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12:14 martedì 9 giugno 2026
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.

Slaughterhouse

Il nuovo album di Ty Segall è potentissimo, tragico ed equilibrato

28 Giugno 2012

Uno dei miei esseri umani preferiti si chiama Ty Segall, è statunitense e di lavoro fa un album dietro l’altro.

Ha iniziato come chitarrista ma è diventato piuttosto famoso confezionandosi i brani su misura, suonando chitarra, basso, batteria e cantando come un ossesso. La notizia dell’uscita di un suo album è ormai una non-notizia — come quella delle dichiarazioni-choc di Beppe Grillo o dei “moniti” di Giorgio Napolitano. Diciamo che gli album di Ty Segall non escono: succedono, ogni tanto. Spesso, a dire il vero. Sarà forse per questa incontenibile verve creativa che col tempo ha accumulato un discreto numero di band e para-band con cui firma e/o co-firma le sue opere: Ty Segall Band, Sic Alps, Traditional Fools, Ty Segall/White Fence e altri nomi strambi che usa per camuffare la sua chitarra grattuggiosa e collaborare con chi gli pare disseminando sbadatamente dietro di sé singoli, Lp ed Ep come un Pollicino ubriaco.

Ma dato che l’ultima fatica dell’artista è reale, è necessario parlarne almeno un po’ ben sapendo che cominciare a recensire Segall significa condannarsi a coprire anche tutti i suoi futuri album e magari finire per creare una pagina “verticale” sul sito di Studio tutta dedicata a lui (come quella che l’Huffington Post ha sull’annoso fenomeno delle “side boobs“). L’album si chiama Slaughterhouse, è uscito per l’etichetta losangelina In the Red ed è un ottimo lavoro, maturo e più curato del solito, nel quale Segall dimostra di aver preso comando delle proprie corde vocali (che non è necessariamente una buona notizia — anzi sì, perché grida comunque molto).

Pitchfork, il sito che la gente legge per poi sostenere in pubblico di non aver mai letto Pitchfork, gli ha dato 8.7 e ha tirato in ballo Fun House degli Stooges per spiegare meglio il proprio entusiasmo. In effetti Slaughterhouse si permette di liberare nella vostra testolina una buona dose di rumore distorto senza sacrificare il gusto per la melodia che aveva caratterizzato l’ottimo Goodbye Bread (2011), risultando più coraggioso e solido dei primi Horn the Unicorn o Ty Segall. Alcuni momenti (“Wave Goodbye” e la title-track) ricordano i Nirvana più tragici, quelli di In Utero, con qualche riff di scuola Tony Iommi. Non manca un rifacimento pesantissimo di un classicone sixties (“Diddy Wah Diddy”) che regala anche un solo di feedback che va a unirsi ai molti fischi che puntellano l’album, spingendo in molti a pensare a “Radio Friendly Unit Shifter”.

Ty Segall è fatto così, e per questo gli va voluto del bene: ha cominciato suonando la chitarra in qualche gruppo ed è passato alla one man band una sera in cui, racconta, doveva esibirsi da solo su un palco dove c’era anche una batteria. Gli dispiaceva l’idea di non usarla, e l’ha suonata. Il suo Goodbye Bread, poi, è uscito citando nei crediti di produzione Andrew Loog Oldham, leggendario produttore-manager dei Rolling Stones. Era uno scherzo di un suo amico, e tutti pensavano che la casa discografica se ne sarebbe accorta e avrebbe tolto il nome. Invece no. Ops, scusate, ha detto Ty. Ma in fondo se ne frega, ha pensato. Giusto.

Slaughterhouse è un disco di cui Segall può andare fiero. Sembra andare nella direzione in cui ha sempre puntato (o forse è già lì che ci aspetta), quella raccontata a Exclaim! l’anno scorso: fare evil, evil space rock. Space rock cattivo, arrabbiato. Per dare un’idea: «Metti un po’ di Satana nello spazio e ottieni il suono di cui parlo. “Silver Machine” degli Hawkwind incontra “N.I.B.” dei Black Sabbath che incontra “Master of the Universe” degli Hawkwind».

Non se abbiamo reso l’idea al pubblico di Studio ma sì, Slaughterhouse ci si avvicina, molto. Poi chissà, magari martedì prossimo esce il suo nuovo Ep ed è tutto zigano, e poi ad agosto spunta un doppio album rythm and blues, ma intanto fermiamoci un attimo e apprezziamo il momento. Ty Segall è un serissimo cialtrone di cui c’è molto bisogno.

(Di solito alla fine di una recensione c’è il voto all’opera. Qui no. I voti li danno siti come Pitchfork, e io non la leggo nemmeno quella roba.)

Immagine: copertina dell’album

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