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New York Times sospende giornalista per tweet molesti

Alla fine è successo. Il New York Times ha sospeso una sua giornalista per un utilizzo “inappropriato” dei social media. Nello specifico si tratta di Andrew Goldman, freelance “colpevole” di avere risposto piccato su Twitter ad alcune critiche di un suo pezzo.

Alcuni hanno accolto la decisione come inaspettata, per due motivi. Il primo è che, a differenza di altri (per esempio la Bbc e Sky News), il New York Times non ha una policy scritta per l’utilizzo dei social media. La seconda è che Goldman è un freelance. Tuttavia il Nyt ha spiegato di ritenere i collaboratori esterni responsabili della loro immagine sui social media tanto quanti i membri della redazione «perché non sempre i lettori sanno distinguere tra freelance e staff writers».

I precedenti, in ogni caso, non mancano. Lo scorso inverno la CNN avvea sospeso un commentatore per dei tweet giudicati «offensivi» (aveva preso in giro i giocatori del New England Patriots durante il Superbowl). Una giornalista del New York Times, poi, aveva scatenato una controversia per alcuni tweet, giudicati come politicamente schierati, ma non erano seguite conseguenze disciplinari. Lei era Judy Rudoren, la corrispondente del Nyt da Gerusalemme: potete leggere la la sua storia qui.

 

 

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