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Perché Frozen ha conquistato il Giappone

Il cartone animato della Disney Frozen ha letteralmente conquistato il Giappone, dove è arrivato al cinema solo a metà dello scorso marzo (sia in Italia che negli Usa era invece uscito nelle sale alla fine del 2013). Da 15 settimane consecutive è primo al box office nipponico. E sempre in Giappone, in realtà,  ha già battuto altri record: è infatti il film in 3D con il maggior successo di sempre, davanti anche ad Avatar,  e fino a ora ha incassato 231 milioni 800 mila dollari, meno solo di TitanicLa città incantata. Gli incassi di Frozen in Giappone (il cui titolo, tradotto, è diventato Ana e la Regina delle nevi) corrispondono al 19 per cento di quelli mondiali e sono inferiori solo a quelli registrati negli Usa (32 per cento), anche se la popolazione giapponese è meno della metà di quella americana.

Questo enorme successo è comprensibile solo analizzandone diversi aspetti. Da un lato, è legato alle caratteristiche proprie del cartone e che lo hanno reso un prodotto apprezzato in molti altri Paesi: la trama incentrata sul forte legame tra due sorelle, di cui la maggiore ha il potere di trasformare tutto in ghiaccio, supera il tradizionale stereotipo della principessa Disney, come anche quello del principe azzurro che risolve ogni problema e rompe gli incantesimi (in questo film d’animazione, a dire il vero, il principe azzurro si rivela essere un traditore).

Dall’altro lato, una storia il cui lieto fine è frutto della forza e determinazione dei personaggi femminili è molto apprezzata in Giappone grazie all’importanza delle questioni di genere nella società nipponica. Anche se le ragazze giapponesi sono tra le più istruite al mondo, in media guadagnano il 30 per cento in meno dei loro concittadini uomini e solo il 63 per cento di loro lavora (per un Paese ricco come il Giappone, è una percentuale abbastanza bassa). Per superare queste disuguaglianze, il primo ministro nipponico Shinzo Abe ha lanciato una campagna il cui obiettivo è passare, entro il 2020, dal 3 al 30 per cento di donne che ricoprono ruoli manageriali nel governo giapponese. Anche il Pil, come mostra il grafico seguente, ne trarrebbe giovamento.

(via)

 

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