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Antiparos Blues

Scoprire il minuscolo paradiso naturale in cui trionfa un concetto di Estate senza legami pratici, che è anche uno dei pochi buoni esempi turistici.

Continua Studio Viaggi, una serie di pezzi incentrati su posti di vacanza, o perlomeno in cui si è stati a passare parte dell’estate, da leggere in queste settimane d’agosto, con cui vi accompagneremo nei prossimi giorni. Qui la prima puntata, Lanzarote, e qui la seconda, Capri. Buona lettura.

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Antiparos è un’isola minuscola, che appartiene al cosmo delle Cicladi. Pensate al suono della parola Cicladi. Cicale in forma geografica: un nome così dolce e cristallino che ricorda quello di un insetto marino, dotato di zampe come pantografi annodati all’aria sottile, ed elitre azzurre che danzano lungo canali invisibili. Antiparos è un’isola minuscola, che appartiene al cosmo dei luoghi dove una persona che pensa può abbandonare ogni sussiego e cominciare a pensare davvero, inventare, trovare e perdere, perché è abbastanza grande da non schiacciare le necessità dell’individuo ed è abbastanza piccola da non consentire sfruttamenti redditizi a oltranza.

Antiparos è un’isola minuscola, che appartiene al giro ristretto dei buoni esempi turistici: l’opposto del Salento ionico, l’opposto di certe zone della Liguria, l’opposto di certe aree campane, dove il caratteristico spirito italiano di volpi e gatti assume caratteristiche dimensioni di problema assoluto e dove non c’è gentilezza, e se c’è gentilezza la devi scambiare con un tocco di spirito truffaldino, e per non avere lo spirito truffaldino devi rifugiarti in rigidi protocolli basati sull’avidità del capitalista stagionale (la dolcezza meridiana diventa preda di demoni e mark up ossessivi, o infinitamente lussuosi). Anche una buona parte della Grecia è così, ma non Antiparos: dove si costruisce poco, dove ci sono ville meravigliose, dove non ci sono villaggi e il solo hotel possibile sarebbe il “Seagull Magique” di quella canzone che ascoltiamo figurando nel buio solare un’idea di Estate senza legami economici, senza legami pratici, uno status che non ha bisogno di dire perché gode di esserci e basta: la solitudine, la pelle bruna di qualcuno ma sempre in lontananza, suoni distanti, poco inquietanti, barche serali, luci lampanti.

Di tanto in tanto brillano allo sguardo fantasmi di cantieri, che qualcuno potrebbe identificare come “non-finito cicladico”

Antiparos è il paradiso degli architetti che amano progettare case-camaleonte, ed è qui che persino Rem Koolhaas aveva disegnato una villa mai costruita negli anni Ottanta, prima che cominciasse la sua avventura di edifici realizzati. I muri sono bianchi come la tradizione, gli angoli sono soffici come l’adobe. Di tanto in tanto brillano allo sguardo fantasmi di cantieri, che qualcuno potrebbe identificare come “non-finito cicladico”: mulini a vento ancora da dipingere con sopra scritto «For Sale», scheletri pronti per diventare armadi pieni di costumi e abiti lievi: stranezze e abusi, come accade spesso su tutte le rive mediterranee, ma con tanto vuoto fra un oggetto e l’altro.

Antiparos è un’isola minuscola, frequentata da sempre da inglesi norvegesi francesi, un manipolo di greci e un manipolo di italiani. Statunitensi colti, come in tutta la Grecia. Pochissimi asiatici. Tanti umanisti, professori, giornalisti, e persino un certo numero di letterati puri. Uno dei motivi per cui non riesco più ad andare altrove in vacanza è che sono letteralmente incantato da una piccola libreria che vende volumi improbabili e iperbolici, da Orson Welles vs. Hollywood a un vecchio numero dei Cahiers du Cinema degli anni Sessanta. Da un’antologia di scritti di John Cage alle uncorrected proofs di romanzi di Julian Barnes. Dai Gallimard sèrie noir anni Settanta ai Surkhamp anni Novanta. E in mezzo copie di Mad, riviste di grafica, eccellenti cataloghi rari o bizzarri e ogni tipologia di freak editoriale che possiate immaginare. La libreria, che si trova nella strada principale del paesino, e che quest’anno si è spostata per fare spazio a una farmacia che vende medicine naturali, è per me il simbolo pratico e filosofico del gesto mentale più importante, quando sei in vacanza. Andare in vacanza dalla vacanza. Estendere i limiti del tempo, dei libri che è possibile leggere, dei desideri di conoscenza, dell’impulso che muove verso la soddisfazione di una curiosità infinita. E quando l’odore della carta e le stimolazioni dell’altrove assoluto non bastano più, appare all’orizzonte questo blu duro e morbido, screziato e tagliato da vele improvvise, tubi di vento circolare lungo l’asse delle notti, caldo non asfissiante nel raggio del giorno.

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Antiparos è un’isola minuscola, che appartiene al gruppo geografico dove accadono cose come queste: Springsteen viene in vacanza, invitato da Tom Hanks, che ha casa qui, e va in un locale dove si suona quasi soltanto musica rock anni Sessanta e Settanta, prevalentemente britannica. Il Boss giunge nel buio locale ben armeggiato contro possibili riconoscimenti, ma qualcuno lo riconosce. Lo stile dell’isola, tuttavia, è “non rompere le palle”; perciò lui si avvicina al proprietario, un ex hippy che si è stabilito qui un’era fa. Lui non lo ha riconosciuto, e intrattiene la seguente conversazione:

Bella musica.

 Gia.

Solo inglese.

Già.

Niente di americano?

No. La musica americana fa schifo. No?

Sì, in effetti. Ma magari potresti mettere un pezzo della E Street Band

No, guarda. Quello mi fa più schifo di tutti.

Antiparos è un’isola minuscola, che appartiene al novero delle mete dove il tempo diventa acqua verde, e l’acqua verde diventa giorni migliori. Dove c’è una beach house che si chiama Nixon, con un menù da ristorante slow-food. Dove un ristorante tipico, come Pipinos, serve un pesce e forgia un pane a dir poco eccezionali. Dove persino la pizzeria italiana all’estero assume contorni di qualità. Dove un giorno, verso la fine del Diciottesimo secolo, un prete francese celebrò la Santa Messa in una grotta piena di candele ghiacciate messe al rovescio, e piena di candele sacre tenute da mani burrascose. Dove una spiaggia calcarea sulla punta estrema della terra è benedetta da una chiesa austera, quasi scandinava, dalle cui finestre smerigliate si può guardare un’altra spiaggia colma di nudisti di ogni età e grado di bellezza. Dove i bimbi sono trattati con i granelli morbidi della comprensione, e i teenager possono vivere la notte con una grazia sotto pressione. Alle tre di notte ci sono dj in ferie che salgono in consolle per sfida. Alle tre di pomeriggio ci sono panettieri stanchi e caffè freddo tenuti forti dalle dita di persone che vorresti al tuo funerale, o al tuo compleanno. Ogni tanto arriva un elicottero. Ogni tanto muore qualcuno, e prima che sia mattina le bare vengono portate sui ballatoi per non trasformare le vacanze degli ospiti in un film di Bunuel. Ogni tanto ci sono gare sportive, feste lussureggianti. Ogni tanto ci sono anche le nuvole, ma tra luglio e agosto è un evento piuttosto raro.

Antiparos è un’isola minuscola, ed è l’unico posto al mondo dove persino un principe del nervosismo e dell’ansia elettrica può abbracciare con la giusta tensione l’idea che la vita sia anche un oggetto di piacere circolare, più grande di te, a cinque o sei dimensioni.

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