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Il partito pirata arriva in Italia (partendo da Trento)

Dopo aver conquistato un seggio nel Parlamento Europeo (in quota Svezia) nel 2009 e aver ottenuto l’8,9% dei voti alle ultime regionali nel land di Berlino, il Partito Pirata punta verso lo Stivale. La decisione, ufficializzata con un comunicato stampa-post sul sito del partito, è stata presa a Trento, dove tra il 10 e il 12 novembre si è tenuto l’Internet Governance Forum.

L’obiettivo è ovviamente la difesa delle libertà digitali, ma anche quella di rispondere ai numerosi “tentativi di imitazione” del movimento che i suoi membri denunciano aver visto nascere negli ultimi mesi. «Non siamo neanche in campagna
elettorale», si legge nel comunicato del partito, «e già sono nate le liste clone. Una in particolare, usa il nostro nome e i nostri simboli ma certo non i nostri contenuti». Quel che è peggio, proseguono i “pirati”, pare che questi partiti-clone non abbiano affatto a cuore le tematiche piratesche. Anzi: sono nati «su iniziativa di persone e ambienti legati alle major, di tutto si occupano meno che di difendere il diritto delle persone alla condivisione della musica, dei saperi, della cultura. Si chiamano pirati ma sono gli avversari dei pirati».

Ma come sarà il Partito pirata italiano? Si baserà ovviamente sui modelli che tanto successo stanno avendo nel nord Europa e avrà un’organigramma snello, che verrà creato «in rete, con forme e modelli che decideremo tutti assieme». Nel frattempo, implorano ancora una volta di diffidare dalle imitazioni e di chi usa la bandiera della filibusta a mo’ di cavallo di Troia per politiche liberticida.

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