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23:16 martedì 9 giugno 2026
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.
Il nuovo disco degli Xiu Xiu è un “adattamento musicale” di Eraserhead di David Lynch Dopo aver dedicato un disco a Twin Peaks, la band ne fa uno tutto incentro sull'opera prima di Lynch. Esce il 10 luglio, si intitola Eraserhead Xiu Xiu.
I Mondiali negli Stati Uniti stanno avendo un grosso problema con i permessi di soggiorno e i controlli agli aeroporti Visti negati a calciatori e arbitri, controlli severissimi, tifosi che scoprono all'improvviso di non poter più entrare negli Usa. Senza che ci sia una spiegazione ufficiale.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.

Regina Ltd

A Londra una mostra che celebra Elisabetta e l'impeccabile gestione commerciale della "Ditta" reale

14 Giugno 2012

Dal nostro inviato a Londra. Business as usual, e non si butta niente: la capitale inglese non si è ancora ripresa dalla grande regata collettiva sul Tamigi che già una mostra celebra il grande fiume, The Royal River, al National Maritime Museum; i gioielli della Corona sono in mostra invece alla Torre di Londra, proprio dove il battello reale ha attraccato il 5 giugno scorso con una manovra arditissima di alta marineria. Nel frattempo, oggi parte la settimana della moda londinese, e la novità è che il principe Carlo si pone come testimonial ufficiale delle sfilate, ospitando un grande party a St. James Palace, forse stufatosi dei biscotti biologici e convertito al glamour. Insomma, the Firm, la Ditta, la famiglia reale, è tanto apprezzata da un popolo pragmatico e commerciale come nessuno perché genera fatturato, in proprio e nell’indotto: e anniversari e celebrazioni sono la sua specialità, come si vede in questa mostra che è l’apoteosi dell’icona principale, “The Queen, art & image”, presso la National Portrait Gallery, dove la “&” è naturalmente commerciale (e lo sponsor è Kpmg).

Elisabetta meglio di qualunque Madonna o Lady Gaga ha saputo gestire (in tempi in cui non vi erano peraltro molti esperti in materia) la sua immagine commerciale. Con diverse fasi, e coniugando felicemente sacralità della funzione, conservazione di mistero e pompa (necessaria a non finire come le bycicle monarchies finniche) e aspirazioni pop delle folle. A partire dall’incoronazione, il 2 giugno 1953: qui, ricorda Lady Pamela Hicks, già sua dama di compagnia, su Hello in edicola –  edizione naturalmente “da collezione” – e sarà mai stato fatto un calcolo di quanto The Firm ha fatto guadagnare ai rotocalchi, del tipo “quanto ha ricevuto la Fiat dall’Italia”? – non tutta la cerimonia fu trasmessa in tv, ma venne omessa la consacrazione con l’olio benedetto perché appunto “sacra”, e perché poco dignitosa, con la sovrana denudata degli abiti regali e vestita solo di una tunichetta di garza, a ricevere l’olio santo dall’arcivescovo di Canterbury. Erano altri tempi anche per i paparazzi, peraltro: la stessa Hicks, figlia di Lord Mountbatten, zio di Filippo, ultimo viceré d’India nonché vittima successivamente dall’IRA – ricorda come una volta appresa la notizia della morte del padre, Giorgio VI, i fotografi attesero Elisabetta, ormai regina, con le macchine fotografiche spente e appoggiate a terra, in fila, ai piedi dell’aereo: in segno di rispetto. Cose che non torneranno.

I 60 anni di Elisabetta – sostengono i curatori della mostra alla National Portrait Gallery – si possono suddividere anche in strategie diverse di gestione dell’immagine. Negli anni Cinquanta, la presentazione del personaggio, sia regale che familiare, è affidata all’amico Cecil Beaton, che ritrae la sovrana sia in occasioni formali come l’incoronazione sia in momenti più intimi che intendono restituire l’immagine di una regina anche madre; per le foto più “cool” si attiva Tony Armstrong-Jones, fotografo cognato poi promosso Lord Snowdon a seguito delle nozze con la disfunzionale Margaret; sua la foto campestre  e idilliaca dei piccoli Carlo e Anna sotto un ponticello da cui amorevoli gettano lo sguardo la sovrana e il principe Filippo (in realtà genitori e figli si sono frequentati pochissimo; i bambini stavano coi nonni e la coppia reale viaggiava anche per sei mesi senza vederli, e forse si capiscono molte cose). Nei Sessanta il bianco e nero lascia il posto al colore, e comincia l’iconizzazione della regina: Gerard Richter ne fa due litografie, in una coloratissima e coi denti in fuori, in un’altra la polverizza e se ne vedono a stento i tratti, come nascosta dalla nebbia londinese. Mentre la Regina diventa sempre più un segno grafico per gli artisti, il ruolo della comunicazione “di servizio” è svolto più dalla televisione: nel 1968 (anno di contestazione!) il documentario Royal Family viene visto dal 70% dei britannici. La “poppizzazione” di Elisabetta negli anni Settanta viene affidata a Lord Lichfield, che ne svecchia l’immagine con foto molto informali; c’è una foto in cui tutta la royal family posa molto décontractée in un salone di palazzo: qualcuno perfino in dolcevita, e bambini con le dita nel naso. Lei non ha un’aria molto convinta, anche perché la famiglia reale sembra una qualunque famiglia di ricconi texani, o brianzoli (sono poi gli anni di nascita di Dallas e Dynasty).

Negli anni Ottanta lei pensa di riposarsi un po’ e vorrebbe cedere il posto a Diana (ma nelle foto del matrimonio ha una faccia per niente contenta). E’ già stata martirizzata con la più proficua joint venture di sempre tra industria discografica e Casa Reale, con il God Save The Queen dei Sex Pistols del 1977, immagine di James Reid, scandali e pubblicità gratis per entrambi, per decenni. Finisce in diversi Warhol e Gilbert&George. Pensa di poter vivere di rendita.

Nei Novanta, invece, annus horribilis, 1992, divorzi plurimi in famiglia, tragedia anche di comunicazione sotto il ponte dell’Alma, e soprattutto incendio del castello di Windsor. Sarà un caso, ma le uniche due foto in cui la regina è affranta sono questa con un vigile del fuoco a visitare i danni (addirittura si mette una mano in faccia) all’adorato castello e quella (ma qui non c’è) di lei che inopinatamente piange (!) di fronte allo smantellamento del reale yacht Britannia. Sarà forse una donna materiale?

Poi, anni duemila, definitiva consacrazione: ritratta da Annie Leibovitz, che la fa con un mantellone da commodoro o ammiraglio, citazione di un ritrattone a olio di Carlo Annigoni, e Lucian Freud che la deturpa in un mini-quadrino tascabile; e infine operazione 3D e diorama anche un po’ inquietante del faccione regale, posto all’ingresso della mostra, ottenuto con 10.000 foto elaborate e sovrapposte da Chris Levine (con in testa la famosa tiara di una foto del 1952). Dall’incoronazione al 3D, decine di commemorazioni e commemorazioni di ricorrenze: il novantesimo compleanno di Filippo, il Silver e il Golden Jubilee, le nozze d’Argento e d’Oro, gli 800 anni dell’isola di Guernsey, il compleanno del Commonwealth. Dal 1971, anniversario dei primi 25 anni di matrimonio, ogni occasione è buona e fa business e rinfresca la memoria. Lo dimostrano i molti visitatori di questa mostra, giovani anche in apparenza indignados e forse occupy: non certo pericolosi reazionari; eppure nelle foto indicano i personaggi e i parenti regali anche più lontani e sconosciuti nelle foto minori: li sanno tutti.

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