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I book club per gay come alternativa a Grindr

“Delete Grindr. Join Book Club.”, titola il New York magazine per introdurre un pezzo di Jason Chen che introduce un nuovo trend della comunità omosessuale newyorkese: conoscere persone non su Grindr e le altre app dedicate agli incontri, ma nel contesto di gruppi di lettura. «Ciò che chiamo “gay book club” ha alcuni ingredienti di importanza critica», scrive Chen, «amici gay che si piacciono ma non si vedono così spesso, uno spazio abbastanza confortevole da ospitare otto o più persone che parlano di libri e l’imprescindibile discussione improvvisata seguente, alcol a fiumi, e – questo è un fattore chiave – un po’ di volti nuovi per mantenere la cosa interessante».

San Francisco's North Beach Named One Of "Great Neighborhoods" Of U.S.

Erik, trentenne frequentatore del book club dell’autore dell’articolo, sottolinea la diversità degli approcci in un contesto «in cui la tua brillantezza e il tuo intelletto sono in mostra», anche perché – come nota invece lo stesso Chen – «sezionare un romanzo significa dare uno sguardo fugace alla vita interiore di una persona, dieci minuti dopo averla conosciuta». Ad esempio, Erik ricorda una discussione incentrata su un particolare personaggio, di cui un partecipante del club ha fornito un’opinione così insensibile da averlo fatto sentire profondamente distante da quella persona. Rivelando idee, prospettive e valori degli uomini che lo popolano, insomma, i book club sono, per il New York, «degli speed date di gruppo».

Per Garrett, designer venticinquenne, è stato vero l’opposto: non si sarebbe mai avvicinato alla persone che frequenta attualmente, se non avesse avuto idee così diverse dalle sue. «Come poteva la stessa storia causare in lui sentimenti così diversi? Le cose che odiava, erano ciò che io amavo. Questo mi ha portato a parlargli, e da lì è iniziato tutto». Tra l’altro, il codice accettato di questi luoghi di ritrovo è che la discussione delle opere è fatta, almeno in parte, di una certa carica erotica: sorridere, accennare un contatto visivo prolungato o ridere a una battuta sono segni di una vicinanza che vorrebbe, o potrebbe, diventare più che letteraria.

Immagini Getty Images
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