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Il New York Times recensisce la porchetta, in Umbria

Capita con sempre maggiore frequenza di trovare prodotti della tradizione gastronomica nostrana nelle sezioni Food dei principali media internazionali: era successo di recente con la bagna cauda finita sul New York magazine, che avevamo trattato qui, e ora è la volta del New York Times, che ha inviato la reporter Julia Moskin a Porchettiamo, il festival annuale della porchetta che si tiene a San Terenziano, una frazione del comune di Gualdo Cattaneo in provincia di Perugia.

Dall’articolo scritto da Moskin risalta una fascinazione per la tradizione umbra, dove le note (a noi italiani, almeno) bellezze paesaggistiche della zona si mescolano ai riti di preparazione della porchetta, portati avanti da generazioni. «Per preparare la porchetta, un maiale intero viene disossato e sventrato, poi riempito di aglio ed erbe aromatiche, quindi arrostito finché la sua pelle non diventa croccante, succosa e follemente aromatizzata», scrive il Times, con una prosa quasi rapita dal fascino della preparazione di uno dei più comuni street food del nostro Paese.

«È un piatto semplice», si legge ancora, «non un capolavoro da macellaio professionale come i salami della vicina Norcia, ma stimola grandi passioni». Vengono poi citate e spiegate le varianti dell’approntamento del piatto: alcuni produttori abbondano con l’aglio e altri ne usano solo pizzichi; c’è chi mantiene il fegato del maiale intatto per esaltare il sapore, e chi lo considera alla stregua di un peccato imperdonabile; infine, qualcuno profuma la carne col prezzemolo, commettendo forse un peccato anche peggiore dalla prospettiva dei puristi ortodossi del finocchietto selvatico.

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