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Cecenia ≠ Repubblica Ceca

L’ambasciatore della Repubblica Ceca a Washington, il sig. Petr Gandalovic, sabato scorso era molto preoccupato. E non soltanto per la vasta eco dell’attentato di Boston, ma anche perché in molti, online, confondevano la Cecenia – patria dei fratelli Tsarnaev – col paese da lui rappresentato (in inglese rispettivamente Czech Republic e Chechnya). Per far fronte all’equivoco, l’ambasciata di Praga negli States ha pubblicato una dichiarazione di Gandalovič che specifica, immaginiamo un po’ contrariato, che lo stato dell’Europa centrale poco o nulla ha a che fare con la repubblica federale russa.

Ma non è la prima volta che si assiste a sviste del genere. Nel 2007 l’allora presidente americano George W. Bush si congratulò col primo ministro australiano John Howard per aver fatto visita alle truppe «austriache» presenti in Iraq. Per lo stesso motivo, al G20 in Corea del Sud del 2010, dove ogni capo di governo veniva presentato da bambole vestite negli abiti tipici del suo paese, il premier australiano Julia Gillard si vide rappresentata in vesti bavaresi. Facepalm.

La lista dei qui pro quo più celebri continua con Slovacchia e Slovenia, due Stati con molte cose in comune: entrambi hanno raggiunto l’indipendenza negli anni Novanta, presentano due bandiere simili e nomi facilmente confondibili. Forse per questo, a detta di un sito di turismo slovacco, gli staff delle ambasciate slovena e slovacca si incontrano una volta al mese per scambiarsi le missive incappate in questo errore.

Quando lo scrittore John Gimlette pubblicò, nel 2003, un libro sul suo viaggio in Paraguay, sul lato della copertina qualcuno mise la bandiera dell’Uruguay. E così via. Insomma, la letteratura degli strafalcioni geografici è ben nutrita: attenzione a non prendere Roma per Toma, quindi.
 

Davide Piacenza, @Davide

(via)

 

Nella foto: Il primo ministro australiano Julia Gillard raffigurato in abiti tipici – ehm – austriaci

 

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