miei occhi, e così facile da spiegare, che anche se do un semplice 7/10 al film nella mia personalissima e oscurissima Scala 40, mi fa pensare che ogni Apatow Production ha 10/10 di Scala 40 e l’intera produzione di Apatow è fondata sulla repressione e sull’orgoglio della repressione. Quel qualcosa è un fatto: tutti e tre i personaggi, i tre sfigati, M. Cera, Ciccio e McLovin, alla fine del film stanno per scopare, ma per un pelo non lo fanno. Così.

Tutto il film è la storia di come tre ragazzi simpatici e imbranati cercano di diventare membri sessualmente attivi della società. Tutti e tre si ritrovano ad avere incredibili risorse, all’inizio del film insospettabili (come il personaggio Steve Carell in 40 anni vergine, che a un certo punto di colpo diventa una specie di Gassman con le donne), e si mettono in condizione di arrivare a un millimetro dalla Cosa, la passera, e tutti e tre, quasi simultaneamente, perdono l’occasione. Ma c’è di meglio: dopo averla persa, o si dimenticano di averla voluta con tutti se stessi fino a un secondo prima, o “capiscono che è meglio così”, che è meglio averla persa.

È un’interessante specializzazione/deviazione dello schema apatowiano dei film con protagonista adulto che deve scegliere tra Male e Bene, tra brutta scopata e relazione seria, perché ovviamente a 18 anni la relazione seria a scopo matrimonio non può aver troppo senso; ma lo stesso, in questa storia di follia e libertà liceale, il catechista Apatow, non so come, dà il suo tocco magico papale, e i tre sfigati ci insegnano qualcosa su come si vive la sessualità in modo morale.

La frase chiave è: We’re so gonna get laid tonight. Stasera si scopa. Detta quando i ragazzi hanno finalmente rimediato l’alcol dopo mille avventure e stanno arrivando al festone di fine liceo a casa di una figa. Fin qui il film è una bomba, e non è male neanche dopo. Ma ecco da qui in poi cosa succede a ognuno dei personaggi, isolato dal resto. (Considerate ciò che ho detto prima: le loro occasioni sfumano quasi simultaneamente, come se il dio della morale sentimentale fosse sceso su di loro tipo giudizio universale.)

McLovin

La storia di McLovin è semplice: si rimorchia una roscetta sveglia anche se non troppo zoccola. La porta al piano di sopra. La tipa è convinta che si chiami davvero McLovin e abbia 25 anni. Succhia il dito a McLovin, che dice: “Ho un’erezione”. “Hai un preservativo?” “Sì. E il lubrificante”.

A McLovin sta andando benissimo… dice incredulo la frase simbolo della giovinezza: “Oh my God, I’m in”… Ma fa irruzione la polizia (gli amici poliziotti scemi di McLovin) e la ragazza scappa. McLovin perde la sua occasione, ma poi va a fare pazzie con i poliziotti, tipo bruciare una macchina, e si scorda l’accaduto. Bene così.

Ciccio

Assurda sottotrama: Ciccio sembra in grado, di colpo, per aver portato l’alcol, di diventare popolare e di piacere alla figa che organizza la festa. Ma non è questa la cosa più interessante.

Il Ciccio la fa uscire di casa così possono stare tranquilli a chiacchierare. Lei accetta la bizzarra proposta. Il Ciccio la bacia.

E lei a sorpresa invece di giudicarlo per il suo rating sociale, dice: “Preferirei se facessimo questa cosa un’altra volta”. Come se fosse possibile, ma ora no.

“Non c’è un’altra volta”, dice lui. È la grande occasione prima del college.

Lei dice: “Sei ubriaco”.

“Ma anche tu!”

E qui la sorpresa: “No, in realtà io non bevo”.

“Tu bevi! Mi hai fatto comprare da bere”.

“Dovevo organizzare una festa”.

“Quindi non vuoi… ecco…”

“Non adesso” dice la figa. “Non mentre sei ubriaco. Ma grazie comunque”.

Ciccio piange.

La figa chiede: “Stai piangendo?”

“Sì. Era la mia possibilità… di avere te come ragazza per l’estate”.

Poi lui, ubriaco, per sbaglio le dà una capocciata e lei collassa. Fine delle possibilità con la figa. Poi arriva la polizia e Ciccio corre a salvare M. Cera: vediamo dov’era finito M. Cera.

M. Cera

M. Cera si trova nella situazione opposta a quella di Ciccio. Qui l’ubriaca è la sua spasimante, Becca.

Arrivato alla festa, l’amica di Becca gli fa: “Dov’eri, hai quasi rovinato tutto”.

“Cosa dice di me Becca? Che sono gentile?”

“No no, più tipo: oggi glielo succhio”.

“Cheee?”

“Già”.

“Ma è totalmente ubriaca… se vado con lei non è tipo poco etico?”

“No, se anche tu sei ubriaco”.

Allora M. Cera va in bagno e prova a ubriacarsi e allo specchio si persuade: “Dai, vuole solo succhiarti il pene. È una cosa buona”.

La tipa di M. Cera è per terra nel Gazebo.

“Ti aspetto da un botto, quanto ci hai messo?”

Gli offre una bottiglia.

Lui dice che è già troppo ubriaco.

Poi fa un brindisi con Becca: “Al rispetto per le donne, a chi rispetta le donne…”

“Sei un peso leggero. Io e te dovremmo andare di sopra perché devo dirti una cosa”.

“Dimmelo qui…”

“Non posso, perché è un segreto fra noi”.

M. Cera va di sopra. Vuole farle una dichiarazione. Ma lei gli si struscia addosso e lo butta sul letto. Comincia a sembrare il Male, lei. Lui è imbarazzato. Lei gli leva la giacca. La maglietta. Poi si sbottona la camicetta, canta e danza, fa un po’ schifo, è troppo ubriaca. Gli tira addosso la camicetta. “Vieni qui”. Lo bacia.

“Mi piaci tanto”, prova a dire lui.

Si baciano con la lingua.

“Sono bagnatissima. Chi c’è là sotto?? Hai un cazzo così liscio. Ora ti farò il più bel pompino del mondo”.

“Perché non continuiamo a baciarci?”

“Mi vuoi scopare?”

“Gesù. Scusa, aspetta, non credo che lo vuoi fare. Sei ubriaca”.

“Ti voglio dentro di me”.

“Me lo immaginavo diverso”

E lei: “Why do you have to be a bitch about it?”

“You just call me a bitch?” chiede M. Cera capendo di trovarsi in una situazione sbagliata.

E infatti, grazie alla provvidenza, qui lei vomita.

E ora ecco dove tutte e tre le storie culminano: arriva la polizia, McLovin se ne va con la polizia dimenticandosi che stava praticamente dentro la roscetta. Intanto Ciccio e McLovin devono scappare perché hanno comprato alcol e sono minorenni. Ciccio porta via M. Cera in braccio perché è il suo amico e finalmente si sono riconciliati dopo i dissapori.

Perché? Perché quella che doveva essere la storia di un’iniziazione diventa la storia di una conversione? Perché dal pagano – il rito di passaggio adolescenziale – si arriva al cristiano? Come mai Apatow è così disposto a inserire queste farraginose complicazioni in un meccanismo naturale come la ricerca della prima donna?

Nel ripasso, ho diviso le tre storie, ma vederle accadere simultaneamente ha del miracoloso. Vengo da un ambiente molto cattolico e conosco parecchia gente che vorrebbe che la realtà funzionasse secondo i desideri del suo parroco, ma non avevo mai visto realizzata così apertamente una visione per cui la provvidenza cospira sempre per dare un insegnamento alle persone.

Naturalmente, recensendo questi film si parla soprattutto delle loro piacevoli e sfrenate sconcezze.

Un’ultima cosa. Negli altri due film analizzati c’era sempre il tema della libera impresa: l’arrivo dell’amore si accompagnava all’intrapresa di attività economiche di successo. Negozio di stereo, bakery. Qui c’è una variante sottile, adatta ai più giovani.

M. Cera e Ciccio incontrano le rispettive amanti mancate il giorno dopo al centro commerciale. C’è una conversazione imbarazzata in cui tutti si chiedono scusa, specialmente quella che era ubriaca e ora è pentitissima: “Ti sei divertita ieri sera?” “In effetti non ricordo molto… Non ti ho vomitato addosso vero? Mi dispiace un sacco per tutto quello che è successo. Grazie per essere stato così carino con me…”

L’altra, la figa, ha un occhio nero. Il Ciccio si scusa in vari modi per l’occhio nero (ossia per averci provato da ubriaco), e la fa ridere, sorridere, e poi le dice: “Sì ma sul serio, scusa, mi sono comportato da idiota, non ti merito, scusa. Però sei bella con l’occhio nero”.

Detto questo, ammesse le colpe e la superiorità del Bene, le due coppie si riformano, e il bromance finisce con la tenera e appena appena ironica presa di coscienza che i rapporti tra amici maschi devono cedere alla missione più alta dell’amore. Ciccio e la figa vanno a comprare del trucco per coprire l’occhio nero della figa. Un esercizio commerciale, qui vissuto passivamente, rappresenta l’occasione concreta di mettere i rapporti su un binario di serietà e responsabilità. Un uomo e una donna si avviano verso il futuro, ottimisti, sotto il soffitto trasparente del centro commerciale, cittadini attivi, lucidi, col solido progetto di comprare del make-up.

Detto questo, chiuderò il capitolo Judd Apatow della mia vita e non lo menzionerò mai più in presenza di nessuno.

 

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