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Provare a essere ciechi, in realtà virtuale

Nel 1983 John Hull, un teologo australiano che aveva perso la vista, per sentirsi meno abbandonato a sé stesso decise di registrare una serie di audio-diari sulla sua condizione. Hull mise insieme oltre 16 ore di testimonianze e impressioni, ispirando il documentario Notes on Blindness, diretto da James Spinney e Peter Middleton, che ha avuto un’ottima accoglienza all’ultima edizione del Sundance Film Festival, dove è stato anche premiato.

Un progetto in realtà virtuale, promosso tra gli altri da Arte France, si è affiancato all’acclamato documentario: Notes on Blindness: Into Darkness consente al pubblico di accedere al mondo di John attraverso un video fruibile in prima persona, una testimonianza unica sulle percezioni che esistono «al di là della vista».

A guidare l’utente nella narrazione sono gli audio-diari originali del teologo: Notes on Blindness: Into Darkness usa una sofisticata animazione 3d a cui somma l’uso della registrazione binaurale (un metodo di registrazione tridimensionale dei suoni). Queste tecniche permettono di ricreare l’esperienza dell’essere ciechi: come scriveva Borges, d’altronde, «il mondo del cieco non è la notte che la gente crede. È un mondo fatto di nebbiolina, una nebbiolina verdognola o azzurrina e vagamente luminosa».

Il progetto Notes on Blindness: Into Darkness sarà nei cinema del Regno Unito a partire dal 24 giugno. Dal mese di luglio invece uscirà nelle sale britanniche anche il documentario originario Notes on Blindness.

In testata: un’immagine tratta da Notes on Blindness: Into Darkness.
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