27/05/2011 Articoli

Le 5 ansie fondamentali per scrivere

di Matteo Lenardon Stampa

Tutti i più grandi autori americani moderni insegnano — se non per vivere, almeno per passione — come poter battere qualcosa di leggibile davanti uno schermo retro-illuminato che proietta gattini anti-conformisti e porno. David Foster Wallace aveva  una cattedra di professore al Ponoma College e, qualcuno sostiene, che per imparare a scrivere basti semplicemente leggere con ossessione “The Harvest”, la storia breve di Amy Hempel disponibile nella raccolta “Ragioni per vivere. Tutti i racconti.” e diventata ormai un classico necessario per spiegare agli studenti come si fa sul serio. Siamo seri dunque; la scrittura creativa sta allo scrivere come l’astrologia sta all’astronomia. I concetti insegnati da mettere in pratica sono talmente vaghi e opachi, quindi spesso corretti perché ovvi, da risultare utili quanto la gente che decide cosa fare della propria vita dopo aver letto l’oroscopo di Internazionale.

Quindi lasciate stare i soldi che avete duramente messo da parte lavorandovi vostro padre, non è necessario che Baricco o Alberoni conoscano il vostro codice IBAN. Mettete via anche i romanzi generazionali sulla droga e la provincia. Riponete nella fondina le metafore sui treni e la metallurgia. L’unica scuola di “scrittura creativa” che vi serve si chiama “Scuola dell’Obbligo”, dovreste trovarne una addirittura vicino a casa vostra, la potete riconoscere perché manca la carta igienica. Perché quello che nelle scuole vogliono tenere nascosto è che, in realtà, non esiste nessuna tecnica da interiorizzare tramite cui produrre capolavori che cambiano il modo di pensare di una generazione\vendere più di 10.000 copie.

Quello che serve è imparare a usare le ansie e fobie, come dei veri scrittori. Come queste.

Frustrazioni irrisolte adolescenziali: tutti coloro i quali vogliono fare dello scrivere un lavoro serio sono consci che non esiste nulla di meglio che essere stati obesi da bambini. Gli altri sono al corrente che sei avvantaggiato in modo scorretto, ma allo stesso tempo sei ammirato e invidiato, come i vincitori nel ciclismo. Quindici anni di vessazioni, abusi psicologici e formattazioni di autostima, sono una straordinaria opportunità da cogliere per la tua rancorosa rivalsa sociale a colpi di attacchi al “sistema”, al “governo”, ai “politici” e alla “politica”. Ogni volta che un traumatizzato infantile compra un Macbook Pro un angelo riceve il suo Premio Strega.

Umiliazioni sessuali: avere un rapporto conflittuale e morboso con le donne o, ancora meglio, veri e propri problemi sessuali è una qualità molto richiesta. Come fare, altrimenti, a rimanere incazzati con tutte le donne del mondo anche dopo i sedici anni? A poter descrivere ogni incontro sentimentale usando 30 volte la parola “pompini” accompagnata da altre stucchevoli descrizioni volgari? Compensare tutte le umiliazioni sessuali rivolgendo idealmente l’aggressione verbale a qualche nostra esperienza del passato è fondamentale nella tassonomia “scrittore gonzo”.

Falsario: un giorno scopriranno che tutto ciò che hai detto è finto, anche se non lo è. Ma accadrà. Devi essere perennemente convinto di questo, del fatto che qualcuno stia lavorando per smascherarti. Controlla su Google che ogni tua metafora non sia già stata utilizzata in precedenza su un newsgroup di modellismo militare nel 1991, che ogni neologismo sia originale. Sei fottuto.

Agorafobia: non farti mai vedere, non riconoscere, non avere rapporti e non salutare nessuno, tieni per mano solo il tuo iPhone e usalo per non farti coinvolgere nelle conversazioni. Bevi alcolici in piedi. La tua sensibilità non può affrontare le brutture del mondo, non sei a tuo agio in nessun luogo. Usa la parola “non-luoghi” senza ironia.

Paura del risultato: il timore di come possa essere accolto ciò che fai è uno dei modi più efficaci per imparare a scrivere. Tutti i migliori scrittori che hai letto hanno fatto uso di questo attacco di panico. Procrastina sempre. Alzati per mettere la teiera sul fuoco, cambia la disposizione di tutte le riviste che odi, attendi il bollore, spostati in un’altra stanza e poi ritorna in quella di prima, vai a letto, versa il té, masturbati, chiama tua madre—butta la tazza, che il té ti fa schifo. Nei casi più fortunati, questa tecnica ti permette di non-scrivere 10-15 pagine al giorno per diversi mesi consecutivi. E poi, se non produci, che senso ha tutto questo? A nessuno piace più quello che fai. Devi cominciare ad odiarti; metti in dubbio ogni tua capacità, annuncia di voler cercare un lavoro vero, non guardare mai nessuno negli occhi, smettila di lavarti i denti. C’è l’Einaudi sull’altra linea, rispondi.

 

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Matteo Lenardon

Blogger e giornalista

È autore di 7yearwinter, uno dei blog più popolari e visitati della blogosfera italiana. Tra gli altri collabora o ha collaborato con Zero, Wired, LINKVice e Rolling Stone.
  • A.C.

    Ho imparato a scrivere leggendo the harvest però…