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Il business della moderazione dei commenti

Non tutti i siti basano il proprio successo sulle liti tra gli utenti che scoppiano nelle sezioni commenti. Alcune pubblicazioni istituzionali (come l’Economist, la National Public Radio, il New York Times) rischiano anzi di risultare meno prestigiosi se i loro articoli sono accompagnati da flame (le liti tra utenti) volgari, diffamatorie e senza alcun fine. Prodotti come Gawker e l’Huffington Post, invece, hanno basato il loro successo nei primi tempi proprio su utenze attive e pronte allo scontro e su file di commenti piene di f*ck you e simili.

I giornali che ritengono di non potersi permettere di diventare un’ambiente di sfoto per troll e hater hanno perciò reclutato personale “moderatore”, che ha il compito di sorvegliare i commenti, cancellarli in certi casi, o “bannarne” gli autori dal sito in casi estremi. Col tempo la mole di lavoro è diventata tale da spingere le aziende ad appaltare la gestione dei commenti a società esterne, come ICUC Moderation, società statunitense di cui Bloomberg Businessweek ha scritto questa settimana. L’azienda ha al momento 200 dipendenti. Ma non è l’unica: c’è anche eModeration, società inglese, il cui Ceo Tamara Littleton riassume il suo compito nella studio del “ventre molle oscuro del mondo”.

Certo, il boom dei social network ha drasticamente diminuito il numero di commenti nei siti internet – che si sono invece trasferiti su piattaforme come Facebook – ma ciò ha finito per avvantaggiare il business di aziende come eModeration. “Anche se i social network non consentono l’anonimato nei commenti”, ha spiegato la Littleton, “hanno finito per aumentare incredibilmente il lavoro della società, poiché i clienti, nel web, richiedono repliche immediate dalle società”.

È un bel business: i moderatori possono guadagnare annualmente tra i 40 e gli 80 mila dollari. Aziende del settore come LiveWorld muovono 8 milioni di dollari annualmente anche se, cominciano a comparire nel mercato soggetti minori e offshore che applicano tariffe concorrenziali e da discount: 5 dollari all’ora invece dei 30-40 che chiede eModeration.

 

 

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