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I commenti online sono la fine della scienza?

Popular Science è uno dei decani dell’editoria scientifica americana. Pubblicato mensilmente in oltre 45 paesi, ha anche un sito web. Qui in un discusso post odierno Suzanne LaBarre, editor del portale, ha comunicato la decisione di chiudere la sezione commenti dei nuovi articoli pubblicati.

Il punto di vista di LaBarre non è però la solita lamentela nei confronti di troll e attaccabrighe, anzi: la ragione non è che alcuni dei commentatori si rivelano spesso capaci di interventi spiacevoli (a dirla tutta, LaBarre sottolinea che la community del sito è attenta e competente), ma l’effetto che queste minoranze hanno a livello generale. «Anche una minoranza insofferente esercita abbastanza potere per distorcere la percezione della storia di un lettore», spiega. Citando studi settoriali, LaBarre continua: «se portate questi risultati alla loro logica conclusione – i commentatori formano l’opinione pubblica, l’opinione pubblica influenza le politiche, dalle politiche dipende come e se i ricercatori vengono finanziati – inizierete a capire perché abbiamo deciso di premere il tasto “off”».

Poco dopo aggiunge che «siccome le sezioni dei commenti tendono a essere un riflesso grottesco della cultura mediatica che le circonda, il lavoro cinico di screditare i fondamenti delle dottrine scientifiche oggi viene portato avanti sotto le nostre storie, all’interno di un sito devoto a perorare la causa della scienza».

Qualcuno ha posto obiezioni a LaBarre: Matthew Ingram, di GigaOm, ha definito la decisione «sbagliata e triste», citando studi che perverrebbero a conclusioni opposte rispetto a quelli menzionati da Popular Science. Altri hanno insistito su una presunta mancanza di profondità dell’analisi della giornalista. Come il sito specializzato paidContent che si chiede perché la rivista non abbia provato a sistemare il problema invece semplicemente d’aggirarlo, perdendo un importante strumento di dialogo con i propri lettori.

 

 

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