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Perché Zootropolis, che ha vinto l’Oscar, è il film che racconta il 2016

«Zootropolis potrebbe essere il miglior film politico di quest’anno», scriveva a marzo dell’anno scorso il Washington Post per commentare l’uscita nelle sale americane del lungometraggio Disney, il più grande debutto ai botteghini di un film della casa di produzione. Nella città di Zootropolis, prede e predatori convivono in pace, finché i due protagonisti – una coniglietta-poliziotta e una volpe esperta in truffe – si trovano a dover affrontare una misteriosa sparizione di alcuni animali. In breve, la popolazione della città formata dalle prede inizia a diventare sospettosa dei predatori, ma alla fine – è tecnicamente uno spoiler, se volete vederlo – si scopre che si trattava di un complotto volto a destabilizzare il sistema e rafforzare il potere politico di una parte.

«Sì, il cattivo è un politico. E ciò che colpisce è che fomenta divisioni tra la popolazione per questioni di tornaconto politico. Il messaggio più acuto del film è che: se puoi far arrabbiare l’elettorato con presagi di crisi e fomentandone le divisioni, puoi anche alimentare la convinzione che sei la persona giusta per risolverle», scriveva il Washington Post, nei giorni in cui Trump faceva fuoco e fiamme nella sua corsa per la presidenza. In sostanza, notava l’autore Michael Cavna, nei temi e nella trama Zootropolis non è troppo dissimile dalle trasmissioni di una tv all news via cavo che racconta la quotidianità dell’era Trump.

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