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Due compagni di scuola non dovrebbero fondare una start up

Larry Page e Sergey Brin si sono incontrati a Stanford, hanno sviluppato un algoritmo matematico in grado di mettere in relazione siti web e, nel 1998, hanno fondato Google, azienda che oggi, secondo il più recente Millward Brown Optimor, vale 159 miliardi di dollari. Un successo insperato. Ma, soprattutto, un successo che va contro le probabilità statistiche.

Se le Università americane – Ivy League o meno – sono da sempre gli incubatori più prolifici di idee (prima) e aziende (poi) di successo planetario, infatti, uno studio condotto da Paul Gompers, Yuhai Xuan e Vladimir Mukharlyamov della Harvard Business School (e citato in un articolo che Carlos Bueno, senior engineer di MemSQL, ha pubblicato su Quartz)  ha evidenziato come le imprese create da persone che hanno frequentato lo stesso college abbiano il 19% di possibilità in meno di avere successo. Maggiori sono le affinità tra gli investitori in un progetto, dunque, minori le probabilità di avere successo dice lo studio, che ha preso in esame 3,510 venture capitalist individuali e i loro investimenti in 12,577 aziende tra il 1973 e il 2003. La “regola” non vale solo per chi ha frequentato la stessa scuola: lo studio riporta come la probabilità di successo di un’azienda diminuiscono del 17% se due co-investitori hanno lavorato nella medesima azienda, anche non nello stesso periodo.

Forse lo aveva immaginato Mark Zuckerberg che, dopo aver fondato Facebook insieme ai propri 4 compagni di stanza ad Harvard, fece in modo di estrometterli uno a uno dal progetto.

 

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