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La questione orientale disegnata

L’11 settembre 2001 ha cambiato la vita di tante persone. Tra queste c’è Ted Danforth, tipografo ed editore, che dopo la caduta delle Torri Gemelle ha cominciato a studiare in maniera assidua «quelli che potrebbero sembrare gli eventi casuali della storia, ma che in realtà sono manifestazioni di dinamiche che risalgono all’inizio dei tempi». Dan si è concentrato sul conflitto tra Occidente e Oriente, raccogliendo un’enorme mole di materiale sul tema; un lavoro culminato nella stesura di The Eastern Question: un libro di 108 mappe spiegate che ripercorrono tre millenni di storia. Dai Persiani e Alessandro Magno fino ad arrivare agli attuali titoli di giornali. Uscita lo scorso ottobre, l’opera assume ancora più rilevanza in questi giorni.

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Atlas Obscura sottolinea la prospettiva occidentale di Danforth, che si riferisce all’oriente come al luogo «da cui arrivano i problemi», riferendosi già alle invasioni di mongoli e turchi. L’obiettivo del libro è infatti quello di offrire una panoramica su cosa sia successo a partire dalla caduta dell’impero Ottomano, frattura che ha generato effetti di lungo termine secondo l’autore non ancora risolti. Nel sottolineare come la questione sia più che mai aperta oggi, Danforth ha illustrato la sovrapposizione delle mire irredentiste di Siria, Israele e ora Isis – citando il sogno della “Grande Siria” e la risoluzione Onu del 1947 fino ad arrivare alla campagna dello Stato islamico, a cui si riferisce con l’espressione «classic Islamic rebel state».

Tra le questioni ancora aperte c’è anche la crisi ucraina, nella sua ricostruzione scatenata da tre dinamiche geopolitiche antitetiche: deserto & siccità, oriente & occidente, ordine & frammentazione, a cui dedica interi capitoli del libro. Danforth tuttavia, non ha la pretesa di offrire un modello su cui basare previsioni future, e intervistato da Atlas ha risposto, «quanto sono affidabili le previsioni dei meteorologi? Io sto osservando queste dinamiche come fenomeni naturali», partendo dall’assunto di inscindibilità tra storia e geografia.

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