Maledette vacanze – parte prima
10/07/2012 Articoli

Maledette vacanze – parte prima

Guida alle letture estive. Non le novità, ma i libri adatti al tipo di vacanza: stanziale, per oggi

di Cristiano de Majo Stampa

Libri & vacanze è il classico connubio da specialone di quotidiano a grande tiratura, ma sa già di passato. La villeggiatura è morta, il libro di carta ha un piede nella fossa e anche lo stesso concetto di vacanza inizia a vacillare: noi che abbiamo vissuto il benessere, interminabili estati nelle case di famiglia al mare, poi gli inter-rail – su e giù da Amsterdam a Lisbona e da Stoccolma a Bratislava – e i bivacchi su qualche isola greca, spingendoci più tardi ancora, agli sgoccioli delle nostre eredità, oltre l’oceano, esplorando avenue e street, facendo shopping culturale, visitando gallerie, comprando cibo cucinato da Whole Foods, non sappiamo se le vacanze per la classe media esisteranno ancora e tremiamo per i nostri figli che forse un giorno ci chiederanno cos’erano queste maledette vacanze o ci rimprovereranno per avere contribuito a fondare una società senza estate.

Verrà la nostalgia a pensare ai tempi in cui si faceva la spesa da Feltrinelli prima di partire. Una busta con tre o quattro romanzi per le vacanze. Personalmente ho sempre scelto i libri sulla base della destinazione: mare, montagna, città, viaggio in macchina. Come se in vacanza sentissi il bisogno di far avvicinare la realtà esterna alla lettura per aumentare il livello di immersione nel libro e l’immedesimazione, un’attitudine che si potrebbe ribattezzare: Leggere Il vecchio e il mare mentre stai pescando su una barchetta di legno a largo di Cuba, ma che ha vari gradi di corrispondenza; non è detto cioè che per leggere La linea d’ombra ci si debba trovare per forza su una barca fermi in mezzo al mare in attesa che soffi il vento, basta anche un’isola qualsiasi e la possibilità di scrutare dal mare la linea dell’orizzonte. L’importante è non leggere Stevenson in Tirolo.

Quello che non mi piace degli specialoni estivi è che propongono le novità che di volta in volta le case editrici si affannano a fare uscire pensando a un lettore accaldato e in vena di evasione. Il libro delle vacanze è, invece, un genere a sé stante, come i classici dovrebbe avere nelle librerie uno scaffale dedicato. Per fare giustizia, e in attesa che le vacanze smettano di esistere, ho deciso di compilare anch’io per Studio una guida in due parti ai libri per le vacanze divisi per genere di vacanza. In questa prima parte consiglierò libri per vacanze stanziali, nella seconda libri per vacanze in movimento. Con l’auspicio che più che aiutare il vacanziere nella scelta del libro, i libri consigliati aiutino il lettore a scegliere la vacanza giusta.

 

1. Mare e precisamente una pensione sul mare

È vero, come ho scritto su Studio n. 4, che Il Terzo Reich di Roberto Bolaño è un romanzo pesantemente incompiuto e che, se si fosse voluta rispettare fino in fondo la volontà dell’autore, sarebbe stato meglio non pubblicare, tuttavia è un libro perfetto per una vacanza di mare. Parla di gente in vacanza – una coppia di turisti tedeschi ospiti di una pensione sul mare in un paesino della Costa Brava – e ha un’ambientazione perfettamente riuscita al punto che mentre lo leggevo, oltre a pensare che avrei preferito leggerlo in vacanza, ho sviluppato un desiderio, ancora insoddisfatto, di fare proprio lo stesso genere di vacanza di Udo Berger, quel tipo di vacanza vecchio stampo che non si fa più. Un albergo un po’ cadente sul mare, in una località turistica non particolarmente attraente, un camera con un balconcino affacciato, e il silenzio della controra pomeridiana, l’acqua arrugginita di una doccia sulle pelle arrossata e sporca di sabbia, la cena pallida servita nella sala ristorante dell’albergo, il rumore lontano delle discoteche di notte che t’impedisce di prendere sonno.

 

2. Mare, in barca oppure su un’isola

Conrad, Melville o Stevenson? La gara tra i tre più importanti autori da vacanza di mare è durissima. Personalmente, pur riconoscendone la grandezza, non sono un estimatore sfegatato di Moby Dick, che poi è un libro talmente cupo e funerario da non essere molto appropriato per una sortita agostana sotto il sole cocente del Mediterraneo; meglio, se non lo si è ancora letto o riletto, riservarlo per una settimana a marzo in Irlanda o in Scozia, per una primavera a Cape Cod. Conrad, invece, è un autore che ho letto da ragazzo e credo che la definizione di Nabokov su Conrad ed Hemigway come “writers of books for boys” sia molto azzeccata trattandosi dei due autori che ho più letto da ragazzo. Quindi, a meno che non siate ragazzi, passerei a Stevenson, nella vulgata un autore per ragazzi, ma in realtà no. Ho letto L’isola del tesoro in tempi relativamente recenti, sette, otto anni fa, durante un’estate a Thassos. È la quintessenza del piacere di leggere, con i suoi personaggi potenti, le sue descrizioni impressioniste, la sua trama avvincente, lo stile preciso, sinuoso, moderno. Al punto che lo leggi e cammini sulla spiaggia sentendoti un pirata in cerca di una “locanda”, ma visto che le locande non ci sono più tocca comprare una bottiglia di rhum e tenerla al fresco nella propria room/zimmer for rent e sorseggiarla guardando il mare di notte: «La baia era grigia di brina, le onde, appena increspate, lambivano i sassi dolcemente, il sole ancora basso accarezzava le cime dei colli risplendendo lontano sul mare».

 

3. Montagna, ma tutto sommato anche campagna, se molto isolata

Shining è uno di quei romanzi cannibalizzati dalla sua versione cinematografica: tutti hanno visto il film e moltissimi quindi hanno fatto a meno di leggere il libro. Immagino il disappunto di King aumentato dal fatto che ha sempre considerato la versione di Kubrick un mezzo tradimento. E, in effetti, il romanzo, che io stesso ho letto per la prima volta quest’anno, è incomparabilmente più profondo, complesso e psicologico del film. (E non è detto che i film siano sempre incomparabilmente meno profondi, complessi e psicologici dei libri da cui sono tratti). Nel libro gli incubi e le paure di Danny germogliano in una cornice drammatica da romanzo famigliare classico, perché Shining è innanzitutto un libro sulla famiglia, mentre nel film le dinamiche del nucleo sono quasi del tutto assenti. Poi, certo, c’è l’Overlook Hotel, una delle icone letterarie più memorabili di sempre, che ne fa il perfetto libro per la vacanza isolata. È vero che l’ambientazione è invernale (l’albergo chiude d’inverno per il rigido clima del Colorado), ma forse qui da noi è più facile trovare un corrispettivo inverso, cioè un albergo da vacanze invernali che si svuota d’estate (ho in mente qualcosa su un impianto sciistico dell’Italia centro-meridionale). Obbligatorio comunque sentirsi molto soli, anche una casa in una campagna sperduta va bene, meglio ancora essere alle prese con una crisi di coppia. Ma sarebbe ottimo anche nel caso in cui voleste affittare un faro, la classica proposta del compianto Viaggi di Repubblica che nessuno è mai riuscito a prenotare.

 

4. Campagna con piscina

Qualche estate fa fui invitato da un amico nel suo villone con piscina nell’alto Lazio. Quattro o cinque giorni di ozio, polemiche, letture, nuotate al tramonto. Peccato che il libro non fosse ancora uscito, sarebbe stata la situazione perfetta per leggere La vedova incinta di Martin Amis. Ritorno in grande stile del romanziere inglese, ambientato negli anni Settanta in Campania, in un castello di nobili inglesi, è tra le migliori cose siano state scritte su estate, sesso, giovinezza, e nostalgia. Tutto si svolge intorno alla piscina del castello, i giovani corpi che prendono il sole, che sperimentano il sesso, che leggono classici della letteratura inglese. Una situazione che tutti almeno una volta nella vita vorremmo avere vissuto e che mi ha ricordato – ne parlo anche sul prossimo Studio in uscita – due vecchi film, Che? Di Roman Polanski e La collezionista di Eric Rohmer, visti più e più volte e credo per lo stesso motivo per cui ho amato La vedova incinta. In tutti questi racconti l’estate è una condizione dello spirito, un delizioso purgatorio in cui non succede niente, e il tempo è per pensare, sognare, desiderare.

 

5. Un qualche classico luogo di villeggiatura italiano (Forte dei Marmi, Capri, Cortina, Rimini)

Bello immaginarsi negli anni Sessanta, stagione d’oro della villeggiatura. I Riva, le cabine sulla spiaggia, l’Hully Gully, la solidità borghese, i mariti in città (a luglio). Oppure, superando il confine della modernità, passare agli anni Ottanta, epoca di droghe, discoteche e sesso pre-aids. La villeggiatura italiana è un tema gigante e ovviamente c’è l’imbarazzo della scelta. Ma per chi volesse ripercorrere le orme dei propri avi o dei propri fratelli maggiori e, in controtendenza, optare per il classico, consiglierei essenzialmente due libri: Le piccole vacanze, prima raccolta di Arbasino eRimini di Tondelli. Da un lato il virtuoso stilista dell’alta borghesia italiana, dall’altro la voce della marginalità alternativa. Nell’arco di questa parabola c’è un pezzo della nostra storia, un vasto campionario di umanità italiana, quella che non vorremmo incontrare sui nostri passi agli autogrill, in fila ai porti, alle stazioni, quella di cui senza doverlo ammettere facciamo parte. L’italiano in vacanza è come un italiano al quadrato, ragione per cui la nostra letteratura vacanziera è soprattutto indagine su tipi e caratteri nazionali.

 

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Cristiano de Majo

scrittore

Scrittore e giornalista, oltre che con Studio collabora con la Repubblica e IL. twitter @cristianodemajo