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Da dove arriva la leggenda che masturbarsi fa diventare ciechi?

Tutti sanno che è una leggenda metropolitana vecchia quando il mondo e tutti sanno che è, beh, una leggenda metropolitana: masturbarsi fa diventare cieco. Ma da dove è nata, esattamente, questa diceria? Un articolo di Mel magazine fa luce sulla questione, ricostruendo come si è diffusa questa leggenda nel corso dei secoli. L’autore, Andrew Fiouzi, utilizza come fonte principale un classico della filologia, Le origini del pensiero europeo di Richard Broxton Onians, pubblicato in Italia da Adelphi. Uno dei primi documenti in cui si trova la storia della masturbazione che rende ciechi è un pamphlet inglese del Settecento, ispirato alle teorie di un teologo protestante morto qualche anno prima, l’olandese Balthasar Bekker: il documento, pubblicato nel 1712 con il titolo Onania: ovvero l’odioso peccato dell’autopolluzione e tutte le spaventose conseguenze per entrambi i sessi, sosteneva che masturbarsi comportava, sia per gli uomini che per le donne, gravi conseguenze psicofisiche, che poteva causare impotenza, gonorrea, epilessia, oltre che il calo della vista. Alla fine del Settecento, la teoria continuò a diffondersi grazie a (o per colpa di) un medico, lo svizzero Samuel-Auguste Tissot, che era convinto che la sessualità in genere, e la masturbazione in particolare, fosse la causa della debole vista dei suoi pazienti.

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L’idea alla sua base, però, è molto più antica, e risale addirittura ad Aristotele. Il celebre filosofo, come molti sanno, era convinto che il liquido seminale fosse dotato di una “forza attiva” (su questo si basava tra l’altro la sua teoria sull’inferiorità femminile: le donne non producono sperma, dunque non producono “forza attiva”), dunque ogni volta che un uomo si masturba perde una parte della sua forza attiva e rende il suo corpo più debole. Da notarsi però che la teoria di Aristotele può essere applicata solo alla masturbazione maschile, mentre Bekker e Tissot erano convinti che masturbarsi facesse diventare  ciechi tutti, uomini e donne.

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