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Da leggere per capire la Siria di oggi (e l’Egitto di ieri)

Domani la rivoluzione egiziana compie un anno: sono cominciate il 25 gennaio le proteste che, nel giro di poco più di due settimane, avrebbero portato alla caduta del regime trentennale di Hosni Mubarak (da seguire su Twitter soprattutto gli hashtag #Jan25 e #Jan25two). A un anno dalla rivoluzione, la situazione politica all’ombra delle piramidi è preoccupante, con il potere conteso tra i generali eredi del regime Mubarak (ad oggi il Paese è controllato dal Consiglio supremo delle Forze Armate) e i Fratelli Musulmani, che hanno fatto incetta di voti, mentre alle elezioni se la sono cavata non male anche i salafiti, radicali al punto da fare apparire la Fratellanza come un circolo illuminista.

Non è questa la sede per dare giudizi sul successo o sul fallimento della rivolta di piazza Tahrir – almeno per il momento la retorica de “la Primavera araba si è trasformata in un inverno fondamentalista” la lasciamo agli altri. Ma vale la pena di ricordare che la situazione in Medio Oriente è in continua evoluzione e merita di essere seguita senza zelo ideologico.

A questo proposito, da leggere l’articolo di Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera a Homs, cuore della rivolta siriana. Un reportage coraggioso – e non tanto perché scritto in una delle zone più calde del mondo arabo, quanto perché si tiene lontano dalla dicotomia dei rivoluzionari buoni e del regime cattivo. Senza difendere per un attimo la brutale repressione da parte di Bashar al Assad, Cremonesi mostra anche una città divisa, con minoranze etniche e religiose (cristiani, curdi, sciiti) preoccupati da ciò che potrebbe accadere loro se (o meglio quando?) dovesse cadere il regime.

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