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L’archivio delle ultime parole dei condannati a morte in Texas

Dal 1982 a oggi, il Texas ha giustiziato 538 persone, cioè quasi la metà di tutti gli Stati Uniti messi insieme (dal 1973 ci sono state 1390 esecuzioni). Il Dipartimento di giustizia criminale ha raccolto le ultime parole di ognuno di loro e le ha pubblicate online, catalogandole in una lista in cui compaiono nome, cognome, età, etnia, data dell’esecuzione e luogo di residenza. Come scrive The New Inquiry, il Texas è stato il primo stato a utilizzare l’iniezione letale nell’82, ed è, come già detto, quello che più di tutti ha fatto ricorso alle esecuzioni: dopo ci sono Virginia, Oklahoma e Florida. Le ultime parole dei condannati vengono pubblicate anche sul sito Goodbye, Warden che permette di leggerle in ordine sparso oppure di cercarle tramite parola chiave.

I sei termini più usati sono “amore”, “so”, “famiglia”, “grazie”, “scusa”, “voglio”: secondo Hannah Bowlus che le ha analizzate, la maggior parte chiede scusa ai propri cari, anche se in alcuni casi non è chiaro se si stia chiedendo perdono per i crimini commessi o per la sorte che hanno causato. Molti inmates però se la prendono anche con la giustizia, come Henry Porter, 45enne messicano che nel 1985 venne giustiziato per aver sparato, e ucciso, un poliziotto. Nei suoi ultimi minuti, Porter disse: «Quello che voglio che le persone sappiano è che loro mi chiamavano killer a sangue freddo per aver sparato a un uomo che mi aveva sparato per primo. Pago il fatto di essere messicano, e aver ucciso un poliziotto. […] Una vita di un messicano non vale niente».

Altri messaggi sono più brevi, come quello di Freddie Webb, messo a morte nel 1994, ed è semplicemente «pace», o come quello di Pedro Muniz nel 1998, che ha utilizzato le sue ultime parole per ribadire la sua innocenza, dicendo «voglio che tu sappia che non ho ucciso tua sorella. Se vuoi scoprire la verità, e la meriti, assumi un investigatore privato».

Immagini Getty Images.

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