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Undici famose truffe letterarie della storia

«Un imbroglio ben organizzato complica la prospettiva , costringendoci a riconsiderare alcuni dei presupposti attraverso cui giudichiamo la letteratura», scrive il sito LitHub per introdurre il lettore a una lista – seppure «incompleta e idiosincratica» – delle più famose truffe letterarie di sempre, «un programma di studio alternativo, il corpus nascosto del falso, il canone della menzogna, l’orfano bastardo della libreria».

cSi comincia con James Macpherson – «uno dei primi professori accademici di una lingua moderna» – che verso la metà del Settecento inventò il ritrovamento di un ciclo epico risalente all’antica Gallia, la “risposta” scozzese a Omero e Virgilio. Il suo bardo di riferimento era Ossian, autore di opere che pare Napoleone stesso tenesse sul comodino. Era tutta opera della mente di Macpherson, ma si trattò di una delle prime spinte che portarono all’avvento del romanticismo in letteratura.

Più o meno in quegli anni, ci fu anche il falso ritrovamento di poesie medievali scritte dal monaco Thomas Rowley: a rinvenirle fu il poeta Thomas Chatterton, formato dall’opera di Chaucer e affascinato dal passato medievale inglese. Rowley non era altro che un suo alter ego che scriveva in un Middle English arcaico e forse mai esistito, almeno in quella forma. A fine secolo, invece, apparve Vortigern e Rowena, un’opera teatrale promossa come appartenente al corpus shakespeariano ma in realtà da attribuire al diciannovenne William Henry Ireland, che in precedenza aveva già tentato in ogni modo di spacciarsi per William Shakespeare, fabbricando anche finte lettere d’amore alla moglie del drammaturgo, e addirittura una missiva alla regina d’Inghilterra.

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Andando avanti di cent’anni, alla fine dell’Ottocento, LitHub indica quindi l’anno, il 1894, in cui il poeta francese Pierre Louÿs pubblicò Le canzoni di Bilitis, spacciate per produzioni di una mitica – e mai esistita – omonima cortigiana à la Saffo. Si passa poi alla piena Seconda guerra mondiale, quando i «burloni australiani» James McAuley e Harold Stewart si inventarono e scrissero in un solo giorno tutta la produzione di un poeta surrealista (e anti-modernista), Ern Malley: presero opere di Shakespeare, libri di citazioni e frasi a caso, ottenendo «poesia intenzionalmente brutta» e rendendola un manifesto artistico.

All’inizio degli anni Cinquanta spuntò anche una finta opera autobiografica di Nietzsche, Mia sorella ed io, in cui il filosofo confessa un rapporto incestuoso con la sorella Elisabeth Förster-Nietzsche e una relazione clandestina con la moglie dell’amico Richard Wagner. Se fosse vera, sarebbe l’ultima opera nietzschiana, ma è più probabile che si tratti di un falso letterario. Nel 1969 è la volta di Naked Came the Stranger, un romanzo firmato da una certa Penelope Ashe, in realtà una joint venture di giornalisti e scrittori che volevano prendersi gioco delle tendenze letterarie dell’epoca, considerate iper-votate alla volgarità gratuita. Infatti Naked Came the Stranger, oltre a essere un brutto libro, conteneva moltissime scene di sesso e diventò un bestseller.

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Negli anni Ottanta sono comparsi dei falsissimi Diari di Hitler, annotazioni quotidiane del Führer, che l’illustratore tedesco Konrad Kujau ha in realtà inventato di sana pianta e poi venduto al Sunday Times di Murdoch e a Newsweek negli Stati Uniti. Nel 1990 sono stati pubblicate le poesie del presunto sopravvissuto di Hiroshima Araki Yasusada, apparentemente scoperte dal figlio alla morte dell’uomo; in realtà, si trattava di una parodia, rivelò il giornale letterario Lingua Franca. Molti sostengono che a inventare gli aforismi e le testimonianze della guerra atomica fu il poeta Kent Johnson, che però ha sempre negato.

Gli ultimi due casi citati da LitHub: Alan Sokal, un fisico di idee di estrema sinistra della New York University, esattamente vent’anni fa ha pensato di contrastare la diffusione del decostruzionismo in modo tortuoso: ha pubblicato sul giornale accademico Social Text, un testo scientifico, “Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity”, volontariamente assurdo e contraddittorio, per «puntare il dito su una vena di vacuità intellettuale nel mondo accademico del tempo». L’ultimo caso è quello di JT LeRoy, di cui su Studio abbiamo parlato qualche tempo fa in occasione dell’uscita di un documentario sulla sua storia.

In testata JT LeRoy. Nel testo: un’illustrazione di Georges Barbier tratta da un’edizione de Le canzoni di Bilitis (Wikimedia Commons); Newsweek scopre i finti diari di Hitler; Alan Sokal e il suo testo accademico-parodia
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