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Piperno sottovalutato?

Oggi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera scrive dello scrittore Alessandro Piperno e del suo ultimo romanzo Inseparabili. L’editorialista si chiede come mai uno dei più bei romanzi italiani, a detta sua, non sfondi e  non scali le classifiche come dovrebbe.
Scrive Battista:

La combriccola dei pipernisti, troppo ironica e auto-ironica per lamentare le nequizie del genio incompreso e del capolavoro misconosciuto, si interroga sulle ragioni di un successo mancato, ma soprattutto sulle ragioni di un’ostilità cocciuta della critica nei confronti di Piperno. Anche Philip Roth venne massacrato per “Il lamento di Portnoy”, accolto con una certa freddezza dalla società letteraria americana, esattamente come era accaduto a Saul Bellow. Piperno, che di Bellow e di Roth è l’erede italiano, risulta misteriosamente “antipatico” a una Repubblica delle Lettere solitamente pronta a elargire attestati di grandezza a delle mezze calzette.

Piperno non piace alla critica, sostiene Battista, perché è come i suoi personaggi: “nevroticamente sgradevoli e portati sempre a vedere il lato negativo delle cose”.

Gusti a parte, lo scrittore divide. C’è chi lo ammira senza se e senza ma e chi, a prescindere, lo detesta. Battista è fra i primi e lamenta l’assenza di un contro-establishment Piperniano senza se e senza ma.
“Leggetelo: impossibile che non vi ravvediate”, chiosa l’editorialista del Corsera.

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