Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Studio!

Attualità Cultura Stili di Vita

Seguici anche su

+60k
+16k
+2k
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

Alfabeto Venezia

Dalla A alla Z, cos'è successo alla 74esima Mostra del cinema fino a questo momento, secondo il nostro inviato.

Acqua

Inteso come: La forma dell’acqua di Guillermo del Toro, una figata pazzesca. Ma anche i temporali del Lido, un grande classico di stagione. Più che di cinema, la cosa di cui si parla di più da queste parti è il tempo.

 

Barbera

E champagne. È un coro unanime: «Quest’anno Venezia si è magnata Cannes». Il direttore Alberto Barbera gongola. Un ufficio stampa incrociato di fronte al Palazzo del cinema non ci sta: «Invita sempre gli stessi, di Clooney ormai sappiamo pure quanti peli ha nel culo».

 

Clooney

Al di là dei dettagli anatomici (vedi alla lettera B), è iniziata da qui la sua campagna per la futura presidenza degli Stati Uniti. Accompagnato dalla sacra famiglia (Amal è in formissima! I gemellini sono vestiti da gondolieri! Questo interessa alla stampa inviata, mica altro), ha presentato Suburbicon. Una commedia piena di stronzi e di sangue scritta dai Coen anni fa che oggi nelle mani di George diventa un perfetto programma elettorale Dem: i bianchi sono brutti e cattivi, i neri più belli e buoni di Barack e Michelle.

 

Documentari

«Finalmente sono considerati al pari del cinema vero», mi dice Daniel McCabe, regista del bel This Is Congo. Nella categoria, menzione speciale a Ex Libris di Frederick Wiseman (in concorso), che parte dallo stato attuale della biblioteca di New York per stilare un trattato sociologico sulle città di oggi e i loro abitanti. Il più figo di tutti è Ryuichi Sakamoto, che in Coda (fuori concorso) riflette sui corali di Bach e lo scioglimento dei ghiacci. Il più matto Jim Carrey, che per la parte di Andy Kaufman in Man on the Moon di Miloš Forman entrò un po’ troppo nel personaggio.

 

Excelsior

L’albergo di lusso più brutto del mondo resta lo snodo inaffondabile della Mostra. Nelle porte girevoli ci si scontra coi visagisti delle dive e con le starlette della fiction nostrana.

 

Feste

Sempre più inesistenti o, quando esistono, sempre più brutte. Non ci sono soldi, ma neanche inviti. O meglio: sembra impossibile perfino quello per il cocktail della Garfagnana Film Commission, a cui comunque non avevi chiesto di andare. Poi dice perché, a quelle due-feste-due, ci vai in ciabatte (io).

 

Genere

Inteso come: cinema di. I registi italiani vogliono fare tutti Jeeg Robot. O quantomeno sperare in quel successo. Quindi gangster, musical, eccetera. Nella prossima stagione vedremo napoletani camorristi, napoletani neomelodici, napoletani d’animazione. Forse andava messo sotto la N di Napoli.

 

Hollywood

Si è ripresa la Mostra, o almeno così si dice. A Cannes ci vanno gli auteur, qui passano appunto Del Toro e Clooney ma pure Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (che dovrebbe vincere tutti i premi possibili) e Mother! di Darren Aronofsky (che dovrebbe vincere tutti i lanci di uova marce possibili). Poi gli americani corrono ai festival di Telluride e Toronto, ma lì mica c’è l’Harry’s Bar.

ITALY-CINEMA-VENICE-FILM-FESTIVAL-MOSTRA

 

Ingresso in sala

A Cannes come parte il film non ti fanno più entrare. Giustamente. Qui da quest’anno hanno cominciato a tirarsela: ti facciamo entrare anche dopo mezz’ora, ma prima devi farti un po’ di anticamera. I migliori sono i ritardatari che, una volta piombati nel buio a film iniziato, pretendono pure di scegliersi il posto.

 

Latina

Là dove c’era Ground Zero (e cioè il buco su cui sarebbe dovuta sorgere una nuova mega-sala, poi stoppata dall’amianto) ora c’è una città del Lazio. La facciata fascista del Casinò si rispecchia in un nuovo piazzale di pietra bianca stile L’amico di famiglia di Sorrentino. C’è anche una fontana, che il primo giorno non funzionava.

 

Madrino

Alessandro Borghi, che conduce le serate di apertura e chiusura, si è stufato di questa definizione. «Mollica mi ha detto di usare “cerimoniere”». Seguiamo tutti il verbo del Tg1.

Netflix

Dopo l’invasione a Cannes, porta alla Mostra Le nostre anime di notte, starring i Leoni alla carriera Robert Redford e Jane Fonda, e Suburra, il serial-prequel. E se la mena. Pochissima attività stampa, pattuglie di uffici stampa internazionali che ti minacciano via mail se parli con qualcuno della serie, però anche l’unico party degno di questo nome. La Tv è il nuovo cinema.

Our Souls At Night Premiere - 74th Venice Film Festival

Opera lirica (nei film di Omosessuali)

L’ultimo è Marvin di Anne Fontaine, racconto di formazione gay né bello né brutto dove al primo appuntamento parte Casta Diva. Ormai serve una moratoria internazionale.

 

Profughi

Quelli dell’artistar (si dice? Lo dico) Ai Weiwei dividono le platee. Il suo Human Flow per alcuni è un toccante saggio sulle migrazioni del nostro tempo, per altri un vanity project che estetizza a volo d’elicottero le tendopoli di mezzo mondo. Indovinate da che parte sto.

 

Q&A

Il dibattito, sì. L’hanno aggiunto in coda ad alcuni film, non ho capito bene seguendo quale logica. Non ne so molto di più, ma trovate voi un’altra cosa da mettere sotto la Q.

 

Ristoranti

Al Lido lavorano per dieci giorni l’anno, e te lo fanno pure pesare. L’oste/cameriere tipo sbuffa persino davanti a domande del tipo: «Posso avere una forchetta per mangiare la pasta?». Quelli che sorridono son così pochi che ormai da loro bisogna prenotare con un anticipo che manco Bottura.

 

Sicurezza

A volte sì, a volte no. È lo stile dei controlli alla Mostra. Il primo giorno sono entrato al Palazzo del Cinema senza manco uno sguardo veloce dentro la borsa: anche a non essere allarmisti, così la paura degli attentati ti viene. Ma abbiamo i migliori servizi segreti del mondo, già, speriamo.

 

Trump

È l’ossessione di tutti gli americani presenti, ancora più dei nostri cinematografari minacciati dai tagli al Fus ai tempi di Silvio. Se la domanda su Donald non la fanno i giornalisti (caso raro), sono loro ad attaccare da soli. E a non fermarsi più. Woody Harrelson è il più incazzato di tutti.

 

Undici giorni

Sono troppi per un qualsiasi festival, figurarsi Venezia. «Ma cosa dici! Ma sei pazzo! Ma non accorciamolo mai! È l’unico modo per stare un po’ lontani da Roma», dicono amici del Pigneto accreditati.

 

Vecchi

È il loro anno. Redford-Fonda ma anche Helen Mirren e Donald Sutherland in The Leisure Seeker di Paolo Virzì, Judi Dench alias la regina Vittoria e Michael Caine nel documentario sulla Swinging London My Generation. I produttori hanno capito che al cinema ci vanno sì i ragazzini, ma pure i vecchietti. Il problema sono gli adulti nel mezzo. Che infatti si guardano le serie sul divano.

 

Zucchero

Inteso come: Adelmo Fornaciari. Cioè il suo sosia. L’ho incrociato il primo giorno, accanto a quello di Pavarotti. Non mancano mai, ora che il principe Giovanelli se n’è andato sono loro gli ultimi baluardi dello struscio sul Lungomare Marconi.

54da1fe3c06675ff4ccfe97c_undici-logo-white.jpg