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Il pop si fa (il) web

Che strana cosa il pop. Di questi tempi vuol dire tutto e niente: è kitsch ma anche chic, è cool ma anche trash, glam ma anche street. Internet c’ha messo del suo in questo allargamento (o, per meglio dire, dilagamento) contribuendo a fare da collante culturale e transnazionale tra i media più disparati. Non sono certo io che vi devo illuminare sullo sconvolgimento che la rete ha portato alla stampa specialistica, con blog che diventano libri (tipo Sartorialist, BLDGBlog, Street Boners) e siti che diventano più influenti delle riviste stampate (il furbo Huffington Post, ad esempio). Senza contare il pop che nasce dal web stesso, con user di YouTube (Justin Bieber), web comic (ForeverAlone) o perfino animazioni gif che diventano icone del nostro tempo.

Ma se da un lato abbiamo meme che “sfondano” su Facebook da gated communities di geek tipo 4chan, dall’altro c’è il pop serio (magari diciamo mainstream?) che vuole la propria fetta di internet. Una volta, per esserci davvero, per mettere la tua etichetta sul Gusto™, dovevi aprire ristoranti o brand di moda, adesso (dopo aver aperto ristoranti e brand di moda) devi farti un sito o una webzine – o come minimo una newsletter. Oggi ai rapper più pop (Kanye West e Jay Z su tutti) non bastano più qualche rima colta, l’occasionale cover di George Condo o l’accenno a Flavin e Hirst nei videoclip, e così la rete si innerva di ego-propaggini più o meno ridicole, dall’inquietante sito comico con stand-up tour annesso di 50 Cent al webmag street/lusso di Jay Z.

Su quest’ultimo in particolare si possono trovare una serie di articoli e video che stabiliscono in maniera piuttosto ridondante lo stile del noto proprietario, che spazia prevedibilmente dall’architettura al collezionismo, dal design all’immancabile street art. Tra i reperti il sito esibisce anche un’incestuosa (manco a farlo apposta, la chiama “sorella”) quanto breve intervista con l’amica celebrity Gwyneth Paltrow, che restituisce il favore su Goop, la newsletter stile lecool che s’è fatta lei. Ovviamente questa manciata di scambi tra amici, sparsa su pochi bit nel mare della rete, ha trovato nella stessa una cassa di risonanza decisamente sproporzionata rispetto al contenuto (Breve riassunto: “Jay se l’uomo più figo della terra, com’è che ti sei fatto il sito?” “Così, c’avevo voglia… ma tu canti anche? Che figata”). Quello che poteva essere riassunto in un paio di Tweet, nella giusta cornice pseudo-editoriale diventa l’ennesima amplificazione del minestrone internettiano, un gioco di rimbalzi che fabbrica pop come manco la factory di Andy Warhol.

Se una volta l’hic et nunc era un fattore chiave per accedere al gossip, adesso invece di paparazzi e tabloid le celebrity hanno i loro canali personali per seminare il proprio ego nei newsfeed dei propri adepti – sempre più spontaneamente e coscientemente del medium in uso. Basta paragonare il sex tape di Pamela Anderson (che ai miei tempi girava su dischetti clandestini da un mega e quattro) alla fellatio in notturna di Paris Hilton (che grazie a blog e peer-to-peer l’ha resa una celebrità internazionale prima ancora che da noi si sapesse chi fosse). Anche i rapper sopracitati hanno capito bene il meccanismo, o perlomeno ci sono finiti in mezzo per ritorno personale o semplice spavalderia. Di recente il già menzionato Kanye s’è messo a mandare foto delle proprie pudenda direttamente via MySpace, confermando che il buzz di Internet è strutturalmente perfetto per veicolare il suo egocentrismo, e 50 Cent – nel contesto di un beef che molti danno per fake – ha sguinzagliato sul proprio sito un sex tape con dentro una ex del rivale Rick Ross.

Insomma, man mano che le celebrities si rendono conto del potenziale infinito della rete, la cultura pop – che già di suo è convergente – diventa sempre più autosufficiente e delirante. L’avete visto per esempio lo spot del caffè di David Lynch? Altro che organic, per me al posto dei chicchi ci mette dentro gli scarrafoni di Velluto Blu.

 

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