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Come il selfie della Merkel con un rifugiato siriano è diventato fake news

Nell’agosto del 2015, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha fatto una visita a un centro di accoglienza di Berlino. Anas Modamani, un siriano allora diciottenne, ne ha approfittato per avvicinarsi alla politica tedesca, estrarre il suo smartphone e scattare il più classico dei selfie virali. Inizialmente la foto è finita su alcuni dei più importanti quotidiani e telegiornali nazionali: era quasi scontato, visto il messaggio comunicato dallo scatto e la potenza dell’immagine.

«Per i primi cinque mesi, è stato un colpo di fortuna. Ora sono più propenso a credere che si sia trattato di sfortuna», ha detto Modamani alla Cnn. La foto con Angela Merkel è infatti diventata nel giro di poco tempo lo spunto ideale per la costruzione di fake news dal contenuto prevedibile: “Merkel, l’amica dei terroristi”. Modamani, stanco di quest’uso della sua immagine, ha deciso di querelare Facebook in Germania per ottenere, legalmente, che proibisca a terzi di legare il suo selfie a notizie false e infamanti (dopo le bombe di Bruxelles di marzo, un post molto condiviso mostrava la fotografia, incolpando i rifugiati siriani per gli eventi).

La prima udienza del caso è fissata per lunedì prossimo. La società di Mark Zuckerberg ha diramato una nota in cui dichiara: «Siamo impegnati a far fronte ai nostri doveri dettati dalla legge tedesca in relazione ai contenuti condivisi dalle persone sulla nostra piattaforma. Abbiamo già agito rapidamente per disabilitare l’accesso a contenuto che è stato accuratamente riportato dai legali di Modamani, per cui non pensiamo che le azioni legali siano necessarie o efficaci per risolvere la situazione». Com’è noto, Facebook in Germania ha di recente introdotto strumenti per contrastare le fake news.

 

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