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NewsRight: una tassa per gli aggregatori di news?

Grandi movimenti nel mondo degli aggregatori di notizie, quei siti che coprono le news sulla base del lavoro di altre fonti (agenzie di stampa, giornali, riviste, blog…). La Associated Press insieme ad altre 28 società del settore (tra cui la New York Times Co., Washington Post Co., McClatchy, Hearst Newspapers) ha dato alla luce a NewsRight, iniziativa che punta a colpire quei siti che, sfruttando materiale altrui, vende pubblicità o abbonamenti agli utenti, guadagnando senza che alla “sorgente” delle news vada nulla. La soluzione che NewsRight propone è il pagamento di una tariffa unica all’azienda rappresentante dei grandi marchi del giornalismo mondiale, una sorta di “permesso all’aggregazione delle notizie”. L’obiettivo è quindi quello di colpire chi basa il proprio business sulle news senza pagare chi le notizie lo scova e racconta per primo.

Secondo quanto raccontato da Peter Osnos sul sito dell’Atlantic Monthly, il progetto punterà in un secondo momento al “controllo” dell’utilizzo di altri contenuti come i video e foto. Alcuni dei siti che saranno bersaglio dell’iniziativa, i più sfacciati, sono già stati individuati e inseriti in una sorta di black list.

L’antenato di NewsRight è News Registry – un programma che l’AP utilizzava per “scovare” sul web i siti che si appoggiavano al suo servizio ricavandoci soldi e senza pagare l’agenzia giornalistica – di cui è una versione potenziata e co-finanziata dai maggiori giganti del settore informativo. David Westin, Ceo di NewsRight, ha spiegato a Poynter che spera di riuscire ad “alterare la condotta del mercato”, una missione riassunta della domanda-dilemma: “Quando valore riusciamo a creare con le news e quanto riusciamo a far ritornare ai produttori?”

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