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18:25 martedì 9 giugno 2026
Il nuovo disco degli Xiu Xiu è un “adattamento musicale” di Eraserhead di David Lynch Dopo aver dedicato un disco a Twin Peaks, la band ne fa uno tutto incentro sull'opera prima di Lynch. Esce il 10 luglio, si intitola Eraserhead Xiu Xiu.
I Mondiali negli Stati Uniti stanno avendo un grosso problema con i permessi di soggiorno e i controlli agli aeroporti Visti negati a calciatori e arbitri, controlli severissimi, tifosi che scoprono all'improvviso di non poter più entrare negli Usa. Senza che ci sia una spiegazione ufficiale.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.

L’internet sta finendo

Non proprio, però siamo a corto di indirizzi IP. Per fortuna c'è l'IPv6, un nuovo protocollo, che Google e altri giganti cominceranno a usare dal 6 giugno.

17 Maggio 2013

Le radici teoriche della rete internet risalgono al 1969, anno di creazione di ARPANET, un progetto dell’ARPA (ente creato dal Dipartimento della difesa statunitense per sviluppare la ricerca scientifica in chiave antisovietica). Era un esperimento grazie al quale enormi e costosissimi computeroni riuscivano a scambiarsi pacchetti di dati, creano una rete estesa e impalpabile, uno scenario da fantascienza per l’epoca. Era un mondo diverso, i computer erano calcolatori enormi, lenti e costosissimi; il fine ultimo dell’operazione era militare, non la creazione di Pinterest.

Oggi internet è ovunque e una parte inscindibile della vita di miliardi di persone. Non ci connettiamo nemmeno più a internet: ce lo troviamo in tasca, in casa, in ufficio, per strada. Le cose non sono sempre state così, ovviamente: è stata con la recentissima svolta mobile e l’affermazione dei social network che il web ha impregnato il tessuto sociale in profondità. Sono cambiate tecnologie e infrastrutture ma non l’impianto di base, rimasto intatto da quarant’anni.

Una cosa che è rimasta intatta sono per esempio gli indirizzi IP. Un indirizzo IP (Internet Protocol address) è una stringa di 32 cifre che contraddistinge ogni macchina collegata alla rete, è il codice essenziale per comunicare su internet, e dev’essere unico. Il vostro computer ne ha uno, il vostro smartphone un altro e il vostro tablet un altro ancora. Se siete tra quelli che hanno acquistato un frigorifero in grado di collegarsi al web, beh, allora anche il vostro frigo ne ha uno tutto suo. Complimenti. Il problema è proprio questo: con il boom del mobile e la diffusione di device sempre più economici nei Paesi in via di sviluppo, abbiamo attinto alla riserva di IP disponibili fino a raggiungerne il fondo. Come spiega Vint Cerf, uno dei padri della Rete, ora “chief internet evangelist” presso Google, «all’epoca (il 1973, Ndr) internet era ancora un esperimento, quindi creammo combinazioni possibili per 4,3 miliardi di terminazioni di rete». Non poche, affatto. Ma non abbastanza. E infatti oggi, a quarant’anni di distanza, ci sta finendo l’internet.

Ci siamo preoccupati per anni – invano? – della fine del petrolio e invece ecco arrivare la fine del web, estinto come i bufali in Nord America da una nuova invasione di coloni rapaci e ingordi di phablet. Gli IP infatti cominciano a scarseggiare: l’Asia, continente sovrappopolato che ha vissuto recentemente la diffusione della rete, ha già esaurito i suoi IP disponibili e «sta andando avanti con procedure d’emergenza», racconta Phil Roberts, esperto dell’Internet Society.; l”Europa è invece agli sgoccioli così come l’America. Quindi tutto finirà e torneremo a vivere offline vivendo d’espedienti in real life.

No, tranquilli. Perché Google, la nostra piccola Skynet con il senso dell’umorismo, non è stata a guardare e insieme ad altri giganti del settore è corsa ai ripari, promuovendo un nuovo protocollo per gli indirizzi di rete chiamata IPv6, con cui sostituire quello usato finora, IPv4. Il nuovo sistema entrerà in funzione in funzione il 6 giugno, quando Google e altri colossi del settore manderanno in soffitta le vecchie combinazioni numeriche per le nuove. E questa volta dovrebbe bastare per molto tempo, infatti se l’IPv4 era un sistema a 32-bit, l’IPv6 è a 128 byte: ciò vuol dire che se le combinazioni possibili con il primo erano 4,3 miliardi, con il secondo sono 340 trilioni di trilioni di trilioni.

Lo volete in numeri? Eccolo: 340.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.

340 trilioni di trilioni di trilioni di indirizzi, computer fissi, portatili, smartphone, phablet, frigoriferi e tutti gli altri oggetti con cui riusciremo a collegarci a Google grazie al mitico “internet delle cose“. L’allegra brigata del 6 giugno comprende, oltre a Google, anche Facebook, Bing e Yahoo!, ovvero i principali servizi del mondo che già l’8 giugno 2011 avevano lanciato il “IPv6 day”, un giorno di test del nuovo protocollo. E che, a due anni di distanza, il 6 giugno, cambieranno tutto, definitivamente. Voi non vi accorgerete di niente ma sarà uno switch epocale per internet e verrà ricordato come il giorno in cui stavamo per finire l’internet.

340 trilioni di trilioni di trilioni di IP. Questa volta ci devono bastare, però.

Immagine: un cyber-veliero naviga l’interwebs (via questo notevole album di pseudo digital art)

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