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Come sono nati i Transformers, raccontato da chi li ha inventati

Prima di diventare una saga cinematografica miliardaria, i Transformers sono stati protagonisti di una saga di cartoni animati, fumetti, film, e videogiochi. E, ovviamente, una linea di giocattoli. Nel 1983, spiega il fumettista Bob Budiansky sul Guardian, Hasbro aveva comprato i diritti di una serie di giocattoli in grado di “trasformarsi” da robot a macchinine, ma gli mancava una storia per renderli più appetibili ai bambini: chiese allora aiuto a Marvel, dove Budiansky lavorava da appena sei mesi, e con cui aveva già collaborato per realizzare GI Joe.

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Era appena prima del Ringraziamento, ha scritto il fumettista, e il direttore Jim Shooter aveva chiesto all’intera redazione di pensare a nomi, storie e personalità dei 26 robot protagonisti. Nessuno lo aveva soddisfatto, tranne Budiansky, che finì per lavorare a tempo pieno sui Transformers. I nomi dei personaggi rispecchiano i suoi riferimenti culturali dell’epoca: Ratchet era un tributo all’infermiera Miss Ratched di Qualcuno volò sul nido del cuculo, mentre Ironhide si rifaceva al vecchio poliziesco americano Ironside, trasmesso da Nbc fino a metà degli anni Settanta. Megatron, il cattivo della serie, invece deve il suo nome al timore di conflitto nucleare tipico della Guerra fredda.

Sempre sul Guardian, Bryce Malek parla di quello che era il suo ruolo nell’estate del 1984, cioè creare nuove storie per la saga. Hasbro aveva già chiesto a Marvel una serie televisiva in tredici episodi: per l’inserimento di nuovi personaggi, che in quegli anni iniziarono a diventare centinaia, gli sceneggiatori ricorsero all’invenzione di Cybertron, il pianeta da cui provengono i Transformers. Curiosamente, scrive Malek, «nessuno ci ha mai mandato uno dei giocattoli, lavoravamo su fotocopie di bozze. Qualche volta sono andato a comprarmeli, ma non ho mai trovato Optimus Prime. Lui era troppo famoso».

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