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Il nuovo numero del New York sull’America di Obama

La copertina del nuovo numero del New York, nelle edicole americane da oggi, ritrae Barack Obama che guarda dalla finestra dello Studio ovale, affacciata sul parco della Casa Bianca. Lo strillo – «Hope, And What Came After» – introduce la storia di copertina: non un semplice bilancio degli otto anni dell’ultimo presidente, ma un viaggio di due quadrienni nell’America di Obama, vista attraverso le sue principali prospettive: la controversa questione degli assassini coi droni, la morte di Osama bin Laden, la liberalizzazione della marijuana, i fatti di Ferguson, la popolarizzazione degli smartphone, e molto altro.

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Il numero ha il respiro di un affresco storico-generazionale, e all’interno del magazine trovano spazio sessanta nomi conosciuti tra «protagonisti e osservatori» di questo periodo: Jonathan Chait intervista Obama – fotografato ad agosto da Dan Winters – sui suoi otto anni da commander-in-chief, Joe Biden scrive delle complicate negoziazioni sul tetto del debito americano, Andrew Sullivan si esprime sul «potere unificante dell’erba», il senatore e (fino a pochi mesi fa) candidato alla presidenza Bernie Sanders dice la sua sul «trionfo dell’oligarchia», l’ex procuratore generale Eric Holder racconta di quando è stato a Ferguson, Maureen O’Connor parla dell’avvento di Tinder e la voce dell’attivismo statunitense DeRay Mckesson fa il punto sul movimento Black Lives Matter.

Tutto attorno agli articoli del numero scorre una timeline che sottolinea gli eventi salienti di ognuno degli otto anni di Barack Obama a Washington.

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