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08:13 martedì 9 giugno 2026
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.

Il film del Grande Gatsby, del 1926

30 Maggio 2012

Il Grande Gatsby, nuovo film di Baz Luhrmann, atterrerà nelle sale italiane solo nel 2013, ma da quando il trailer è stato diffuso e si è saputo che utilizzerà la tecnologia 3D sta facendo parlare moltissimo di sé. In più, come nel più tipico stile di Luhrmann, ci saranno i soliti cortocircuiti tra presente e passato, contemporaneità e tempo letterario, nell’estetica e nella colonna sonora: non è niente di geniale, e si era già visto in Romeo+Giulietta e Moulin Rouge, con Christina Aguilera (sic) e Pink (SIC) per quest’ultimo o Des’ree e i Garbage per il primo. Di certo, per quanto riguarda la trasposizione filmica del romanzo di Fitzgerald, ci sarà la presenza di “No Church In The Wild” di Jay Z e Kanye West (è bene spendere due paroline anche sul trailer de I Miserabili, uscito oggi: la prima impressione è che si avvalga di un patetismo epico piuttosto kitsch. Ma è soltanto un trailer, ancora).

Si parla molto anche del confronto con la precedente pellicola, datata 1974, con Robert Redford e Mia Farrow, sceneggiata da F.F. Coppola e girata da Jack Clayton. Poco si parla della versione ancora precedente, del 1949, con protagonista Alan Ladd (celebre per il ruolo di Shane ne Il cavaliere della valle solitaria), ma nessuno sembra aver citato la primissima versione, datata 1926. Caso estremamente inusuale (per oggi) di traduzione cinematografica dopo un solo anno dell’uscita del romanzo (che vide la luce, appunto, nel 1925), il film fu girato da Herbert Brennon, più famoso per il suo Peter Pan del ’24, con Gatsby interpretato dal premio Oscar Warner Baxter.

Si trattava di un film muto, e come molti “fratelli” dell’epoca è andato perduto in ogni sua forma. È sopravvissuto però il trailer, recentemente ripescato dalla Paris Review. Siamo felici di riproporvelo, per fare un tuffo negli anni ’20 veri, lontani dalle “bizzarrie” di Luhrmann e dagli occhialoni a tre dimensioni.

 

(dc)

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