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Perché il Financial Times vale così tanto?

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Soltanto due anni fa, in questo stesso periodo dell’anno, Jeff Bezos acquistava il Washington Post per 250 milioni di dollari. I dati del Wapo, all’epoca, erano più o meno questi: una tiratura di 472.000 copie, e una perdita di 53 milioni su un fatturato di 582 milioni. Il Financial Times, oggi, tira 737.000 copie, con un guadagno netto di 34 milioni su un fatturato di 518 milioni (dati del Wall Street Journal). Il FT, ieri, è stato acquistato dal media group giapponese Nikkei per 1 miliardo e quattrocentomila dollari.

I dati di vendita e il fatturato dei due quotidiani sono molti simili, eppure PostTimes sono stati valutati con due pesi estremamente diversi. Perché?

Quartz ha, in breve, evidenziato alcune differenze sull’operato dei due media negli ultimi anni, che sono stati anni di crisi, di ricollocamento di capitali, di cambi di linea editoriale. Differenze che, molto probabilmente, hanno influito anche sul prezzo di vendita. Nel 2009, ad esempio, il Washington Post ha chiuso tutte le sedi di corrispondenza negli Stati Uniti e molte altre all’estero. Ha continuato a proporre un ottimo giornalismo (e ancora molti premi Pulitzer) abbassando, però – scrive Quartz – le ambizioni, o quello che potremmo chiamare “il tiro”. Il Financial Times, invece, ha scelto di diventare il miglior narratore del mondo in teatri come la Russia, il Medio Oriente, la Cina. Di approfondire, in modo costante, alcuni topics, trovando le notizie anziché seguendole quando, periodicamente, queste vengono a galla (l’attenzione su un argomento come il petrolio, ad esempio). Proponendo, insomma, pagine uniche, non soltanto migliori. Nikkei, evidentemente, ha apprezzato.

 

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