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65 anni fa il New York Times recensiva Il vecchio e il mare

Gli abbonati del New York Times, oltre a ricevere il giornale in versione digitale e cartacea, hanno a loro disposizione una vera e propria macchina del tempo. La sezione Times Machine permette di viaggiare nel passato, precisamente fino a 150 anni fa e cioè fino alle pagine del numero 1 del New York Daily Times uscito nelle edicole il 18 settembre 1851. Un viaggio emozionante, soprattutto quando ci si imbatte in fatti di cronaca che hanno cambiato la storia americana e mondiale o magari, come in questo caso, in recensioni di libri appena sfornati dalla stampa, che sono poi diventati pilastri fondamentali della storia della letteratura.

65 anni fa, Il 7 settembre 1952, un signore di nome Robert G. Davis, morto nel 1998 a 90 anni, critico letterario prolifico, professore d’Inglese prima allo Smith College di Northampton, poi a Harvard (tra i suoi studenti gente come Sylvia Plath, John Simon, Norman Mailer) e infine alla Columbia University (dove rimane per 20 anni), recensiva il nuovo libro di Ernest Hemingway. La recensione avrebbe dovuto essere di William Faulkner, che essendo il più acerrimo rivale letterario di Hemingway, declinò prontamente la proposta, per adulare il libro soltanto in seguito, sulla fascetta pubblicitaria di una rivista.

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La storia del «tragico pescatore», come lo definisce Davis nel titolo, ha fin da subito un successo enorme e vince il Premio Pulitzer. Un anno dopo, Hemingway riceverà il Nobel «per la padronanza dimostrata nell’arte della narrazione, recentemente dimostrata in Il vecchio e il mare, e per l’influenza esercitata sullo stile contemporaneo». Un capolavoro immediatamente riconosciuto, che è stato in grado di affascinare generazioni e generazioni con la sua forza ruvida, dinamica e irruente come un mare in burrasca, e che con tratti precisi ha saputo delineare un ritratto senza tempo, insieme crudele e compassionevole, dell’esperienza di un uomo che è tutti gli uomini. «Una storia raccontata superbamente, in cui Hemingway sfrutta appieno tutta la tecnica ottenuta in tanti anni di dura disciplina», così Davis definì un capolavoro che non dimostra affatto i suoi 65 anni di età.

 

Foto Getty.
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