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Anche le donne fanno ridere

Cattive ragazze come Kristen Wiigs o Tina Fey hanno dato la botta che serviva alla comicità americana

Per continuare a parlare di cinema in questa settimana piena zeppa di grandi schermi e proiezioni, pubblichiamo un articolo di Mariarosa Mancuso uscito per il numero 4 di Studio.

Se c’era un comico concentrato sul suo ombelico di maschio (verginità, femmine traditrici, paternità irresponsabile – diciamo l’ombelico per intendere quel che succede una spanna più sotto) era Judd Apatow. Ritrovarlo produttore di un women’s film come Bridesmaids – uscito nelle sale italiane ad agosto con il titolo Le amiche della sposa – è una sorpresa. Più del regista Paul Feig, già socio di Apatow nella serie Freaks and Geeks (adolescenti variamente disadattati, 18 puntate in tutto e un culto che dura da un decennio), qui contano le sceneggiatrici Kristen Wiigs e Annie Mumolo. La prima soprattutto: secondo Lorne Michaels, inventore e produttore del Saturday Night Live, sta nella lista dei tre o quattro migliori comici lanciati dallo show che rivelò il talento di John Belushi, di Bill Murray, e di quasi tutti quelli che ci fanno ridere.

Tina Fey, star e molto di più della serie 30 Rock, ha da poco pubblicato la sua autobiografia: Bossypants (con riferimento al fatto che 200 persone dipendono da lei per la pagnotta e la carriera). Non manca il tormentone su quel che fa ridere le donne, e su quel che invece fa ridere gli uomini. «La domanda più noiosa del mondo», attacca Tina Fey. «Ogni volta che dico “i maschi ridono per le battute assurde e grevi, mentre le femmine sono più attente ai caratteri e ai tic verbali” vedo la mascella di chi mi ha appena fatto la domanda cascare per lo sbadiglio». Dopo anni di gavetta (e di successi) finalmente ha trovato la risposta: la differenza tra i comici e le comiche sta nel fatto che i primi usano pisciare nelle tazze dell’ufficio. Non tutti, ammette. Ma si applica al caso la smania generalizzante dei maschi, che appena non capiscono una battuta ne deducono «le donne non sanno far ridere» (la lista comincia con Jerry Lewis e finisce, provvisoriamente, con Christopher Hitchens).

Tina Fey per sostenere Hillary Clinton contro Obama disse: «Le stronze sono i neri del futuro». Alla stessa scuola è cresciuta Kristen Wiig (tra i molti suoi personaggi, tutti fuori di testa, una fatina dei denti parecchio disgustata dal suo mestiere). In Molto incinta di Judd Apatow è la collega che spiega a Katherine Heigl, misurando le parole ma non lo sguardo che solo una femmina riesce a rivolgere all’altra femmina: «La tv ingrassa; ora vai a casa, sali sulla bilancia e torna con dieci chili di meno».

In Le amiche della sposa Kristen Wiig si riserva la parte della damigella d’onore, amica prediletta della sposa Maya Rudolph (era in American Life di Sam Mendes, incinta e in cerca di un luogo dove far nascere il pargolo). Sono amicissime, eppure l’annuncio del matrimonio getta la damigella nel più profondo sconforto. Non riesce a nasconderlo, e l’amica se ne ha a male: «Non potresti farmi gli auguri e sparlare alle mie spalle come fanno tutte?». La sfigata invita il gruppetto, che ha addosso gli abiti da cerimonia appena comprati, a pranzo in un localaccio brasiliano da intossicazione alimentare. Con tremende conseguenze.

La classica scena volgare da film di Judd Apatow, lamentano i critici convinti che la comicità non possa essere sgradevole («non ha parolacce», è il commento su certi cinepanettoni con pretese). Sbagliato. La scena – garantisce il produttore – l’ha voluta fermamente Kirsten Wiig. E aggiunge: ha respinto situazioni più delicate proposte da me, e io ne ho respinte di più grevi proposte da lei. Almeno su questo la parità è raggiunta, Tina Fey dovrà più rispondere a certe domande (quanto all’abitudine di pisciare nelle tazze, tante cose indispettiscono i maschi, comici e no: per pareggiare basta sceglierne una e praticarla).

Se Bridesmaids non avrà successo, nessun produttore farà mai più un film tutto di donne. Questo sostenevano le malelingue, smentite dagli incassi fin dal primo fine settimana (uscito il 13 maggio, costato 32 milioni di dollari, ne ha incassati finora 123 soltanto negli Usa). Scampato pericolo, quindi. Non passeremo il resto della nostra vita di spettatrici a vedere solo insulse commedie romantiche (di non insulse, negli ultimi decenni ne esistono pochissime). In effetti i women’s film facevano molto piangere, ma facevano anche molto ridere. Basta mettere a confronto Donne di George Cukor (anno 1939, una di loro morde la rivale al polpaccio, dopo essersi leccata le labbra) con lo spento remake del 2007 firmato Diane English.

Nel nuovo filone dovrebbe trovar posto anche Sarah Silverman di Jesus is Magic e del Sarah Silverman Show in onda a partire dal 2007 su Comedy Central. Anche lei l’anno scorso ha pubblicato un’autobiografia, intitolata The Bedwetter: Stories of Courage, Redemption, and Pee (La piscialetto, se mai volessero tradurla in italiano). Delle magnifiche tre – a cui bisogna aggiungere almeno Amy Poehler, la finta Hillary Clinton a fianco della finta Sarah Palin di Tina Fey – è la più oltraggiosa: con una sola battuta scorretta riesce a offendere parecchie suscettibilità (donne comprese, che quando non fanno le comiche tendono a prendersi parecchio sul serio). Cominciò anche lei al Saturday Night Live, la cacciarono dopo un anno perché il suo modo di far ridere colpiva “troppo sotto la cintura”. Nessuna delle tre, splendide quarantenni o poco più, ha bisogno di imbruttirsi per strappare la risata. Naturalmente Sarah Silverman lo dice molto meglio: «Tutti lodano il mio collo da cigno. Misura 15 centimetri, a riposo».

 

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