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Perché nessun poliziotto a New York arresta Banksy?

Il blog di Banksy Better Out Than In, che ospita immagini delle opere svolte dall’artista durante il mese che sta trascorrendo a New York, ieri recava una scritta laconica e per certi versi inquietante: «L’opera di oggi è stata cancellata a causa di attività di polizia». Che Banksy, coi suoi stencil e le sue vernici spray su muri privati, vada contro la legge americana è cosa nota. Ciò che rimane meno chiaro è perché nessuno ha mai pensato di arrestarlo.

La risposta è in un articolo di ANIMAL New York, che spiega con dovizia di particolari il rapporto controverso tra Banksy e la legge americana. Il sindaco uscente della Grande Mela, Michael Bloomberg, la settimana scorsa ha preso una posizione ben definita sulla vicenda, chiamando l’opera di Banksy «graffiti, non arte» e auspicando il suo arresto.

In realtà, la vicenda è più complessa: dal canto suo, il New York Police Department ha dichiarato di non stare procedendo contro l’artista perché non ha ricevuto denunce da parte dei proprietari dei beni “graffitati”. Cosa che peraltro non sorprende, visti i prezzi a cui le opere di Bansky vengono vendute. La finta frase di Platone scritta su una porta a Greenpoint, per esempio, è già stimata valere una cifra compresa tra i 20.000  e i 40.000 dollari, mentre i muri arrivano a valori a sei zeri.

Eppure, la legge in materia è chiara: chiunque danneggi una proprietà senza il consenso del proprietario è punibile con fino a un anno di reclusione. Gli stessi tribunali di New York non hanno fatto distinzioni tra opere d’arte e atti di vandalismo duro e puro, finora. Ma quando un muro – pur deturpato – vale un milione di dollari, le cose cambiano.
 

Nella foto: La falsa citazione di Platone di Greenpoint.

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