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Da Mosca a Washington: era meglio la guerra fredda?

In Russia c’è Putin, che è accusato di avere manipolato le elezioni americane, di sostenere i movimenti populisti in tutta Europa e di diffondere fake news per ragioni politiche.  In America c’è Trump, che oltre a essere, beh, Trump, sembrava tutto contento di lavorare con Putin: «Andremo d’accorto», «andremo molto d’accordo», «Putin mi stima e disprezza Hillary», aveva detto. In tutto questo non è che Mosca e Washington vadano così d’accordo. Si stanno scontrando in Siria, dove il Cremlino sostiene Assad.  Poi ci sono le sanzioni, le espulsioni reciproche dei diplomatici, l’Iran e il Russiagate. A questo punto, la domanda sorge spontanea: era meglio la guerra fredda?

conversazioni estere

Ne parleremo mercoledì 25  alla Microsoft House di Milano, in un altro appuntamento di Conversazioni estere, un ciclo di aperitivi sui temi della politica estera di cui Studio è partner. L’incontro si svolgerà in due momenti. Nel primo, più strettamente politico, in cui interverranno l’ex sottosegretario di Stato americano Daniel Freed, l’analista russo Sergey Utkin, con contributi della saggista Anne Applebaum e di Kip Knight, consulente della Casa Bianca esperto di comunicazione e di fake news. In un secondo momento, dedicato al clima e all’industria culturali in Russia e in America, parleranno la scrittrice russa Lyudmila Ulitskaya, Francesco Guglieri e Andrea Tarabbia.

L’incontro sarà moderato da Anna Momigliano di Studio, Maria Serena Natale e Marilisa Palumbo del Corriere Corriere della Sera, e Paola Peduzzi del Foglio. Il ciclo Conversazioni estere è promosso da Microsoft e Corriere della Sera, con la collaborazione di Studio, Il Foglio, Radio Popolare e Fondazione Oasis. Ogni incontro parte da due città, mentre il nome della serie deriva dal fatto che è interamente gestito da giornaliste. Inoltre la serie è stata pensato anche come un percorso verso il premio Cutuli, assegnato ogni anno in onore dell’inviata del Corriere Maria Grazia Cutuli uccisa in Afghanistan.

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