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Il museo cinese che chiude perché ha troppe opere false

Il museo Jibaozhai è stato aperto in pompa magna nel 2007, nel villaggio di Erpu, Jizhou, in Cina. È costato 540 milioni di yuan (67 milioni di euro) ed era dotato di un’enorme collezione di circa 40 mila pezzi. Il problema, si è scoperto, è che la maggior parte delle opere custodite sono false, e lo scandalo che ne è scaturito ha portato alla sua chiusura.

Secondo il National Post a scoprire la truffa sarebbe stato lo scrittore cinese Ma Boyong, che in una sua recente visita aveva notato alcune imperfezioni e stranezze nelle opere  in esposizione. Ad esempio, alcuni pezzi venivano descritti come molto antichi, risalenti a quattro mila anni fa, anche se presentavano di incisioni in cui comparivano caratteri alfanumerici moderni, diffusi solo dal XX secolo. Un’antica porcellana, invece, veniva fatta risalire alla Dinastia Tang anche se era realizzata con una tecnica molto più moderno rispetto all’era indicata.

E non è tutto: pare che il museo non sia mai stato ben accetto tra i cittadini di Erpu, che avevano firmato in massa (1500 persone) una petizione contro la sua costruzione. Il direttore dell’ente, continua il National Post, era Wang Zongquan, che ricopriva contemporaneamente la doppia carica di responsabile locale del Partito comunista cinese e di direttore del museo, particolare che ha contribuito a sollevare molti dubbi attorno alla vicenda.

Secondo lo studio del curatore artistico Shao Baoming, «almeno la metà delle opere esibite» dal Jibaozhai Museum sarebbero false. Secca la replica del direttore Zongquan, secondo il quale «nemmeno gli dei saprebbero dire se sono originali o contraffatte». Nonostante ciò, il museo ha comunque chiuso.

 

Immagine: alcune delle opere contraffatte che erano esposte nel Jibaozhai Museum

(via)

 

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