14/06/2012 In breve

La New York di oggi, immaginata nel 1962

Stampa

Come immaginavamo il 21° secolo nel 1960? Spesso ci siamo imbattuti in un futuro fatto di veicoli volanti, grattacieli futuristici e altre invenzioni tipicamente sci-fi che non si sono poi mai realizzate. Questo è un articolo del celebre New York Times Magazine, datato 1962 e redatto dall’allora sindaco, che descriveva (a dire il vero, molto più verosimilmente) la Grande Mela del 2012 (su retronaut.co si possono vedere le immagini in alta definizione). Fu steso in occasione dell’apertura della Philarmonic Hall del Lincoln Center. Così scriveva Robert F. Wagner, che ricoprì il mandato per tre mandati dal 1954 al 1965:

«Alla luce della nostra padronanza su materiali e tecniche, praticamente tutto è possibile, fisicamente e tecnologicamente (…). Possiamo tranquillamente affermare che nel 2012 New York sarà una città dove le razze e le nazionalità si incontrano e mescolano liberamente (…). Ancora più che oggi, lo spirito prevalente nella città sarà quello dell’impresa individuale, dell’opportunità economica, del fermento sociale e del “cultural excitement”».

«Non credo» continua il Wagner «che più di 8 milioni di persone – l’attuale popolazione di New York – potranno vivere negli odierni confini dei cinque quartieri. Infatti Manhattan, parte di Brooklyn e il Bronx potrebbero essere, in una qualche maniera, decongestionati (…). Quelle che oggi chiamiamo periferie saranno quasi interamente integrate nella città, almeno per quanto riguarda la densità abitativa (…). Ney York City sarà il nucleo di una grande città tri-statale (New York, New Jersey e Connecticut, ndr) con una popolazione variabile dai 25 ai 50 milioni di persone».

«Molti New Yorkers potrebbero ormai spostarsi dalla periferia alla città (…) con veicoli “rocket-powered” sospesi su monorotaie, o su grossi elicotteri a decollo verticale».

L’analisi dell’allora sindaco si snoda poi verso l’argomento media, prevedendo molti meno giornali ma con una maggiore diffusione, e una grande copertura televisiva. Tutto sommato previsioni non troppo irrealistiche, quelle di Robert F. Wagner. Un unico punto è sfuggito alla sua analisi: si chiama internet.

 

 

(via Retronaut.co)