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La mappa delle no-fly zone di Usa e Ue

Tra tutte le notizie e le supposizioni sulla recente caduta dell’aereo russo nella regione del Sinai, si fa sempre più strada l’ipotesi che l’incidente sia stato causato da una bomba. Immediatamente dopo la caduta dell’aereo la penisola del Sinai è stata inserita nella lista delle no-fly zone, una scelta che secondo Ian Petchenik di flightradar24 «non avrà un effetto drammatico sul volume di viaggi, ma causerà un allungamento dei tempi di percorrenza perché tante compagnie devieranno il loro percorso».

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Il Washington Post ha realizzato una mappa che mostra tutte le no-fly zone presenti nella lista della Federal Aviation Administration americana: l’Ucraina è l’ultima aggiunta, che segue quelle di Siria, Iraq (ad agosto del 2014), Yemen e Somalia, senza dimenticare la Corea del Nord. Le destinazioni sono condivise anche dalla European Aviation Safety Agency, l’ente europeo che regola le tratte aeree, che è però meno centralizzato e lascia l’onere di vietare il volo su alcune zone ai governi locali. Come mostrato dalle cartine, sono davvero poche le zone dell’Africa e del Medio Oriente esenti dalle restrizioni.

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Nonostante alcune compagnie, tra cui Air France, Emirates, Etihad e Klm circumnavighino da tempo l’area, la penisola del Sinai era considerata a rischio «a causa di attività di insorgenza» ed era nella lista dei paesi da sorvolare a più di 26 mila piedi (circa 8 chilometri). Una precauzione che però non ha aiutato: il Metrojet Flight 9268 è scomparso dai radar mentre voleva a un’altezza di oltre 9 chilometri.

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