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Orson Welles è stato il ghost writer di Roosevelt

Che Orson Welles avesse simpatie politiche per i Democratici non è certo una novità, basta vedere Quarto potere (Citizen Kane). È anche piuttosto noto il fatto che l’attore, regista e produttore sostenne attivamente Franklin Delano Roosevelt, specialmente nella sua ultima campagna presidenziale, quella del 1944. Meno noto però, forse, è il fatto che i due erano in rapporti di confidenza, tanto che si scambiavano spesso telegrammi, che Welles viaggiò per un mese con Roosevelt, durante la campagna, non solo tenendo discorsi per lui ma anche scrivendone alcuni di quelli pronunciati dallo stesso presidente: i dettagli di questa vicenda sono raccontati da Erick Trickey in un articolo intitolato “FDR Had a Famous Ghostwriter: Orson Welles” e pubblicato sul magazine dello Smithsonian.

Citizen Kane«Per tutto l’autunno del 1944, Welles ha fatto della campagna per Roosvelt il suo lavoro a tempo pieno, lasciando sua moglie Rita Hayworth, che era incinta, a casa mentre lui viaggiava in treno e in aereo. Nei suoi discorsi alle manifestazioni e alla associazioni democratiche, attaccava i Repubblicani come plutocrati elitari, con lo stesso disprezzo rieservato al magnate dei media Randolph Hearst nel suo debutto da regista, Quarto Potere», scrive Trickey, notando che Welles ha spesso tenuto discorsi in prima persona per scaldare il pubblico prima del turno di FDR.

Il lavoro di Welles però consisteva anche nel consigliare il presidente su cosa dire nei suoi discorsi e nella stesura delle loro battute chiave: «Per tutto il 1944 si è incontrato spesso con Roosvelt alla Casa Bianca e viaggiando con lui sul treno utilizzato per la campagna. Secondo i suoi biografi, l’attore ha anche dato al presidente le idee per i suoi discorsi e anni dopo lo stesso Welles avrebbe detto di avere aiutato Roosvelt nella stesura dei suoi passaggi più celebri», prosegue Trickey. Il regista e attore ha anche raccontato agli stessi biografi di come il presidente gli chiedesse un feedback sul modo in cui aveva tenuto i discorsi: «L’ho detto bene? Come un vero attore?».

 

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